« Ikea, togli dal tavolo la proposta sul premio e torniamo a trattare»

Il negoziato. Secondo l’azienda i sindacati si sono dichiarati “totalmente indisponibili”, ma la Cgil contesta questa accusa: “Pronti a confrontarci su tutto, tranne su un punto che riteniamo irricevibile”. Già proclamate 24 ore di sciopero

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 31/7/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 886 Viste

Non sarà un’estate di riposo, quella dei 6 mila dipen­denti Ikea. Le tute gial­lo­blu discu­te­ranno in assem­blea le pro­po­ste della mul­ti­na­zio­nale sve­dese, dopo che l’ultima trat­ta­tiva è sal­tata, e tor­ne­ranno a scio­pe­rare per 24 ore. L’azienda tiene il punto, e ha fatto sapere che il nego­ziato si è inter­rotto «per una totale indi­spo­ni­bi­lità del sin­da­cato di entrare nel merito dei temi posti al tavolo per la ricerca di solu­zioni con­di­vise». Accusa che Cgil, Cisl e Uil riman­dano al mit­tente: repli­cano che «il con­fronto resta in vita» e anzi la Cgil pre­cisa che su almeno due delle quat­tro pro­po­ste messe in campo dal gruppo dell’arredamento i sin­da­cati si erano detti pronti a trat­tare, e che sol­tanto una è e resta irricevibile.

In una nota det­ta­gliata, la mul­ti­na­zio­nale ha descritto la sua ricetta per un accordo, spie­gando che «già nell’incontro del 22 luglio Ikea, acco­gliendo le istanze del sin­da­cato, aveva rimo­du­lato le pro­prie pro­po­ste come segue: 1) T.I.M.E. (Tro­vare Insieme il Migliore Equi­li­brio), ovvero un inno­va­tivo sistema di gestione dei turni, che offre la pos­si­bi­lità ai col­la­bo­ra­tori di par­te­ci­pare alla scelta dei pro­pri orari di lavoro, con l’obiettivo di rag­giun­gere una migliore con­ci­lia­zione dei tempi di vita e lavoro; 2) un pre­mio azien­dale rimo­du­lato in due parti di cui una fissa assor­bi­bile e una parte che invece viene ero­gata a titolo di ade­sione al sistema di gestione dei turni inno­va­tivo di cui al modello T.I.M.E.».

E ancora: «3) una parte di retri­bu­zione varia­bile e legata a obiet­tivi di tipo eco­no­mico; 4) una mag­gio­ra­zione per il lavoro dome­ni­cale, uguale per tutti i col­la­bo­ra­tori, con per­cen­tuali che variano dal 40% al 70% in rela­zione al numero di dome­ni­che lavo­rate»; 5) una mag­gio­ra­zione per il lavoro festivo dal 50% al 70%in rela­zione al numero di gior­nate festive lavo­rate; 6) la dispo­ni­bi­lità di Ikea a miglio­rare l’attuale sistema di welfare».

«Con­te­stiamo asso­lu­ta­mente l’accusa che avremmo detto no su tutto — pro­te­sta Giu­liana Mesina, segre­ta­ria nazio­nale Fil­cams Cgil — Al tavolo con Ikea ci siamo detti dispo­ni­bili a trat­tare sul “Time” e sul pre­mio di par­te­ci­pa­zione varia­bile, lo One Ikea bonus pro­gram che l’azienda applica già in altri Paesi. Sulle dome­ni­che e festivi abbiamo detto che le cifre sono ancora troppo basse, ma che si può discu­tere per miglio­rarle. Abbiamo posto una sola pre­giu­di­ziale, chie­dendo che sia tolta dal tavolo la pro­po­sta sul pre­mio azien­dale. Si parla di 60 euro fissi già rico­no­sciuti nell’integrativo che Ikea ha disdetto uni­la­te­ral­mente, e che l’azienda per un verso vuole ren­dere varia­bili, ren­den­doli quindi più alea­tori, e per l’altro “assor­bi­bili” negli aumenti del con­tratto nazio­nale, quando e se mai ne siglerà uno. Si deve sapere infatti che è dal 2011 che Ikea non applica aumenti da con­tratto nazio­nale. Infine, que­sta voce incide solo per l’1,9% sul costo del lavoro. Noi siamo per tor­nare a trat­tare, ma su basi nuove, e pre­sto pre­sen­te­remo le nostre proposte».

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