Il taglio alla salute passa con la fiducia

Il governo forza la mano per l’ennesima volta: in questo caso è per decurtare di 2,3 miliardi il budget sanitario. Si ridurranno le prestazioni

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 29/7/2015 • Copertina, Salute & Politiche sanitarie • 724 Viste

Il decreto. Il governo forza la mano per l’ennesima volta: in questo caso è per decurtare di 2,3 miliardi il budget sanitario. Si ridurranno le prestazioni e i medici che «sgarrano» potranno essere sanzionati. I camici bianchi annunciano una protesta in autunno: «Non possiamo più fare da bancomat al governo: gli ospedali hanno già dato 31 miliardi in 5 anni»

Enne­sima riforma ini­qua, enne­sima fidu­cia. Anche in que­sta occa­sione, come era stato ad esem­pio con il Jobs Act (ma è già la qua­ran­ta­due­sima volta per il governo Renzi) il pre­mier e il Pd hanno impo­sto al Par­la­mento una acce­le­ra­zione e un aut aut: con 163 voti a favore, 111 con­trari e nes­sun aste­nuto il Senato ha appro­vato ieri la fidu­cia al Dl enti locali e ai suoi 2,3 miliardi di tagli alla sanità nel 2015 (il testo passa adesso alla Camera e dovrà essere appro­vato entro il 18 ago­sto). La mini­stra della Salute Bea­trice Loren­zin ha un bel dire che si tratta di «risparmi e non di tagli», ma decur­tare una cifra simile a un sistema già parec­chio mar­to­riato negli ultimi anni signi­fica di certo ridurre il diritto uni­ver­sale alle prestazioni.

Il taglio è pari esat­ta­mente a 2,352 miliardi di euro per il 2015 (e cifre ana­lo­ghe sono già pre­vi­ste per il 2016 e 2017) ed è stato inse­rito nel Dl enti locali gra­zie a un maxie­men­da­mento pre­sen­tato dal governo. Nel maxie­men­da­mento si dispone inol­tre che «con decreto del mini­stero della Salute da adot­tare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di con­ver­sione del pre­sente decreto, pre­via intesa» in sede di Con­fe­renza Stato-Regioni, sono indi­vi­duale le con­di­zioni di ero­ga­bi­lità e le indi­ca­zioni di appro­pria­tezza pre­scrit­tiva delle pre­sta­zioni di assi­stenza spe­cia­li­stica ambulatoriale».

In parole povere, sarà un ulte­riore decreto, emesso dal mini­stero della Salute, a sta­bi­lire quali pre­sta­zioni siano con­si­de­rate «appro­priate» e quindi pre­scri­vi­bili a seconda della pato­lo­gia da cui è affetto il paziente, e quali no: dive­nendo que­ste ultime a paga­mento. Il maxie­men­da­mento, viene sot­to­li­neato infatti da fonti par­la­men­tari, non entra nello spe­ci­fica defi­ni­zione dei nuovi cri­teri per l’appropriatezza delle pre­sta­zioni, disci­pli­nando solo che «le pre­sta­zione ero­gate al di fuori delle con­di­zioni di ero­ga­bi­lità pre­vi­ste dal decreto mini­ste­riale» citato (quello che verrà pro­dotto dalla mini­stra Loren­zin) «sono a totale carico dell’assistito».

E poi c’è il capi­tolo san­zioni, quelle che i medici dovranno subire se pre­scri­ve­ranno ricette non appro­priate: «In caso di com­por­ta­mento pre­scrit­tivo non con­forme alle con­di­zioni e alle indi­ca­zioni» che saranno disci­pli­nate dal decreto stesso «l’ente richiede al medico pre­scrit­tore le ragioni della man­cata osser­vanza delle pre­dette con­di­zioni e indi­ca­zioni» — recita il testo del maxie­men­da­mento — e, «in caso di man­cata rispo­sta o di giu­sti­fi­ca­zioni insuf­fi­cienti, l’ente adotta i prov­ve­di­menti di com­pe­tenza, appli­cando al medico pre­scrit­tore dipen­dente del ser­vi­zio sani­ta­rio nazio­nale (Ssn) una ridu­zione del trat­ta­mento eco­no­mico acces­so­rio, nel rispetto delle pro­ce­dure pre­vi­ste dal con­tratto col­let­tivo nazio­nale e dalla legi­sla­zione vigente».

Il medico potrà dun­que evi­tare le san­zioni se saprà moti­vare la pre­scri­zione: Bea­trice Loren­zin ha spie­gato che l’eccesso cau­te­la­tivo di ricette (quelle pre­scritte per evi­tare even­tuali denunce) costa al sistema sani­ta­rio nazio­nale «13 miliardi l’anno», e pro­prio per ten­dere una mano ai dot­tori la mini­stra ha annun­ciato «riforme ad hoc, volte ad atte­nuare l’effetto delle denunce».

Sem­pre in chiave di “ridu­zione degli spre­chi”, il maxie­men­da­mento pre­vede che l’Aifa (l’agenzia del far­maco) con­cluda «le pro­ce­dure di rine­go­zia­zione con le aziende far­ma­ceu­ti­che volte alla ridu­zione del prezzo di rim­borso dei medi­ci­nali a carico del Ssn sepa­rando i medi­ci­nali a bre­vetto sca­duto da quelli ancora sog­getti a tutela bre­vet­tuale» ovvero tra far­maci bran­ded e far­maci gene­rici equivalenti.

Ma nel Dl enti locali ci sono anche altre novità, a parte i tagli alla sanità: innan­zi­tutto per il pros­simo Giu­bi­leo. I pel­le­grini potranno sti­pu­lare una polizza assi­cu­ra­tiva spe­ciale, del valore di 50 euro, che garan­tirà loro l’accesso all’assistenza sani­ta­ria pub­blica. Ancora, è stata auto­riz­zata l’assunzione di 1.050 poli­ziotti, 1.050 cara­bi­nieri, 400 finan­zieri e 250 vigili del fuoco.

Anaao Asso­med, asso­cia­zione dei medici diri­genti, annun­cia una mobi­li­ta­zione in autunno: «Ancora una volta la sanità pub­blica verrà assunta a ban­co­mat del governo, anche se dal 2010 al 2014 ha già dato 31 miliardi di euro e nel Dl enti locali si pre­ve­dono tagli per ulte­riori 7 miliardi fino al 2017».

E non si atte­nua la pre­oc­cu­pa­zione delle Regioni, nono­stante il governo abbia spie­gato che i tagli ver­ranno sta­bi­liti insieme in Con­fe­renza Stato-Regioni, visto che — parola della mini­stra Loren­zin — non si tratta di altro che di una esten­sione del già con­cor­dato «Patto per la Salute».

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