Kiev, al bando ogni partito «comunista»

Ucraina. Dopo l’equiparazione tra nazismo e comunismo messe fuorilegge le opposizioni. E proprio ieri gli Stati uniti hanno concesso ai servizi di sicurezza ucraini aiuti per 200 milioni di dollari

Simone Pieranni, il manifesto redazione • 25/7/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 1021 Viste

Dopo l’equiparazione tra nazi­smo e comu­ni­smo — avve­nuta qual­che mese fa — e le tante minacce (e qual­che spran­gata e aggres­sione ai diri­gente del locale par­tito comu­ni­sta ucraino) è arri­vata l’ufficialità: il demo­cra­tico governo ucraino, gui­dato dall’oligarca Poro­shenko e appog­giato da Uione euro­pea (Ita­lia com­presa), gli Stati uniti e la Nato (Ita­lia com­presa, ancora), ha ban­dito dalla vita poli­tica ogni forma di orga­niz­za­zione poli­tica che abbia un qual­si­vo­glia rimando alla sto­ria del comunismo.

In par­ti­co­lare, come spe­ci­fi­cato dal mini­stro della giu­sti­zia di Kiev, Pavlo Petrenko, che ha siglato tre decreti per ban­dire i tre par­titi di matrice comu­ni­sta, sono da con­si­de­rarsi ille­gali: il par­tito comu­ni­sta d’Ucraina (la prin­ci­pale forza poli­tica di estrema sini­stra), il par­tito comu­ni­sta rin­no­vato e il par­tito comu­ni­sta dei lavo­ra­tori e dei contadini.

«In seguito all’approvazione delle leggi di deco­mu­ni­stiz­za­zione — ha spie­gato il mini­stro — è stata for­mata una com­mis­sione che ha pas­sato un mese a con­trol­lare i tre par­titi comu­ni­sti in Ucraina. In base alle con­clu­sioni della com­mis­sione — ha pro­se­guito Petrenko — ho fir­mato i tre decreti con­fer­mando che le atti­vità, la deno­mi­na­zione, i sim­boli, gli sta­tuti e i pro­grammi dei par­titi comu­ni­sti non rispon­de­vano ai requi­siti della parte 2 dell’articolo 3 della legge “Sulla con­danna dei regimi tota­li­tari comu­ni­sta e nazio­nal­so­cia­li­sta in Ucraina e il divieto di pro­pa­ganda dei loro simboli”».

Il par­tito comu­ni­sta, alleato del par­tito delle Regioni del depo­sto pre­si­dente filo­russo Vik­tor Yanu­ko­vich, alle par­la­men­tari di tre anni fa aveva otte­nuto il 13% dei voti, ma in quelle dello scorso anno aveva subito una scon­fitta elet­to­rale — a causa delle situa­zioni di dif­fi­coltà in cui si era tro­vato ad ope­rare — rac­co­gliendo meno del 4% dei suf­fragi (la soglia di sbar­ra­mento è del 5%). Il lea­der del par­tito comu­ni­sta russo, Ghen­nadi Ziu­ga­nov, ha defi­nito la deci­sione delle auto­rità ucraine «una rap­pre­sa­glia con­tro gli oppo­si­tori poli­tici». Il par­tito comu­ni­sta ucraino — pro­prio ieri — ha annun­ciato invece che par­te­ci­perà alle ele­zioni locali fis­sate per il 25 otto­bre nono­stante il bando.

Lo ha spe­ci­fi­cato il lea­der dei comu­ni­sti ucraini, Petro Simo­nenko, sfi­dando così il mini­stro di gra­zia e giu­sti­zia di Kiev.

Qual­siasi sia il giu­di­zio e la vici­nanza che si può avere o meno con il par­tito comu­ni­sta ucraino, la scelta del governo di Kiev, osan­nato come la rispo­sta demo­cra­tica all’autoritario Putin, non si può dire vada incon­tro alle più sem­plice regole demo­cra­ti­che. Esclu­dere un par­tito di oppo­si­zione non pare possa rien­trare nel «vade­me­cum demo­cra­tico» caro a Ue e Stati uniti, ma in Ucraina evi­den­te­mente certe atten­zioni ven­gono meno.

Il paese con­ti­nua il suo per­corso verso una ripro­po­si­zione di anti­chi schemi, con un oli­garca, e la sua cricca, a gui­dare le deci­sioni eco­no­mi­che, basan­dosi anche sugli aiuti di Europa e Usa, pre­oc­cu­pati di quanto accade nell’est del paese.

E pro­prio ieri gli Stati uniti hanno con­cesso ai ser­vizi di sicu­rezza ucraini aiuti per 200 milioni di dol­lari. Lo ha reso noto l’attivissimo — fin dalla Maj­dan, guarda il caso — amba­scia­tore Usa in Ucraina Geof­frey Pyatt pre­ci­sando che si tratta di finan­zia­menti per eser­ci­ta­zioni, equi­pag­gia­menti e mate­riale sani­ta­rio. C’è da chie­dersi se que­sto mate­riale verrà usato dall’esercito in ope­ra­zioni con­tro i sepa­ra­ti­sti o per cer­care di tenere a freno le forze para­mi­li­tari neo­na­zi­ste che anche recen­te­mente hanno finito per scon­trarsi con la poli­zia nazionale.

A Set­tore Destro e com­pa­gnia, Poro­shenko ha dap­prima con­cesso mano libera, fin­gen­dosi uomo di pace, salvo poi dover cor­rere ai ripari, una volta accor­tosi che i bat­ta­glioni ave­vano rag­giunto una forza nume­rica ed eco­no­mia deci­sa­mente rile­vante. E quanto sta acca­dendo a Kiev — una vera e pro­pria prova di forza tra governo e para­mi­li­tari — non è una par­tita conclusa.

Ana­lo­ga­mente non si sono fer­mati, nono­stante i pro­clami dei «Nor­manni» e le esal­ta­zioni di Minsk 2 i com­bat­ti­menti nell’est del paese. Ieri secondo Kiev, due sol­dati sono stati uccisi in uno scon­tro a fuoco nelle regioni con­trol­late dai separatisti.

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