Kiev, al bando ogni partito «comunista»

Kiev, al bando ogni partito «comunista»

Dopo l’equiparazione tra nazi­smo e comu­ni­smo — avve­nuta qual­che mese fa — e le tante minacce (e qual­che spran­gata e aggres­sione ai diri­gente del locale par­tito comu­ni­sta ucraino) è arri­vata l’ufficialità: il demo­cra­tico governo ucraino, gui­dato dall’oligarca Poro­shenko e appog­giato da Uione euro­pea (Ita­lia com­presa), gli Stati uniti e la Nato (Ita­lia com­presa, ancora), ha ban­dito dalla vita poli­tica ogni forma di orga­niz­za­zione poli­tica che abbia un qual­si­vo­glia rimando alla sto­ria del comunismo.

In par­ti­co­lare, come spe­ci­fi­cato dal mini­stro della giu­sti­zia di Kiev, Pavlo Petrenko, che ha siglato tre decreti per ban­dire i tre par­titi di matrice comu­ni­sta, sono da con­si­de­rarsi ille­gali: il par­tito comu­ni­sta d’Ucraina (la prin­ci­pale forza poli­tica di estrema sini­stra), il par­tito comu­ni­sta rin­no­vato e il par­tito comu­ni­sta dei lavo­ra­tori e dei contadini.

«In seguito all’approvazione delle leggi di deco­mu­ni­stiz­za­zione — ha spie­gato il mini­stro — è stata for­mata una com­mis­sione che ha pas­sato un mese a con­trol­lare i tre par­titi comu­ni­sti in Ucraina. In base alle con­clu­sioni della com­mis­sione — ha pro­se­guito Petrenko — ho fir­mato i tre decreti con­fer­mando che le atti­vità, la deno­mi­na­zione, i sim­boli, gli sta­tuti e i pro­grammi dei par­titi comu­ni­sti non rispon­de­vano ai requi­siti della parte 2 dell’articolo 3 della legge “Sulla con­danna dei regimi tota­li­tari comu­ni­sta e nazio­nal­so­cia­li­sta in Ucraina e il divieto di pro­pa­ganda dei loro simboli”».

Il par­tito comu­ni­sta, alleato del par­tito delle Regioni del depo­sto pre­si­dente filo­russo Vik­tor Yanu­ko­vich, alle par­la­men­tari di tre anni fa aveva otte­nuto il 13% dei voti, ma in quelle dello scorso anno aveva subito una scon­fitta elet­to­rale — a causa delle situa­zioni di dif­fi­coltà in cui si era tro­vato ad ope­rare — rac­co­gliendo meno del 4% dei suf­fragi (la soglia di sbar­ra­mento è del 5%). Il lea­der del par­tito comu­ni­sta russo, Ghen­nadi Ziu­ga­nov, ha defi­nito la deci­sione delle auto­rità ucraine «una rap­pre­sa­glia con­tro gli oppo­si­tori poli­tici». Il par­tito comu­ni­sta ucraino — pro­prio ieri — ha annun­ciato invece che par­te­ci­perà alle ele­zioni locali fis­sate per il 25 otto­bre nono­stante il bando.

Lo ha spe­ci­fi­cato il lea­der dei comu­ni­sti ucraini, Petro Simo­nenko, sfi­dando così il mini­stro di gra­zia e giu­sti­zia di Kiev.

Qual­siasi sia il giu­di­zio e la vici­nanza che si può avere o meno con il par­tito comu­ni­sta ucraino, la scelta del governo di Kiev, osan­nato come la rispo­sta demo­cra­tica all’autoritario Putin, non si può dire vada incon­tro alle più sem­plice regole demo­cra­ti­che. Esclu­dere un par­tito di oppo­si­zione non pare possa rien­trare nel «vade­me­cum demo­cra­tico» caro a Ue e Stati uniti, ma in Ucraina evi­den­te­mente certe atten­zioni ven­gono meno.

Il paese con­ti­nua il suo per­corso verso una ripro­po­si­zione di anti­chi schemi, con un oli­garca, e la sua cricca, a gui­dare le deci­sioni eco­no­mi­che, basan­dosi anche sugli aiuti di Europa e Usa, pre­oc­cu­pati di quanto accade nell’est del paese.

E pro­prio ieri gli Stati uniti hanno con­cesso ai ser­vizi di sicu­rezza ucraini aiuti per 200 milioni di dol­lari. Lo ha reso noto l’attivissimo — fin dalla Maj­dan, guarda il caso — amba­scia­tore Usa in Ucraina Geof­frey Pyatt pre­ci­sando che si tratta di finan­zia­menti per eser­ci­ta­zioni, equi­pag­gia­menti e mate­riale sani­ta­rio. C’è da chie­dersi se que­sto mate­riale verrà usato dall’esercito in ope­ra­zioni con­tro i sepa­ra­ti­sti o per cer­care di tenere a freno le forze para­mi­li­tari neo­na­zi­ste che anche recen­te­mente hanno finito per scon­trarsi con la poli­zia nazionale.

A Set­tore Destro e com­pa­gnia, Poro­shenko ha dap­prima con­cesso mano libera, fin­gen­dosi uomo di pace, salvo poi dover cor­rere ai ripari, una volta accor­tosi che i bat­ta­glioni ave­vano rag­giunto una forza nume­rica ed eco­no­mia deci­sa­mente rile­vante. E quanto sta acca­dendo a Kiev — una vera e pro­pria prova di forza tra governo e para­mi­li­tari — non è una par­tita conclusa.

Ana­lo­ga­mente non si sono fer­mati, nono­stante i pro­clami dei «Nor­manni» e le esal­ta­zioni di Minsk 2 i com­bat­ti­menti nell’est del paese. Ieri secondo Kiev, due sol­dati sono stati uccisi in uno scon­tro a fuoco nelle regioni con­trol­late dai separatisti.



Related Articles

Con Alexis Tsipras, oltre la rabbia, oltre la paura

Il testo del discorso di Barbara Spinelli alla manifestazione della lista Tsipras in piazza Maggiore a Bologna

2016-2020. Giulio Regeni, quattro anni senza verità. «Ritirare l’ambasciatore»

Si attendono sviluppi dall’incontro tra team investigativi tenutosi al Cairo. Ma da al Sisi arrivano sempre le stesse scuse

Il «brillante leader» Kim. I segreti dello sciamano tra lager e faide cruente

L’uomo forte di Pyongyang Kim Jong-un resta un mistero impenetrabile

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment