Radicali e antiproibizionisti ai tavoli degli Stati gene­rali sul carcere

Giustizia. Orlando agli esperti: «Ma fate presto, c’è poco tempo»

Eleonora Martini, il manifesto redazione • 2/7/2015 • Carcere & Giustizia, Copertina • 883 Viste

A coor­di­nare il tavolo che si occu­perà dell’affettività in car­cere e della ter­ri­to­ria­liz­za­zione della pena, c’è la radi­cale Rita Ber­nar­dini. Men­tre quello sulla mino­rità sociale, la vul­ne­ra­bi­lità e le dipen­denze è stato affi­dato alla super­vi­sione di Gra­zia Zuffa, com­po­nente del comi­tato nazio­nale per la Bio­e­tica e diret­trice di Fuo?ri?luogo?.it. E se il pre­si­dente del Con­si­glio euro­peo per la coo­pe­ra­zione nell’esecuzione penale, Mauro Palma, diri­gerà i lavori del tavolo su istru­zione, cul­tura e sport, Franco Mai­sto, pre­si­dente del Tri­bu­nale di sor­ve­glianza di Bolo­gna, farà altret­tanto sulla salute e il disa­gio psi­chico die­tro le sbarre.

Nomi di spicco che danno il segno di una “svolta”, per i 18 tavoli tema­tici degli Stati gene­rali del car­cere che ieri hanno aperto i lavori e attorno ai quali il mini­stro di Giu­sti­zia Andrea Orlando ha riu­nito circa due­cento esperti, tra avvo­cati, magi­strati, docenti uni­ver­si­tari, ope­ra­tori peni­ten­ziari e sani­tari, assi­stenti sociali, volon­tari, rap­pre­sen­tanti della cul­tura e dell’associazionismo civile, garanti delle per­sone pri­vate di libertà e dete­nuti stessi.

Le linee di azione gene­rali su cui lavo­rare per arri­vare a novem­bre a tirare le somme sullo stato attuale delle car­ceri ita­liane e sulle pos­si­bili solu­zioni ai vari e cro­nici pro­blemi che le atta­na­gliano, sono state pre­di­spo­ste dal Comi­tato scien­ti­fico pre­sie­duto dal pro­fes­sor Glauco Gio­stra e al quale sie­dono, tra gli altri e oltre allo stesso Mauro Palma, anche don Luigi Ciotti e Vla­di­miro Zagre­bel­sky, già giu­dice della Corte euro­pea dei diritti umani. Tutti al lavoro a titolo gratuito.

Ieri, durante la prima riu­nione dei coor­di­na­tori nella Sala Liva­tino di via Are­nula il Guar­da­si­gilli l’ha defi­nita, a ragione, «la scom­messa poli­tica più rile­vante che que­sto mini­stero rea­liz­zerà nel corso del 2015».

L’attuale modello del nostro sistema car­ce­ra­rio, ha detto Orlando, costa «ogni anno circa 3 miliardi di euro e pro­duce un tasso di reci­diva tra i più alti d’Europa; invece di pro­durre un più alto livello di sicu­rezza sociale rischia di diven­tare un mol­ti­pli­ca­tore di insi­cu­rezza». È evi­dente quindi che «la strada intra­presa è sbagliata».

Gli obiet­tivi, per il mini­stro, sono due: «Ali­men­tare e soste­nere l’elaborazione scien­ti­fica, nor­ma­tiva e orga­niz­za­tiva neces­sa­ria al cam­bia­mento e al con­tempo pro­muo­vere una mobi­li­ta­zione cul­tu­rale in grado di inci­dere pro­fon­da­mente sulla per­ce­zione col­let­tiva dei temi della pena e del car­cere che spesso si pre­stano a impro­prie sem­pli­fi­ca­zioni e usi stru­men­tali». A tal fine gli esperti rac­co­glie­ranno con­tri­buti e rifles­sioni anche in vista dell’iter della delega per la riforma dell’ordinamento peni­ten­zia­rio con­te­nuta nel ddl sul penale.

«La scelta di un per­corso aperto è oggi pos­si­bile per­ché la situa­zione delle car­ceri non è più esplo­siva dal punto di vista del sovraf­fol­la­mento. Allora una discus­sione sulla fina­lità e sul senso della pena sarebbe stata sur­reale», ha affer­mato Orlando rivol­gen­dosi in par­ti­co­lare a Rita Ber­nar­dini, rima­sta da sola insieme a Marco Pan­nella e ai Radi­cali a denun­ciare l’ancora dram­ma­tica con­di­zione penitenziaria.

«Ma vi prego, è molto impor­tante che rispet­tiate i tempi che ci siamo dati per con­se­gnare i lavori per­ché siamo nell’epoca dell’incertezza», ha aggiunto il mini­stro del governo Renzi rife­ren­dosi ai sei mesi che sono il ter­mine ultimo con­cesso per ulti­mare gli Stati gene­rali del car­cere. «Sap­piamo — ha con­cluso — che fino ad un certo periodo c’è la cer­tezza di poter lavo­rare, più avanti non è detto».

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