Renzi con Angela per archiviare Tsipras “Errore referendum”

Renzi con Angela per archiviare Tsipras “Errore referendum”

BERLINO . La foto di qualche giorno fa, Matteo Renzi con Alexis Tsipras sotto braccio, è già sbiadita. Il premier greco non è più un interlocutore credibile per le cancellerie europee, di certo non lo è per quella tedesca e per quella italiana.
L’ultima “offerta” di Atene è stata ritenuta poco più che un bluff. «A questo punto non resta altro da fare che attendere il referendum di domenica e confidare in un voto saggio del popolo greco», si sono detti Angela Merkel e Matteo Renzi nel faccia a faccia durato circa 45 minuti nella sede della Cancelleria di Berlino.
Sulla crisi, la linea è convergente. Puntare sul referendum, attendere ormai domenica, scommettere su una sconfitta di Tsipras e sul fallimento di Syriza. E dopo? Ecco, è su lunedì che nel loro colloquio Renzi e Merkel hanno acceso i riflettori. Le speranze, «per aiutare il popolo greco» e sottrarlo alla forza antieuropeista che lo governa, sono puntate sulla nascita di un governo di unità, meglio, di salvezza nazionale. E con quello avviare poi una trattativa più seria e soprattutto rigorosa per recuperare l’indebitamento, spalmarlo negli anni, ma con tanto di riforme da mettere nero su bianco.
Renzi è quasi sprezzante quando taglia corto sulle ultime mosse di Atene. Grecia, certo, «ma ci sono altri 27paesi in Europa, speriamo si finisca presto di parlarne per occuparci di economia europea». Quasi con distacco: «Capisco l’attenzione per la situazione greca, ma sono un pochino più preoccupato per il terrorismo, la vera questione in Europa è la crescita per tutti, non l’iva delle isole greche».
Come la pensasse sul referendum indetto dal collega greco Renzi lo aveva detto in mattinata anche davanti alle centinaia di studenti e decine di docenti della prestigiosa Humboldt Univesitat. Tempio del pensiero politico e della dottrina europeista, dove Albert Einstein ha studiato e dove Marx e Marcuse hanno insegnato: prima di lui, Giorgio Napolitano nel 2010 tra i pochissimi italiani invitati a parlare.
Il presidente del Consiglio tiene una lectio sul “Ritorno al futuro” dell’Europa che deve abbattere «il muro della paura », ritrovare coraggio e identità, farsi carico del dramma dell’immigrazione, «superare il regime di austerity che forse avrà fatto bene alla Germania ma non agli altri», «trovare una terza via tra irresponsabilità e austerity».
E proprio da quella tribuna punta l’indice su Atene. Il referendum indetto lo ritiene un errore, «anzi un azzardo», ma va rispettato, come si diranno da lì a qualche ora con la Merkel. Guai a fare campagna per il sì come qualcuno (leggi Juncker) si è sbilanciato a fare. Sarebbe «un regalo a Syriza». E poi rincara, al fianco della Cancelliera: «Non possiamo fare la guerra all’evasione e poi non far pagare le tasse agli armatori greci, non possiamo tagliare le baby pensioni in Italia, come abbiamo fatto, per mantenerle ad Atene: le regole in una comunità vanno rispettate, da parte di tutti».
Da Roma Massimo D’Alema puntualizza: «Dice bene Renzi, ora basta austerità o il malato muore. Ma i soldi che l’Ue ha dato alla Grecia, 220 miliardi, sono stati destinati non a pagare le pensioni dei greci ma le banche tedesche e francesi». L’assemblea dei deputati pd svolta nel pomeriggio è un catino in ebollizione, si schiera per la trattativa coi greci e Alfredo D’Attorre attacca il governo per la linea dura.
Lontano da lì, Frau Merkel nella conferenza stampa con Renzi («Mi spiace, qui non ho il David alle spalle come nell’ultimo vertice a Firenze, solo una parete blu» ha scherzato) mette l’Italia in contrapposizione al fanalino di coda greco: «La Grecia faccia le riforme come le ha fatte l’Italia, il vostro programma è importante, impressionante, come il jobs act. Le prospettive per la crescita in Italia sono buone e la direzione è giusta ».
Musica per le orecchie del premier che parla di «Italia ripartita », addirittura che «corre » con l’obiettivo di «superare la Germania».
All’università di Berlino Renzi incassa encomi e grandi aperture di credito, applaudito dagli studenti quando parla di una «Europa che per come è stata pensata finora ha fallito». Accanto alla Merkel più tardi riconoscerà: «Io e Angela non abbiamo le stesse idee su tutto, ma è la democrazia bellezza».
Prima di raggiungerla in Cancelleria aveva fatto un blitz all’azienda Chemie Berlin Menarini, alla periferia di Berlino, esempio di alleanza italo-tedesca (con radici fiorentine), alla faccia dei «tanti gufi italiani».
A Roma, a sorpresa anche Berlusconi prende le distanze da alcuni dei sui (da Brunetta alla Santanché) e attacca Tsipras, espressione della «sinistra peggiore, un mix di ideologia e di demagogia anticapitalista dagli effetti disastrosi». L’Europa, scrive l’ex premier in una lettera al Giornale, tuttavia «non può permettersi di perdere la Grecia».


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