Syriza va a tutto Varoufakis

Syriza va a tutto Varoufakis

Supe­rato in piena notte, dopo dodici ore di discus­sione in aula e con corol­la­rio di pro­te­ste di dipen­denti pub­blici e qual­che molo­tov anta­go­ni­sta in piazza Syn­tagma, il secondo “crash test”, Ale­xis Tsi­pras guarda al pros­simo obiet­tivo: por­tare a casa il terzo pac­chetto di aiuti, un piano da 86 miliardi in tre anni che dovrà ser­vire a rim­bor­sare i debiti ma pure per fare qual­che inve­sti­mento in grado di rilan­ciare l’economia.

Già oggi pren­de­ranno il via i nego­ziati con gli emis­sari della troika, pun­tual­mente arri­vati ad Atene. La dead­line è il 18 ago­sto, dopo­di­ché l’accordo dovrà finire al vaglio di Com­mis­sione euro­pea, Bce e Fmi per essere appro­vato entro il 20 ago­sto, quando sca­drà una nuova maxi-rata di rim­borsi (3,2 miliardi di euro) alla Banca cen­trale euro­pea. Que­sta la road map isti­tu­zio­nale per arri­vare a set­tem­bre con le ban­che a pieno regime e senza rischi di default, e pas­sare così alla fase 2: il «pro­cesso col­let­tivo» all’interno di Syriza, attra­verso il con­gresso forse più dif­fi­cile della sua breve esi­stenza, e il pro­ba­bile voto anti­ci­pato, a meno che non rie­sca l’impresa di una riap­pa­ci­fi­ca­zione fra le due anime del partito.

Il voto di ieri notte non ha cam­biato sostan­zia­le­mente gli equi­li­bri par­la­men­tari ma ha fatto regi­strare una novità: il sì del grande oppo­si­tore Yan­nis Varou­fa­kis. L’ex mini­stro delle Finanze l’ha moti­vato in que­sto modo, ieri mat­tina, sul sito the­pres­spro­ject: «Nono­stante il disac­cordo per le scelte dopo il refe­ren­dum, il mio obiet­tivo è man­te­nere l’unità di Syriza e sup­por­tare Tsi­pras e Tsa­ka­lo­tos. Per que­sto ho votato a favore di misure che io stesso avevo pro­po­sto, sia pure in un cir­co­stanze e con­di­zioni radi­cal­mente diverse». Varou­fa­kis è «con­vinto che l’accordo è desti­nato a fal­lire», «ma appog­gio i com­pa­gni che spe­rano di gua­da­gnare tempo, in modo che, insieme e uniti, pos­siamo pia­ni­fi­care la nuova resi­stenza all’autoritarismo euro­peo». Pro­ba­bil­mente, l’economista che ha con­dotto con il pre­mier i primi cin­que mesi di trat­ta­tive si è voluto distin­guere dalla sini­stra interna (che durante le trat­ta­tive con i cre­di­tori ne aveva cri­ti­cato l’operato) e far capire che la sua bat­ta­glia sarà den­tro il par­tito e non alla testa di nuove formazioni.

Rimane il  muro con­tro muro invece con la sini­stra del par­tito, gui­data dall’ex mini­stro dell’Energia Pana­gio­tis Lafa­za­nis e dalla pre­si­dente del Par­la­mento Zoe Kon­stan­to­pou­lou. Quest’ultima è stata ancora una volta duris­sima con­tro il governo, in aula e attra­verso una let­tera al Pre­si­dente della Repub­blica Pro­ko­pis Pavlo­pou­los (per que­sto ieri mat­tina Tsi­pras l’ha con­vo­cata al Megaro Maxi­mou, entrambi all’uscita hanno par­lato di discus­sione «franca» ma senza che, come si pen­sava, Kon­stan­to­pou­lou ras­se­gnasse le dimis­sioni): in 31 hanno votato no (gli stessi di una set­ti­mana fa) e altri 5 si sono aste­nuti dicendo «pre­sente» al momento della chia­mata. In totale sono stati 36 i voti con­trari pro­ve­nienti dalle fila di Syriza, con­tro i 39 della scorsa set­ti­mana, nono­stante lo stral­cio delle pen­sioni. Nono­stante il recu­pero di qual­che dis­sen­ziente, rimane il pro­blema di un governo di mino­ranza, con pochis­simi voti sopra la soglia minima dei 120 voti (ieri sono stati 125 all’approvazione della riforma della giu­sti­zia e 130 a quella della diret­tiva sulle ban­che, con­tro i 123 della scorsa set­ti­mana) e   sog­getto ai ricatti dell’opposizione che, com’è acca­duto con la riforma del regime fiscale per gli agri­col­tori, ha in que­sto momento una forte pos­si­bi­lità di condizionamento.

Da oggi la prio­rità del pre­mier torna a essere però l’Europa. Lo ha spie­gato la loquace por­ta­voce Olga Gero­va­sili: «D’ora in poi il governo con­cen­trerà tutta la sua atten­zione sui nego­ziati per com­ple­tare l’accordo». Il governo ha smen­tito le indi­scre­zioni secondo le quali dalle isti­tu­zioni sarebbe arri­vata la richie­sta di «nuovi pre­re­qui­siti» per comin­ciare le trat­ta­tive. Solo il Fmi ha fatto sapere che per sedersi di nuovo al tavolo è neces­sa­rio che Atene attui le riforme impo­ste men­tre, sul ver­sante euro­peo, chiede «impe­gni con­creti e spe­ci­fici sul fronte della ristrut­tu­ra­zione del debito». Quanto ai dis­sen­zienti, Gero­va­sili ha ammesso che «la spac­ca­tura den­tro Syriza è chiara», ma si tratta di «un pro­blema poli­tico che deve affron­tare il par­tito» e non l’esecutivo.

Sul fronte interno, le pros­sime misure del governo riguar­de­ranno la cor­ru­zione e l’evasione fiscale, non­ché la rego­la­men­ta­zione delle fre­quenze tele­vi­sive. Ieri il Cen­tro di con­trollo dei con­tri­buenti con grandi patri­moni (Kefo­mep), un nuovo ente isti­tuito dall’Agenzia delle entrate elle­nica (quando era gui­data dall’attuale vice­mi­ni­stro delle Finanze Tri­fon Ale­xia­dis, suben­trato alla dimis­sio­na­ria ribelle Nadia Vala­vani) per dare la cac­cia agli eva­sori, ha fatto sapere che ogni giorno l’Ufficio delle impo­ste con­gela una media di venti conti cor­renti ban­cari di per­sone che hanno inviato più di 100 mila euro all’estero o ese­guito ope­ra­zioni irre­go­lari per un importo supe­riore a 300 mila euro. Il Kefo­mep ha bloc­cato 410 conti di medici e 210 di avvo­cati che non ave­vano dichia­rati red­diti pro­por­zio­nati. In tutto sono stati con­ge­lati 45 milioni di euro, non­ché altri 253 milioni pro­ve­nienti da grandi imprese. È l’inizio di una bat­ta­glia che si annun­cia lunga e dura.



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