Atene-Berlino, linee roventi

Grecia. Il Parlamento greco convocato d’urgenza per approvare in 24 ore le 385 pagine del nuovo Memorandum. Tsipras punta su 35 miliardi per far ripartire l’economia. Ma Merkel frena e i due leader litigano al telefono

Angelo Mastrandrea, il manifesto redazione • 13/8/2015 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 818 Viste

Tre­cen­tot­tan­ta­cin­que pagine dense di avanzi pri­mari, riforme da rea­liz­zare e altri obiet­tivi da rag­giun­gere. È il risul­tato dell’accordo-lampo siglato dal governo greco con i tec­nici dell’ex troika e che il Par­la­mento è chia­mato a votare in appena 24 ore, su richie­sta del pre­mier Ale­xis Tsi­pras che ha un’unica carta da gio­carsi per uscire vin­ci­tore dalla bat­ta­glia per man­te­nere la Gre­cia in Europa e allo stesso tempo avere ragione della sini­stra interna: por­tare a casa un accordo pieno prima del con­gresso di Syriza pre­vi­sto a set­tem­bre e far pio­vere sulla Gre­cia un bel po’ di quat­trini per sti­mo­lare la cre­scita e uscire dalle sec­che in cui è ripiom­bata l’economia (le stime dif­fuse ieri par­lano di una con­tra­zione del 2,3 per cento del Pil). Il resto saranno misure pesanti, in molti casi agli anti­podi rispetto a quel pro­gramma di Salo­nicco sban­die­rato in cam­pa­gna elet­to­rale come la Bib­bia della rina­scita elle­nica, atte­nuate dalla poli­tica delle «com­pen­sa­zioni» del governo greco, che punta a far pagare il più pos­si­bile chi finora non è stato toc­cato dalla crisi e a moder­niz­zare il Paese com­bat­tendo cor­ru­zione ed eva­sione fiscale.

Tsi­pras fa sfog­gio di otti­mi­smo e mette in luce i punti forti e le novità dell’accordo: lo sconto sostan­ziale sull’avanzo pri­ma­rio, innan­zi­tutto, che con­sen­tirà di rispar­miare una ven­tina di miliardi di ulte­riori misure; la pos­si­bi­lità di rica­pi­ta­liz­zare imme­dia­ta­mente le ban­che evi­tando un col­lasso siste­mico; i 35 miliardi del “piano Junc­ker” (finora solo sban­die­rati, per la verità), ai quali acce­dere in via prio­ri­ta­ria. Insomma soldi, tanti, per miti­gare gli effetti dell’austerità impo­sta da Bru­xel­les e qual­che dif­fe­renza sostan­ziale rispetto ai pre­ce­denti Memo­ran­dum, a comin­ciare dal fatto che ad esso si appli­che­ranno le norme euro­pee e non quelle inglesi. Inol­tre, sul piano sociale si sot­to­li­nea come ver­ranno man­te­nuti il blocco degli sfratti per le prime case e la pos­si­bi­lità di rateiz­zare con una dila­zione lunga le bol­lette non pagate. Non dovreb­bero essere toc­cate nep­pure pen­sioni e salari, men­tre più nebu­losa è la par­tita del lavoro, sul quale pende la spada di Damo­cle della richie­sta, con­te­nuta nell’accordo di luglio, dei licen­zia­menti col­let­tivi. Ma su que­sto tema il piatto forte sarebbe l’introduzione di un sala­rio minimo. Un altro punto caldo riguarda le pri­va­tiz­za­zioni, dove la Gre­cia rischia di diven­tare terra di con­qui­sta. Nell’ultimo Memo­ran­dum, ad esem­pio, la Fra­port, com­pa­gnia tede­sca che gesti­sce l’aeroporto di Fran­co­forte, era in pole posi­tion per rile­vare la gestione di quat­tor­dici scali greci (a par­tire da quelli di Atene e Salo­nicco). Cosa acca­drà ora?

In ogni modo, una volta appro­vato l’accordo dal Par­la­mento, dopo una mara­tona che dovrebbe con­clu­dersi entro domat­tina (dove andrà in scena il con­sueto tira e molla con la Pre­si­dente Zoe Kostan­to­po­lou, che già ieri ha ral­len­tato le ope­ra­zioni di con­vo­ca­zione riu­nendo i capi­gruppo dei par­titi in tarda serata), il governo greco deve con­fi­dare nel sì dell’Eurogruppo (con­vo­cato domani pome­rig­gio) e soprat­tutto di Ber­lino. È dalla Ger­ma­nia infatti che arri­vano le mag­giori per­ples­sità. La Bild ha rife­rito ieri di una tele­fo­nata infuo­cata, con urla reci­pro­che, tra Tsi­pras e Angela Mer­kel. Motivo: la richie­sta tede­sca di pren­dere tempo, con­ce­dendo alla Gre­cia un altro prestito-ponte per con­sen­tirle di ver­sare un’altra rata alla Bce e nel frat­tempo pro­se­guire nei nego­ziati. Secondo il mini­stero delle Finanze tede­sco il terzo Memo­ran­dum sarebbe insuf­fi­ciente. Il mini­stro Wol­fgang Schau­ble, pro­vo­ca­to­ria­mente, vor­rebbe prima cono­scere l’opinione del Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale: è d’accordo con i ter­mini del sal­va­tag­gio? Atene è in grado di assi­cu­rare la soste­ni­bi­lità del pro­prio debito?

L’impressione è che stiamo per assi­stere a una nuova pun­tata di una sto­ria in cui gli attori non si smuo­vono dalle parti codi­fi­cate negli ultimi mesi: Schau­ble vuole arri­vare a un’esclusione della Gre­cia per ride­fi­nire i con­torni dell’Eurozona, Tsi­pras intende rima­nerci a ogni costo (spal­leg­giato dalla Fran­cia di Hol­lande e dall’America di Obama) e Mer­kel si trova costretta a mediare con que­sti e con l’ala più intran­si­gente del suo governo, pro­vando a pren­dere tempo e oppo­nendo la linea della «com­ple­tezza» a quella della «rapi­dità» pro­po­sta dalla Gre­cia. Men­tre il Fmi spinge per una ristrut­tu­ra­zione del debito che Ber­lino vede come il peg­giore dei mali.

Nel frat­tempo, la poli­tica greca (dove i son­daggi danno ancora ragione al pre­mier e a Syriza, con la popo­la­zione delusa dagli esiti delle trat­ta­tive che però non ven­gono impu­tati a Tsi­pras) pre­ci­pita nell’ennesimo psi­co­dramma, fatto di un richiamo d’urgenza dei par­la­men­tari dalle vacanze per appro­vare un pac­chetto che non faranno nep­pure in tempo a leg­gere, dalla fronda interna a Syriza che non accenna a ricom­porsi e dalla pro­te­sta dei dipen­denti pub­blici con­vo­cata per que­sta sera davanti al Par­la­mento dal sin­da­cato Adedy. Un anti­cipo di quello che sarà l’autunno caldo di Atene, fuori e den­tro le aule istituzionali.

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