Bibbia e fucili sulle colline La trincea dei coloni ultrà

Yesh Din, organizzazione israeliana per i diritti umani, ha pubblicato di recente un dossier che testimonia l’inerzia dei soldati davanti agli attacchi contro i palestinesi

Davide Frattini, Corriere della Sera redazione • 1/8/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 989 Viste

GERUSALEMME Il campeggio estivo ammette solo ragazze. Quattro giorni — senza acqua corrente e senza elettricità — per imparare a sopravvivere in quello che per queste adolescenti è il far west biblico. Corsi di autodifesa, istruzioni su come costruirsi un riparo temporaneo o coltivare qualche vegetale. Esposte al vento della Cisgiordania e alla forza dell’ideologia: perché per resistere lassù — ripetono i loro leader — bisogna credere. Credere che la terra d’Israele, tutta la terra della Grande Israele, vada popolata e difesa.
Hanno sedici anni o poco più e vengono chiamati «i giovani delle colline» o «i ragazzi del Lego», sono capaci di tirar su un avamposto in una notte (prefabbricati semplici da mettere insieme quanto i mattoncini dei bambini) e di lottare mesi per impedire alle ruspe dell’esercito israeliano di abbattere quelle baracche che per loro rappresentano una patria più che una casa.
Pochi giorni fa si sono asserragliati a Beit El dopo che la Corte Suprema ha ordinato di demolire due edifici costruiti su terra privata palestinese, un’operazione che ha rischiato di demolire anche il governo di Benjamin Netanyahu. Ayelet Shaked, la ministra della Giustizia e volto laico nel partito dei coloni, ha minacciato di togliere ai giudici il potere di decidere il destino delle costruzioni in Cisgiordania, mentre il suo capo Naftali Bennett è andato a tenere un discorso da uno dei tetti destinato a crollare.
Gli scontri dei giovani estremisti ebrei con l’esercito e la polizia fanno scrivere ad Asher Schechter sul quotidiano Haaretz che «Israele non potrà mai ritirarsi dalla Cisgiordania», districarsi dai territori e dalle pressioni dei coloni come riuscì ad Ariel Sharon con l’evacuazione di Gaza dieci anni fa.
«Da allora la destra è ancora meno disposta a cedere centimetri di terra o di potere. Gli edifici a Beit El non avevano alcun valore (religioso o strategico) eppure i coloni hanno dimostrato di essere pronti ad andare alla guerra per difenderli».
È la tattica che in ebraico è definita «tag mehir», rispondere con la violenza, le minacce, le proteste a qualunque tentativo di ristabilire l’ordine. «La polizia deve capire — spiega un boss del movimento — che qualunque intervento contro di noi ha un costo altissimo».
Sono questi «i cartellini del prezzo»: le scritte razziste sulle case dei palestinesi, le chiese e le moschee bruciate, i raid mortali come quello di ieri notte a Duma. A pagare sono i contadini palestinesi con la distruzione dei loro ulivi, i pastori ai quali vengono avvelenate le pecore, le bambine assaltate a colpi di pietra sulla strada verso scuola.
«L’indulgenza mostrata dal governo in tutti questi anni — commenta Amos Harel su Haaretz — ha convinto gli estremisti di poter commettere atrocità senza venire puniti». Yesh Din, organizzazione israeliana per i diritti umani, ha pubblicato di recente un dossier che testimonia l’inerzia dei soldati davanti agli attacchi contro i palestinesi: «La legge internazionale e le decisioni della Corte Suprema obbligano l’esercito a imporre la legge nei territori occupati. Il rapporto dimostra che questo dovere non è stato assolto e il compito è stato lasciato alla polizia».
I giovani estremisti rappresentano la generazione traumatizzata dal ritiro da Gaza. Sono cresciuti e si sono cementati nell’idea che non dovrà mai più accadere. È proprio dal 2005 che lo Shin Bet, i servizi segreti interni, ha rafforzato la squadra per monitorare questi gruppi. «Sono molto difficili da infiltrare — racconta un agente al quotidiano Jerusalem Post —, è più facile reclutare gli informatori tra i fondamentalisti di Hamas o della Jihad Islamica».
Fanatici come Yinon Reuveni e Yehuda Asraf, arrestati con l’accusa di aver dato fuoco alla Chiesa della moltiplicazione dei pani e dei pesci sul lago di Tiberiade in Israele a metà giugno. Nell’avamposto ebraico in mezzo ai villaggi palestinesi dove Reuveni vive, la polizia ha sequestrato un manuale con le istruzioni su come alzare il livello degli attacchi terroristici. Dagli incendi dei luoghi sacri fino alla violenza contro i palestinesi.
Davide Frattini

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