“Bracciante morto,il corpo fatto sparire” Giallo a Foggia dopo la denuncia shock

“È annegato in una vasca di irrigazione. Gli altri lavoratori non parlano perché minacciati”

GIULIANO FOSCHINI, la Repubblica redazione • 27/8/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Salute & Sicurezza sul lavoro • 782 Viste

BARI. Mentre il governo si prepara oggi a presentare un nuovo pacchetto di norme, dalla Puglia del caporalato arriva un nuovo giallo. La Cgil ha denunciato infatti che un altro bracciante, il quarto dall’inizio della stagione, sarebbe morto al lavoro, annegato in una vasca dell’irrigazione. «È successo — sostiene Yvan Sagnet, del dipartimento Immigrazione della Flai — una quindicina di giorni fa. E non se n’è saputo nulla. È difficile avere informazioni perché i caporali hanno spaventato a morte i lavoratori». Quanto al corpo, non è da escludere che possa essere «stato sepolto dai caporali nel ghetto, oppure nascosto con qualche altro espediente». Un’accusa durissima che non a caso ha provocato la reazione della politica che ha chiesto (partendo dal sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova) di fare «chiarezza su quanto accaduto».
In realtà la denuncia della Cgil al momento non trova alcun riscontro. La Prefettura di Foggia si è immediatamente attivata e nulla risulta alla Asl, né con i pronto soccorso né con i 118 della zona. La notizia girava da giorni all’interno del ghetto da Rignano ed era stata pubblicamente denunciata nel corso della riunione della rete Campagne occupate, che ieri è tornata sull’argomento confermando la notizia: «Per dovere di cronaca — hanno ribadito — il lavoratore, di origine maliana, è deceduto in ospedale dopo essere stato portato via dal ghetto, dove abitava, a seguito del massacrante lavoro sui campi». Una notizia che però le associazioni che lavorano all’interno del ghetto — da Emergency alla Caritas — ancora nella serata di ieri smentivano: «Non abbiamo saputo nulla di questo genere ». In ogni caso anche le forze di polizia faranno nelle prossime ore alcuni accertamenti per capire, esattamente, cosa è successo.
Certo il ghetto di Rignano continua a essere un’incredibile anomalia nel sistema di accoglienza dei lavoratori stranieri nel foggiano. Duemila persone, tutti africani, vivono in una baraccopoli legalizzata. Seppur sono poi sfruttati in campagna oppure nella tratta della prostituzione. In questi anni si è cercato di dare uno schermo di regolarizzazione con scarsissimi risultati: i rappresentanti sono stati persino invitati ai tavoli istituzionali, ma continua a regnare l’illegalità. Tanto che il Governatore, Michele Emiliano, ha messo tra le priorità assolute la risoluzione della vertenza.
Intanto oggi, dopo la lettera a Repubblica dei ministri della Giustizia e dell’Agricoltura, Andrea Orlando e Maurizio Martina, il vertice nazionale sul caporalato. All’ordine del giorno un pacchetto di misure che prevedono, tra l’altro, la confisca per le aziende che sfruttano il lavoro nero.

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