Bracciante muore per il caldo. Aperta un’inchiesta

In quest’estate è il quarto caso, al sud, di un immi­grato che muore per il caldo e per i ritmi mas­sa­cranti

Silvio Messinetti, il manifesto redazione • 18/8/2015 • Copertina, Immigrati & Rifugiati, Lavoro, economia & finanza • 824 Viste

Laura ha un padre che col­tiva limoni e arance nell’agro cro­to­nese. La manda a Roma con la spe­ranza che nella grande città possa tro­var vita affet­tiva. E, invece, non tro­verà nes­suno. Nel giorno del suo com­pleanno si regala un paio di scarpe leo­par­date tacco 12 per andare a tea­tro. Lungo la strada sente forte l’odore che emana una lavan­de­ria. Vi entra e, pian piano, si sfoga con il ragazzo che la gesti­sce, finendo col farci l’amore. Il ragazzo spa­ri­sce, lei è costretta a tor­nare in Cala­bria per­ché incinta. Il padre per punirla la manda nei ter­reni a rac­co­gliere agrumi. E’ li che cono­sce un ragazzo afri­cano, Karimu, rac­co­gli­tore che si sco­prirà essere un prin­cipe del Ciad costretto a vivere nel degrado.
Que­sto è un rac­conto di fin­zione, è la trama dell’ultimo film di Pupi Avati, Le nozze di Laura, che il cinea­sta bolo­gnese sta girando in que­sti giorni a Stron­goli, nel mar­che­sato di Cro­tone. Anche Vasile Tusa, rumeno di One­sti, nel distretto di Bacau, rac­co­glieva ortaggi nella cam­pa­gna stron­go­lese. Abi­tava a Mirto Cro­sia, ogni mat­tina si sve­gliava alle 5, si met­teva sulla Jonica, pren­deva il pul­mino che insieme ad altri migranti lo por­tava sui campi di pomo­dori. Per 3 euro all’ora, e per 12 lun­ghe ore al giorno, faceva una vita d’inferno in quel girone dan­te­sco che è lo sfrut­ta­mento della mano­do­pera migrante. Vasile Tusa è morto il 7 ago­sto nel reparto di ria­ni­ma­zione dell’ospedale San Gio­vanni di Dio di Cro­tone. C’era arri­vato la sera del 5, col­pito da malore. Ad accom­pa­gnarlo con un fur­gone due con­na­zio­nali, tra cui il figlio della con­vi­vente. Dopo i primi accer­ta­menti è stato por­tato nel reparto di ria­ni­ma­zione dove è spi­rato. Sul referto i medici hanno scritto: «Scom­penso car­diaco pro­vo­cato da un colpo di calore». L’uomo avrebbe accu­sato il malore al ter­mine di una gior­nata nel campo di pomo­dori. Aveva 38 anni, viveva in que­sto lembo di Cala­bria dal 2010. La poli­zia di Cro­tone e l’ufficio del lavoro hanno acqui­sito la docu­men­ta­zione rela­tiva al decesso. E venerdì la pro­cura ha aperto un fasci­colo. Pro­ba­bil­mente ser­virà l’autopsia per chia­rire le cause della morte.
La Flai di Cro­tone ha così espresso la sua indi­gna­zione: «Non si fa più caso alla morte di un lavo­ra­tore, tan­to­meno se è un brac­ciante. In quest’estate è il quarto caso, al sud, di un immi­grato che muore per il caldo e per i ritmi mas­sa­cranti. Vien meno da troppo tempo l’attenzione sui diritti dei lavo­ra­tori, che oggi ven­gono tagliati dalle riforme del governo Renzi. E quando si tagliano i per­messi sin­da­cali (che vuol dire andare meno sui luo­ghi di lavoro), si tagliano fondi ai patro­nati e ai Caaf si inde­bo­li­sce lo stru­mento con­trat­tuale. E quando tutto ciò viene meno, chi difende i lavo­ra­tori? Non certo la poli­tica, che ha abban­do­nato i lavo­ra­tori, ancor di più il lavoro brac­cian­tile».
Nel men­tre, le riprese del film con­ti­nuano anche a fer­ra­go­sto, non si sono inter­rotte, nes­suno ha por­tato un fiore nell’attiguo campo di pomo­dori dove Vasile Tusa è cre­pato per il caldo.

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