Erdogan contro il Pkk, che reagisce Akp divisa sul nuovo governo

Turchia. Obama: in Siria in difesa dei nostri ribelli

Giuseppe Acconcia, il manifesto redazione • 4/8/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 645 Viste

Barack Obama ha auto­riz­zato attac­chi aerei per difen­dere i ribelli siriani armati e adde­strati da Washing­ton «sia se col­piti dall’esercito di Dama­sco sia dall’Isis». La deci­sione potrebbe raf­for­zare il ruolo Usa nella guerra civile siriana. Lo scorso venerdì un gruppo di ribelli, appog­giati dagli Usa, sono stati attac­cati inne­scando il primo raid sta­tu­ni­tense in loro difesa.

Fin qui il Pen­ta­gono aveva escluso che il regime di al-Assad potesse attac­care i ribelli diret­ta­mente soste­nuti da Washing­ton. Come se non bastasse, per l’agenzia di moni­to­rag­gio indi­pen­dente Air­wars, solo nei raid della coa­li­zione inter­na­zio­nale (57 in Siria e in Iraq) con­tro lo Stato isla­mico, sareb­bero stati uccisi 459 civili che nulla ave­vano a che fare con il conflitto.

La scorsa dome­nica, un veli­volo dell’aviazione gover­na­tiva è pre­ci­pi­tato su un mer­cato nella città nord-occidentale di Ariha, ucci­dendo 27 per­sone. La città, ora nelle mani dei ribelli di Jaish al-Fateh, era una delle ultime roc­ca­forti del governo nella pro­vin­cia di Idlib,conquistata dai jiha­di­sti. I mili­ziani qae­di­sti di Jabat el-Nusra hanno riven­di­cato l’attacco al veli­volo.
Sul fronte turco-siriano, non si fer­mano gli attac­chi a Pkk e Hdp, la for­ma­zione di sini­stra che ha avuto un inspe­rato suc­cesso elet­to­rale lo scorso 7 giu­gno entrando per la prima volta in parlamento.

Dopo nove giorni di bom­bar­da­menti, due sol­dati tur­chi sono stati feriti in un’esplosione a Diyar­ba­kir. Dell’attacco è respon­sa­bile il par­tito di Oca­lan. Poco prima i com­bat­tenti del gruppo ave­vano attac­cato la poli­zia turca a Sir­nak. La strada che con­duce alle pro­vince orien­tali di Tun­celi e Erzin­can è stata chiusa. Intorno a Tun­celi, Hozat, Maz­girt, Agri e Nazi­miye 14 aree sono state dichia­rate zone mili­tari, dopo l’uccisione di due sol­dati e il feri­mento di 30 in un attacco del Pkk della scorsa domenica.

Non solo, i quat­tro giu­dici che a gen­naio ave­vano ordi­nato di fer­mare e per­qui­sire i camion dell’intelligence sul con­fine tra Tur­chia e Siria sono stati arre­stati con l’accusa di ten­tare di rove­sciare il governo. Il ten­ta­tivo dei giu­dici era di sma­sche­rare le poli­ti­che gover­na­tive che hanno favo­rito i jiha­di­sti dello Stato isla­mico diretti in Siria o di ritorno in Turchia.

Que­sto epi­so­dio è l’ennesimo ten­ta­tivo di far fal­lire i col­lo­qui per la for­ma­zione di un ese­cu­tivo di coa­li­zione tra gli isla­mi­sti mode­rati di Akp e i kema­li­sti (Chp) di Kilic­da­ro­glu. Il poli­tico ha accu­sato Erdo­gan di bloc­care gli sforzi per la for­ma­zione di un governo Akp-Chp. Invece, secondo il lea­der kema­li­sta, il pre­mier in pec­tore Ahmet Davu­to­glu vor­rebbe dav­vero arri­vare ad un accordo poli­tico ma viene fre­nato dal pre­si­dente turco. Se entro pochi giorni le divi­sioni poli­ti­che non doves­sero essere supe­rate si andrà ad ele­zioni anti­ci­pate. Il rischio è un aumento dei con­sensi per Erdo­gan che ha pun­tato sul richiamo al nazio­na­li­smo turco per accre­scere i voti di Akp.

Ieri era il primo anni­ver­sa­rio del grave geno­ci­dio con­tro i kurdi yazidi che hanno ten­tato di fug­gire dall’avanzata dell’Isis su Sin­gal del 3 ago­sto 2014. Senza aiuto ter­na­zio­nale, ven­nero messi al riparo nelle mon­ta­gne dai com­bat­tenti del Pkk, ora sotto attacco delle auto­rità tur­che. Migliaia di gio­vani ragazze ven­nero rapite e ven­dute, alcune hanno pre­fe­rito il sui­ci­dio. Da quel giorno nac­quero le Unità di resi­stenza di Sin­gal (Ybs) e si raf­forzò la lotta delle Unità di pro­te­zione maschili e fem­mi­nili (Ypg-Ypj) nel Kur­di­stan siriano (Rojava). Il lea­der del governo auto­nomo del Kur­di­stan ira­cheno, Mas­soud Bar­zani, che ha fin qui man­te­nuto un atteg­gia­mento ambi­guo sui con­ti­nui attac­chi tur­chi con­tro Pkk a Qan­dil, ha pro­messo che «chiun­que coin­volto in que­sti cri­mini non sfug­girà alla giu­sti­zia e alla punizione».

Anche sul fronte Iran sem­bra che la causa kurda stia gua­da­gnando nuovo spa­zio. Il mini­stero della Scienza ha dato il via libera all’apertura di un dipar­ti­mento di Lin­gua e let­te­ra­tura kurda nell’Università del Kur­di­stan. Sarà il primo pro­gramma uni­ver­si­ta­rio in kurdo per­messo dalla nascita della Repub­blica islamica.

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