I misteri di Tianjin Cosa è successo nella città portuale?

I misteri di Tianjin Cosa è successo nella città portuale?

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Quanti sono i morti? Quanti i dispersi tra gli abitanti di Tianjin e tra i vigili del fuoco mandati a combattere i roghi causati da esplosioni così enormemente potenti da aver creato scosse sismiche di 2,9 gradi sulla Scala Richter?
E soprattutto, qual era la sostanza chimica che ha innescato il disastro e quanto è tossica, visto che ieri è stata evacuata tutta la zona in un raggio di tre chilometri dall’epicentro? Cinque giorni dopo la catastrofe industriale che ha sconvolto la zona del porto nella metropoli cinese di Tianjin, 160 chilometri a Sudest di Pechino, le autorità non hanno ancora risposto alle domande che milioni e milioni di cinesi hanno posto sui social network. Sotto la polvere dei roghi sono celati misteri inquietanti che il governo non ha alcuna fretta di far emergere. E nella notte più lunga di Tianjin ci sono 40 minuti che attendono una spiegazione.
Sappiamo solo con certezza che l’esplosione più violenta è avvenuta mercoledì 12, intorno alla mezzanotte locale (le sei del pomeriggio in Italia): la palla di fuoco nel cielo di Tianjin è stata fotografata da un satellite giapponese in orbita spaziale. La deflagrazione principale, in un deposito di materie chimiche, ha causato un’onda sismica che ha oscillato tra i 2,6 e i 2,9 gradi, rilevata da una stazione geologica Usa.
Per tutta la notte le autorità hanno parlato solo di una dozzina di morti e hanno detto che il grande terminal del porto continuava a funzionare normalmente. Ma dal mattino di giovedì sono cominciate ad arrivare immagini da «ground zero»: bacini di stoccaggio per sostanze chimiche sventrati, al loro posto crateri nel terreno, piazzali dove erano parcheggiate migliaia di vetture pronte per il mercato cinese spazzati da un vento rovente e distruttore. Dietro questi impianti, a poche decine di metri, c’erano quartieri abitati dalla gente, avvolti in una nube di fumo che aveva reso l’aria irrespirabile.
Poco a poco le autorità hanno ammesso che c’erano molti dispersi tra gli abitanti della zona e che i mille vigili del fuoco inviati a combattere una battaglia impossibile avevano pagato un tributo atroce. I pompieri hanno perso ufficialmente 21 uomini, ma 85 sono scomparsi nei roghi: carbonizzati, vaporizzati dalle temperature inumane. Ieri sera i corpi di vigili e civili in qualche modo ricomposti, anche se irriconoscibili, erano 112, i feriti quasi mille, i dispersi un numero ancora da accertare.
Il capo di stato maggiore della regione militare di Pechino ha ammesso solo ieri che nell’area erano stoccate centinaia di tonnellate di sostanze tossiche. La stampa cinese ha identificato il cianuro di sodio, che se inalato può essere fatale e poi granulato di carburo di calcio, nitrato di potassio e di sodio. A contatto con l’acqua il carburo di calcio reagisce creando l’acetilene, altamente esplosivo.
Le tonnellate pare fossero 700, mentre la legge imporrebbe di non concentrarne in un deposito oltre 10, proprio per la pericolosità del materiale. I vigili evidentemente non sapevano della presenza di questi elementi quando sono stati mandati a intervenire per domare un incendio che sembrava pericoloso ma controllabile: invece, 40 minuti dopo il loro arrivo c’è stata l’esplosione principale, quella palla di fuoco gialla e arancione vista dal satellite. La reazione è stata alimentata dai loro idranti?
Ora a Tianjin c’è il primo ministro Li Keqiang «per coordinare i soccorsi», come succede immancabilmente dopo ogni catastrofe naturale o causata dall’industrializzazione selvaggia e senza regole in Cina. Il premier arriva sempre sul posto, ordina «ogni sforzo per salvare vite umane» e naturalmente non si assume alcuna responsabilità personale o politica (ma questo succede anche in Occidente).
L’agenzia statale Xinhua informa che specialisti dell’esercito stanno correndo contro il tempo per ripulire l’area prima della pioggia attesa ad ore: si temono nuove esplosioni. E migliaia di abitanti sono stati evacuati per il timore di nuovi scoppi e della sostanza tossica sprigionata.
Un centro di monitoraggio Usa ha rilevato che sul web cinese il tema di Tianjin è comparso in poche ore 1,4 miliardi di volte: e subito la censura ha decuplicato (letteralmente) il numero degli interventi per cancellare critiche e domande imbarazzanti. Inefficaci nella prevenzione dei disastri, efficientissimi nella censura.
Guido Santevecchi


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