Il braccio destro di Tsi­pras: «Redistribuiremo il reddito»

Intervista. Nikos Pappàs, braccio destro del premier e ministro alla presidenza del consiglio

Teodoro Andreadis Synghellakis, il manifesto redazione • 15/8/2015 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 1511 Viste

Nikos Pap­pàs, tra i più stretti col­la­bo­ra­tori di Ale­xis Tsi­pras e mini­stro alla pre­si­denza del con­si­glio, annun­cia a il mani­fe­sto che ver­ranno appro­vate misure a soste­gno delle cate­go­rie più col­pite dai tagli impo­sti dai cre­di­tori e torna a chie­dere una solu­zione soste­ni­bile per il debito greco.

Ritiene, ormai, la scis­sione, all’interno di Syriza quasi un dato di fatto, «anche se si cer­cherà sino all’ultimo di evi­tarla». Secondo Pap­pàs il governo di Tsi­pras non rinun­cia ai pro­pri obiet­tivi: lot­terà per garan­tire più libertà di azione alle poli­ti­che nazio­nali, per una Bce pre­sta­trice di ultima istanza e per asse­stare duri colpi alla cor­ru­zione ed ai trust di inte­ressi costituiti.

Con che stra­te­gia, ora, il governo greco cer­cherà di evi­tare la reces­sione, per dare mag­gior peso alla giu­sti­zia sociale ed allo svi­luppo?
Faremo ogni pos­si­bile sforzo affin­ché i pro­grammi per lo svi­luppo tro­vino un’applicazione a breve, prima di molte altre parti del pro­gramma che abbiamo votato, intendo già nei pros­simi mesi.

L’altra nostra prio­rità è che que­sti fondi pos­sano arri­vare a set­tori, atti­vità, classi e gruppi della società su cui si saranno delle rica­dute nega­tive, dall’ appli­ca­zione dell’accordo coi cre­di­tori. Mi rife­ri­sco agli agri­col­tori che neces­si­tano di poli­ti­che e atten­zione par­ti­co­lare, per­ché l’aumento dell’anticipo annuale sulle tasse e l’abolizione delle age­vo­la­zioni sul gaso­lio, creano pro­blemi. Ci vuole un inter­vento dello Stato per un impulso posi­tivo evi­dente. Per­ché gli agri­col­tori devono poter con­ti­nuare a lavo­rare e le cam­pa­gne non pos­sono venire abbandonate.

Con que­sto pro­gramma trien­nale crede real­mente, come sostiene il governo, che si possa sta­bi­liz­zare l’economia reale, evi­tando l’angoscia delle severe valu­ta­zioni tri­me­strali o seme­strali da parte della Troika, che la Gre­cia ha vis­suto sinora?
Que­sto può avve­nire a con­di­zione che i finan­zia­menti siano costanti e che si risolva la que­stione del debito. Si tratta di un impe­gno dei nostri part­ner e da que­sto dipen­derà il riu­scire a dare ai con­su­ma­tori interni ed agli inve­sti­tori inter­na­zio­nali, un’immagine com­ples­siva dell’economia greca, che non abbia nulla a che fare con il Gre­xit. In modo da for­nire la base e le pos­si­bi­lità neces­sa­rie per­ché si fac­ciano dei passi di sostanza verso lo svi­luppo. Credo si tratti di pre­con­di­zioni molto utili e importanti.

Per il suo debito pub­blico la Gre­cia chiede ancora un taglio, un alleg­ge­ri­mento, o una solu­zione che renda comun­que rea­li­stico e pos­si­bile, ogni anno, il paga­mento di quanto pre­vi­sto?
Pos­siamo discu­tere di tante solu­zioni, le quali, tut­ta­via, ci por­tano al mede­simo risul­tato. Biso­gna man­te­nere un totale di debito pub­blico ed un insieme di obbli­ghi annuali, a cui poter far fronte.

Devono essere, cioè, soste­ni­bili e non porsi come osta­colo ad ogni ini­zia­tiva che miri allo svi­luppo. Non devono assor­bire grandi avanzi pri­mari — frutto di sacri­fici dei cit­ta­dini e dell’economia greca– e nean­che cer­care di minare la nostra capa­cità di ono­rare gli obbli­ghi finan­ziari e la per­ma­nenza del paese nella moneta unica.

Dopo il voto di ieri in par­la­mento, crede anche lei che, per Syriza, il rischio scis­sione sia note­vol­mente aumen­tato? Come vi state pre­pa­rando al con­gresso di set­tem­bre?
Sem­bra pur­troppo che la frat­tura stia diven­tando quasi defi­ni­tiva, anche se per evi­tarla lavo­re­remo sino all’ultimo momento. Va detto che, in ogni caso, Syriza è il polo di sta­bi­lità della scena poli­tica greca e dovrà dare fondo a tutte le sue ener­gie per gio­care con suc­cesso il ruolo che gli ha affi­dato il popolo. Anche per cen­trale l’obiettivo che pone Syriza: poter attuare, a livello di conti pub­blici, degli inter­venti di redi­stri­bu­zione del red­dito per le cate­go­rie che sono state col­pite dalla crisi e inter­ve­nire in modo deciso nella gestione della cosa pub­blica, con­tro la cor­ru­zione, i trust di inte­ressi con­so­li­dati, nella gestione com­ples­siva dello Stato. Siamo una forza poli­tica nuova, senza i legami che limi­ta­vano i par­titi del pas­sato, ed è per que­sto che pos­siamo por­tare a ter­mine que­sti compiti.

Alla fine di que­sta trat­ta­tiva, crede che mal­grado gli sfa­vo­re­voli rap­porti di forza a livello euro­peo di cui ha par­lato anche Tsi­pras, si riu­scirà ad appli­care una poli­tica di sini­stra?
Fac­cio parte di coloro che hanno sem­pre visto l’Europa come il campo delle lotte di classe e degli anta­go­ni­smi poli­tici. E dal momento che ci cre­devo in periodi in cui gli equi­li­bri, per chi por­tava avanti idee di sini­stra, erano molto più dif­fi­cili, non vedo per­ché non dovrei soste­nerlo e cre­derlo ora. Penso che con le mosse adatte e con una diplo­ma­zia eco­no­mica e sociale molto attiva, riu­sci­remo real­mente ad aumen­tare il grado di libertà, nell’esercizio della poli­tica nazio­nale. Ovvia­mente non ci vogliamo illu­dere, in que­sto momento si tratta di un obiet­tivo da per­se­guire. Mi rife­ri­sco, ad esem­pio, al ruolo della Bce, che dovrebbe essere quello di pre­sta­tore di ultima istanza. Di un mec­ca­ni­smo quindi, capace di garan­tire l’offerta di denaro da un estremo all’altro dell’Eurozona. Sinora, tut­ta­via, a causa di vari inte­ressi poli­tici, non le si è per­messo di gio­care que­sto ruolo. Le si è affi­dato, al con­tra­rio, il ruolo di un gio­ca­tore che limita l’offerta di denaro e che, quindi, crea pro­blemi. Per sua natura, invece, l’istituzione della Banca Cen­trale Euro­pea que­sti pro­blemi dovrebbe risolverli.

Come vede il recente appello di Prodi che ha chie­sto a Fran­cia e Ita­lia di mobi­li­tarsi con­tro le posi­zioni di Schau­ble, che rischiano di por­tare l’Ue alla disgre­ga­zione?
Prodi ha ragione. La sua sto­ria per­so­nale è tale da non per­met­tere di accu­sarlo di essere anti­eu­ro­pei­sta. Siamo otti­mi­sti sulle dina­mi­che poli­ti­che che potranno venire a crearsi e vi chiedo di cre­dere che noi non inten­diamo sem­pli­ce­mente pren­dere parte a que­ste dina­mi­che, ma vogliamo gio­care il ruolo di chi crea, di colui che dà nuova linfa e sem­pre mag­giore forza, per poter costruire una realtà che aiuti tutta l’Unione euro­pea ad imboc­care nuo­va­mente la strada di un vero sviluppo.

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