La sinistra filo kurda entra nel governo di Ankara

La sinistra filo kurda entra nel governo di Ankara

Turchia. Giura l’esecutivo ad interim che porterà il paese al voto. Ankara-Washington prime bombe anti-Is in Siria. Due ministri del partito di Demirtas affiancheranno il premier Davutoglu. Non si placa la tensione nel Kurdistan turco.

Per la prima volta nella sto­ria turca, la sini­stra filo-kurda va al governo. Sono due i mini­stri del par­tito di Demir­tas ad aver giu­rato ieri nell’esecutivo di Ahmet Davu­to­glu che tra­ghet­terà il paese verso le ele­zioni del primo novem­bre. Si tratta di Muslum Dogan, mini­stro dello svi­luppo eco­no­mico, e Ali Hay­dar Konca, mini­stro degli affari Ue.

I due hanno diser­tato la ceri­mo­nia di inse­dia­mento in soli­da­rietà con le vit­time degli scon­tri che stanno cau­sando cen­ti­naia di morti tra civili e mili­tanti del par­tito di Oca­lan (Pkk). Si è invece rifiu­tato di entrare nel governo a mag­gio­ranza Akp, Levent Tuzel, ex lea­der del par­tito del lavoro (Emep) e depu­tato di Hdp, in pole­mica con i con­ti­nui attac­chi dell’esercito turco in Kurdistan.

Il lea­der cari­sma­tico di Hdp Sala­het­tin Demir­tas aveva dato ai suoi depu­tati il via libera alla par­te­ci­pa­zione all’esecutivo per meglio con­trol­lare la cam­pa­gna elet­to­rale. Il par­tito di sini­stra per la prima volta nella sua sto­ria era riu­scito ad entrare in par­la­mento lo scorso 7 giu­gno, supe­rando la soglia del 13%. Nono­stante Giu­sti­zia e svi­luppo, il par­tito di Erdo­gan, abbia otte­nuto oltre il 40% dei voti non ha rag­giunto la mag­gio­ranza asso­luta come auspi­cato dal pre­si­dente per pro­ce­dere con riforme super-presidenzialiste. Sono fal­liti poi i lun­ghi col­lo­qui per la for­ma­zione di un governo di coa­li­zione con i kema­li­sti (Chp). E così si avvi­cina la data delle ele­zioni anticipate.

Il nuovo gabi­netto è for­mato anche da 12 poli­tici di Akp, 11 indi­pen­denti e un depu­tato degli ultra­na­zio­na­li­sti di Mhp. Il par­tito si è rifiu­tato di par­te­ci­pare al governo e ha minac­ciato Tugrul Tyr­kes, il depu­tato che ha accet­tato l’invito di Davu­to­glu alla carica di vice pre­mier che fu di Bulent Arinc, di espul­sione dal par­tito se non si dimet­terà nelle pros­sime ore. In pole­mica con la man­cata for­ma­zione di un governo di coa­li­zione, cin­que depu­tati del par­tito di Kilic­da­ro­glu (Chp) hanno rifiu­tato di par­te­ci­pare al governo. Ma que­sto ese­cu­tivo ha già abbat­tuto molti tabù.

Ci sarà anche per la prima volta una donna mini­stro che indossa il velo. Si tratta di Aysen Gur­can, mini­stro della fami­glia e delle Poli­ti­che sociali. È una delle con­se­guenze delle riforme in senso per­mis­si­vi­sta per l’uso del velo nei luo­ghi pub­blici, incluse le uni­ver­sità, volute da Erdo­gan. Eppure la ten­sione nel Kur­di­stan turco non si placa.

Cin­que sono i morti nelle ultime ore a Tun­celi. La poli­zia ha spa­rato con­tro un vei­colo a Qoser (Kizil­tepe) nel distretto di Mer­din ucci­dendo Maz­lum Turan, di appena 16 anni, e ferendo altre due persone.

Lo scorso venerdì due gio­vani sono stati fred­dati a Bazid, vicino alla città di Agri. Due gior­na­li­sti bri­tan­nici di Vice, Jake Han­ra­han e Phi­lip Pend­le­bury, insieme al loro tra­dut­tore, sono stati arre­stati ieri a Diyar­ba­kir e non sono ancora stati rila­sciati. Decine di città hanno dichia­rato l’autogoverno in seguito ai con­ti­nui attac­chi delle auto­rità turche.

Demir­tas ha ammesso che que­sta è l’unica chance che resta a cit­ta­dini costretti a subire la vio­lenza dello Stato. Le auto­rità tur­che hanno impe­dito ai rap­pre­sen­tati di Hdp di entrare nella pro­vin­cia di Hak­kari dopo i gravi scon­tri di Yuke­sova, costati la vita a cin­que per­sone tra cui due bambini.

Sulle mura della città sono apparse scritte con­tro Erdo­gan. «Se diven­tate come Isis noi diven­tiamo come Kobane», si leg­geva in rife­ri­mento agli annun­ciati attac­chi con­tro lo Stato isla­mico in Siria diven­tati un pre­te­sto per col­pire il Pkk. Il mini­stro degli Esteri uscente aveva sot­to­li­neato che i com­bat­tenti kurdi (Ypg-Ypj), fon­da­men­tali per le vit­to­rie nel Kur­di­stan siriano (Rojava) con­tro lo Stato isla­mico, avreb­bero avuto d’ora in avanti solo un ruolo marginale.

Lo scopo di Ankara è di disat­ti­vare le mire indi­pen­den­ti­ste dei can­toni di Kobane, Efrine e Jezira che hanno con­qui­stato una par­ziale con­ti­nuità ter­ri­to­riale con la libe­ra­zione di Tel Abyad e Has­sake. A pre­oc­cu­pare i tur­chi sono anche i legami sta­bili tra il par­tito demo­cra­tico unito (Pyd) siriano e il Pkk turco.

Per la prima volta ieri, jet tur­chi hanno par­te­ci­pato alle ope­ra­zioni della coa­li­zione inter­na­zio­nale, insieme agli Stati uniti, con­tro Isis in Siria. Sarebbe quindi in dirit­tura d’arrivo la for­ma­liz­za­zione dell’accordo Ankara-Washington per la for­ma­zione delle fami­ge­rate safe-zone tur­che in Siria.



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