La Turchia allontana Bagh­dad da Erbil

Iraq/Siria. Sul piatto non c’è solo l’aggressione al Pkk, ma il greggio conteso e la rete di alleanze regionali. In Siria, Damasco respinge attacco ad Aleppo, al Nusra caccia l’Esercito Libero

Chiara Cruciati, il manifesto redazione • 2/8/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 847 Viste

A Bagh­dad l’operazione mili­tare turca con­tro le aree set­ten­trio­nali dell’Iraq non piace affatto, a Erbil diventa accet­ta­bile. L’attacco lan­ciato da Ankara al Pkk potrebbe rom­pere defi­ni­ti­va­mente i già fra­gili rap­porti tra il governo regio­nale auto­nomo del Kur­di­stan ira­cheno (Krg) e il governo cen­trale. Sul piatto non c’è cer­ta­mente solo l’aggressione turca al Par­tito Kurdo dei Lavo­ra­tori. C’è di più: il greg­gio con­teso e la rete di alleanze regionali.

Pochi giorni fa il pre­mier ira­cheno al-Abadi aveva tuo­nato con­tro i raid tur­chi sulla mon­ta­gna di Qan­dil: «Una vio­la­zione grave della sovra­nità dell’Iraq», l’aveva defi­nita. Com­ple­ta­mente assenti le rea­zioni inter­na­zio­nali: men­tre l’Onu dava la bene­di­zione all’operazione turca, gli Stati uniti resta­vano in silen­zio fin­gendo di con­cen­trarsi sulla Siria e la Nato chia­riva di non voler inter­ve­nire ma anche di com­pren­dere le ragioni die­tro l’azione. La stessa Nato, che con una mano dava una pacca sulla spalla a Erdo­gan impe­gnato a spez­zare le reni del fronte kurdo anti-Isis, con l’altra si accor­dava per un pac­chetto di aiuti mili­tari a Bagh­dad, ovvia­mente sem­pre nell’ambito della lotta con­tro l’Isis: adde­stra­mento, cyber-difesa, riforma del set­tore della sicurezza.

E men­tre al-Abadi bat­teva i pugni sul tavolo, il pre­si­dente del Krg Bar­zani cam­biava la musica finora suo­nata: se fino a venerdì chie­deva ad Ankara di inter­rom­pere l’operazione mili­tare con­tro il Pkk, ieri ha doman­dato il ritiro dei com­bat­tenti kurdi dal nord dell’Iraq. Erbil ha qual­cosa di pre­zioso da sal­va­guare: i rap­porti eco­no­mici con la Tur­chia, molto più forti e radi­cati di quelli tra Ankara e Bagh­dad, divisi dal con­vi­tato di pie­tra Iran.

A dif­fe­renza dei kurdi tur­chi e siriani, lon­tani ideo­lo­gi­ca­mente sia dai pesh­merga che dalla Tur­chia, il Krg gode da anni di ottime rela­zioni con Ankara, rap­porti raf­for­za­tisi nell’ultimo anno quando – appro­fit­tando della crisi di Bagh­dad – Bar­zani ha prima strap­pato al governo cen­trale Kir­kuk (la zona più ricca di petro­lio del paese) e poi ha reso effet­tivo lo sfrut­ta­mento auto­nomo del greg­gio locale, che vende tra­mite il gasdotto turco.

La Tur­chia è uno dei prin­ci­pali part­ner com­mer­ciali e inve­sti­tori nel Krg: ha finan­ziato la costru­zione di infra­strut­ture, aero­porti, gia­ci­menti petro­li­feri, cen­tri com­mer­ciali e ha stretto accordi per la ven­dita diretta di petro­lio attra­verso il pro­prio ter­ri­to­rio (fino a due milioni di barili al giorno). Nel 2013 erano oltre 1.500 le com­pa­gnie pri­vate tur­che attive nel Kur­di­stan ira­cheno in sva­riati set­tori, dall’agricoltura alle costru­zioni, dalle ban­che alle tele­co­mu­ni­ca­zioni. Rela­zioni che già prima dell’avanzata dello Stato Isla­mico vale­vano otto miliardi di dol­lari l’anno, uffi­cia­liz­zate nel 2013 con la firma dell’accordo per l’esportazione del greg­gio kurdo, aspra­mente cri­ti­cato dal governo cen­trale di Bagh­dad che quel greg­gio vuole controllare.

Die­tro non stanno solo inte­ressi eco­no­mici, ma anche poli­tici: Erbil non nasconde di volersi porre sotto l’ala turca anche in chiave anti-Iran, a cui Bagh­dad al con­tra­rio è sem­pre più legato.

Siria, Aleppo nella morsa

Il peri­colo però è in agguato e non arriva dall’asse sciita: sia in Siria che in Iraq il fronte kurdo è quello che più di altri ha saputo fre­nare l’avanzata dell’Isis. Il duris­simo colpo inferto da Ankara non aiu­terà certo la coa­li­zione anti-islamista, alle prese con le rin­no­vate minacce di al Qaeda, oltre che del califfo. Dopo aver rapito 18 ribelli del gruppo “Divi­sion 30” dell’Esercito Libero, appena tor­nati dalla Tur­chia dove erano stati adde­strati e armati dagli Stati uniti, il Fronte al-Nusra ha costretto il resto dell’unità a lasciare le zone intorno Aleppo dove era operativa.

Sem­pre Aleppo ieri è stata tea­tro di duri scon­tri tra l’esercito del pre­si­dente Assad e i mili­ziani dell’Esercito della Con­qui­sta, Jaish al-Fatah: le truppe gover­na­tive hanno impe­dito che il gruppo si infil­trasse nella pro­vin­cia di Lata­kia, roc­ca­forte ala­wita. Nei giorni scorsi diversi gruppi di oppo­si­zione, tra cui al-Nusra, ave­vano lan­ciato un’ampia offen­siva con­tro la zona, occu­pando 17 col­line e un impianto elet­trico. A nord di Aleppo Dama­sco ha bloc­cato un attacco con­tro una base militare.

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