L’Italia dei soldi sporchi

L’Italia dei soldi sporchi

Case, palazzi, ma anche attività commerciali, alberghi e resort di lusso. Il 2014 si conferma l’anno record per il riciclaggio con migliaia di operazioni per occultare e poi reimpiegare il denaro proveniente da attività illecite. Il rapporto della Guardia di Finanza lo quantifica in 2,8 miliardi di euro. E ciò che desta maggiore allarme è la tipologia dei reati all’origine del trasferimento dei fondi: perché ben 1,1 miliardi di euro provengono da frodi fiscali. Sono dunque soldi sottratti alle casse dello Stato, ricchezze «risparmiate» e nascoste da chi non paga le imposte. L’attività di contrasto svolta dalle Fiamme Gialle ha dato buoni frutti, si è riusciti a ottenere «il sequestro di 5.645 asset patrimoniali di cui 5.094 beni e 551 aziende». Ma il volume d’affari dei criminali — uomini dei clan organizzati, ma anche imprenditori e personaggi che gestiscono affari con la pubblica amministrazione — continua a crescere minando pericolosamente l’economia. Tanto che la relazione sugli ultimi dodici mesi rende conto degli strumenti di prevenzione antiriciclaggio usati «per intercettare in tempo reale le nuove pratiche criminali soprattutto quando realizzate con metodi diversi dai semplici trasferimenti fisici di valuta, come nel caso dell’utilizzo di moneta elettronica o virtuale (ad esempio bitcoin) o di ricorso ad articolati societari (trust, fiduciarie, società estere con azioni al portatore)». Discorso a parte, ma non meno importante, riguarda i money transfer, perché «negli ultimi dodici mesi il valore delle rimesse all’estero — in gran parte effettuate attraverso questo circuito — si è attestato a 5,3 miliardi di euro». Il dossier cita i casi più eclatanti, ma anche indicativi dei «sistemi» più utilizzati.
Costruzioni e discoteche
La criminalità organizzata investe in immobili e in locali notturni. E proprio in questi settori si concentrano le verifiche delle Fiamme Gialle per cercare di recuperare il denaro sottratto allo Stato.
I provvedimenti di sequestro nel settore immobiliare hanno avuto un valore di «570 milioni di euro, pari al 38 per cento totale delle aziende interessate dai controlli che è pari a un miliardo e mezzo di euro». Il rapporto della Finanza illustra anche i «risultati ottenuti nel settore dei “servizi di supporto alle imprese” con oltre 282 milioni di euro di sequestri e il dato relativo alle “attività di intrattenimento e divertimento” nel cui ambito sono scattati i sigilli per 230 milioni di euro».
Gli hotel in Val d’Aosta
Tre mesi fa è stato arrestato un imprenditore di Legnano che aveva «depositato su conti correnti cifrati aperti presso alcune banche svizzere milioni di euro non dichiarati al Fisco da liberi professionisti e industriali italiani». Il meccanismo prevedeva l’investimento delle provviste «in società in stato prefallimentare che poi venivano “svuotate” con fittizi trust liquidatori cui trasferire l’attivo delle aziende decotte, privando le società del patrimonio e destinandole unicamente al fallimento. E così sono scattati i sigilli allo ”Champoluc Paradise Resort” in provincia di Aosta; un complesso immobiliare in Brianza; un immobile a Rapallo; l’albergo “Le Miramonti Wellness Hotel” de La Thuile in Val d’Aosta; diversi appartamenti di pregio a Courmayeur; immobili commerciali e abitazioni in Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta; un’imbarcazione modello Fairline 52; quote societarie».
Gli Emirati Arabi
In Romagna sono state individuate società «cartiere» «prive di qualsiasi struttura operativa, di attrezzature, macchinari e strumentazioni idonee per realizzare i lavori indicati nelle fatture». In realtà «le imprese erano state create al solo scopo di emettere fatture per operazioni inesistenti e consentire a un’altra società a vocazione internazionale (con sede in Lombardia), dedita al montaggio e alla manutenzione di grossi impianti produttivi, di consumare una frode fiscale per oltre 31 milioni di euro». Annotano gli investigatori: «La società lombarda, ha realizzato impianti petroliferi negli Emirati Arabi ottenendo rilevanti ricavi di natura estera (quindi senza l’applicazione dell’Iva nello Stato italiano) e si è avvalsa per anni di questi soggetti compiacenti, instaurando un meccanismo fraudolento che le ha consentito di abbattere illecitamente il reddito imponibile, l’importo sul quale l’Erario calcola le imposte dovute, attraverso indebiti rimborsi d’Iva e il riconoscimento di costi inesistenti». Qualche mese fa il Nucleo di polizia tributaria di Forlì ha avviato un monitoraggio su «58.000 soggetti che negli anni dal 2009 al 2014 hanno effettuato movimentazioni finanziarie tra l’Italia e la Repubblica di San Marino. Le prime 1.050 verifiche, hanno consentito di scoprire redditi nascosti al Fisco per oltre 850 milioni di euro ed evasione per oltre 153 milioni di euro». Nella lista ci sarebbero numerosi nomi eccellenti.
Fiorenza Sarzanini


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