«Ma l’Onu cosa fa?»

Chiesa. Bagnasco contro le Nazioni unite: «Mi chiedo se hanno mai affrontato seriamente questa tragedia

Leo Lancari, il manifesto redazione • 18/8/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 1162 Viste

Sull’emergenza immi­gra­zione la chiesa torna ancora una volta all’attacco ma que­sta volta nel mirino non fini­scono i «poli­tici piaz­zi­sti» o il governo Renzi, ma diret­ta­mente l’Onu. A por­tare l’affondo è mon­si­gnor Angelo Bagna­sco, arci­ve­scovo di Genova e pre­si­dente della Con­fe­renza epi­sco­pale ita­liana che si chiede se le Nazioni unite si stiano muo­vendo nel modo gusto per fron­teg­giare la crisi, «Mi chiedo — ha detto il car­di­nale — se que­sti orga­ni­smi inter­na­zio­nali come l’Onu in modo par­ti­co­lare che rac­co­glie il potere poli­tico ma anche il potere finan­zia­rio, hanno mai affron­tato in modo serio e deciso que­sta tra­ge­dia umana». Parole che rac­col­gono l’adesione del gover­na­tore della Lom­bar­dia Roberto Maroni.
Bagna­sco parla nel corso di una visita al semi­na­rio arci­ve­sco­vile che si trova sulle alture di Genova e dove su richie­sta della pre­fet­tura ven­gono ospi­tati 50 pro­fu­ghi pro­ve­nienti da Nige­ria, Sene­gal, Afgha­ni­stan e Ban­gla­desh. «Quando vediamo cen­ti­naia, migliaia di per­sone, esseri umani, di donne, uomini e bam­bini che affron­tano i viaggi della morte per arri­vare in Paesi lon­tani dai pro­pri per motivi che ben sap­piamo — dice — non pos­siamo non con­clu­dere che que­sto pro­blema è un’emergenza vera­mente uma­ni­ta­ria, una tra­ge­dia dell’uomo».
Una crisi uma­ni­ta­ria che ogni anno coin­volge nel mondo quasi 60 milioni di per­sone in fuga dalle pro­prie case. E forse è pro­prio pen­sando a loro che Bagna­sco usa parole dure nei con­fronti delle Nazioni unite alle quali si appella per un inter­vento più inci­sivo.
In realtà tra gli orga­ni­smi inter­na­zio­nali l’Onu è tutt’altro che insen­si­bile al pro­blema dei pro­fu­ghi, al punto che attra­verso le sue agen­zie, Unhcr e Uni­cef, non c’è set­tore di crisi in cui non inter­viene diret­ta­mente: in Medio oriente come in Africa e in Asia, alle­stendo campi e assi­stendo i pro­fu­ghi con cibo e vestiti. Ma anche inter­ve­nendo e facendo pres­sione su governi.
Nei mesi scorsi, ad esem­pio, quando in Europa infu­ria­vano le pole­mi­che su come agire per met­tere fine alle tra­ge­die del Medi­ter­ra­neo e sulla divi­sione tra gli Stati mem­bri di poche decine di migliaia di pro­fu­ghi, dal palazzo di vetro sono par­tite sol­le­ci­ta­zioni all’Unione euro­pea per­ché met­tesse da parte egoi­smi e inte­ressi locali. Sol­le­ci­ta­zioni che, come si è visto, sono rima­ste ina­scol­tate.
Al punto che l’Unione euro­pea ancora stenta a farsi carico del pro­blema. Tra pochi giorni, i primi di set­tem­bre, a Bru­xel­les i capi di Stato e di governo si vedranno per met­tere a punto i mec­ca­ni­smi di divi­sione di circa 35mila pro­fu­ghi arri­vati in Ita­lia e Gre­cia, ma nono­stante le con­ti­nue tra­ge­die del mare e le imma­gini degli ingenti sbar­chi che arri­vano dalle isole gre­che, a oggi sem­bra dav­vero dif­fi­cile che sia è pos­si­bile supe­rare le divi­sioni viste finora. «Il tema dell’immigrazione è ed è stato una prio­rità per il pre­si­dente Junc­ker», ha detto ieri con otti­mi­smo una por­ta­voce della com­mis­sione, che ha ricor­dato come lo stesso Junc­ker sia stato «inco­rag­giato» da una tele­fo­nata rice­vuta gio­vedì scorso dalla can­cel­liera Mer­kel. «Ita­lia e Gre­cia non reste­ranno sole» ha invece pro­messo di nuovo il com­mis­sa­rio Ue all’Immigrazione Dimi­tris Avra­mo­pou­los appena tor­nato dalla Gre­cia.
Lecito dubi­tare che a set­tem­bre vedremo una Ue più soli­dale rispetto al pas­sato, anche per­ché le ele­zioni sono immi­nenti in Spa­gna e Polo­nia e le forze popu­li­ste sof­fiano sull’immigrazione per rac­co­gliere voti. Intanto — ed è già qual­cosa — arri­vano soldi per l’accoglienza: 7 miliardi di euro fino al 2020, dei quali 558 milioni sono desti­nati all’Italia e 474 alla Gre­cia. Ser­vi­ranno a allog­giare e iden­ti­fi­care i migranti, a valu­tare la loro posi­zione di richie­denti asilo e, in caso di respin­gi­mento, il loro even­tuale rim­pa­trio.
Nella con­sa­pe­vo­lezza, ormai una­nime, che quella legata all’immigrazione potrebbe diven­tare la que­stione più impor­tante con cui l’Europa dovrà fare i conti molto pre­sto: «Una sfida più grande del debito greco», ha avver­tito dome­nica scorsa la Mer­kel. Un con­cetto riba­dito ieri anche dal Wall street jour­nal, secondo il quale sarebbe a rischio l’integrazione euro­pea. «C’è biso­gno di un approc­cio su più fronti, incluse misure che creino fidu­cia nel pro­cesso di asilo nei Paesi dove i migranti arri­vano in cam­bio di un fermo impe­gno euro­peo a ricol­lo­care i migranti fra i vari paesi euro­pei. Una solu­zione come que­sta appare lon­tana», afferma il Wsj. La con­se­guenza è che la crisi «sta già avve­le­nando la poli­tica in Europa, ali­men­tando l’ascesa del nazio­na­li­smo e dei par­titi di destra». Un pro­cesso che –dice il Wsj — finirà con l’erodere l’integrazione europea».

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