Nei primi sette mesi dell’anno più di 2.000 morti nel Mediterraneo

L’Organizzazione Mondiale per l’Immigrazione (Oim) ha diffuso i nuovi dati dell’ecatombe che si consuma ogni giorno al largo delle nostre coste. “E’ inaccettabile”, ha dichiarato il direttore generale William Lacy Swing

Luca Fazio, il manifesto redazione • 5/8/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Studi, Rapporti & Statistiche • 1037 Viste

I numeri che aiu­tano a deci­frare un feno­meno di solito non si discu­tono. In que­sto caso, di fronte agli oltre 2.000 esseri umani morti nel medi­ter­ra­neo in poco più di sette mesi, è neces­sa­rio aggiun­gere qual­che con­si­de­ra­zione. Il maca­bro con­teg­gio, oltre a non scan­da­liz­zare l’opinione pub­blica, né chi ha la respon­sa­bi­lità di infor­marla, andrebbe aggior­nato di ora in ora visto che quasi non passa giorno senza una nuova tra­ge­dia dell’immigrazione. Quindi i morti sono “oltre” 2.000 (ma oltre quanto?), ma solo fino al 4 ago­sto, per­ché oggi è già un altro giorno. La mag­gior parte di que­ste per­sone sono anne­gate nei primi quat­tro mesi dell’anno, tra gen­naio e aprile, pro­prio quando il governo ha sospeso l’operazione Mare Nostrum. Inol­tre non è dato sapere quanti siano i migranti che quest’anno sono scom­parsi al largo della Sici­lia senza lasciare trac­cia. Sta­ti­sti­ca­mente, invece, si potreb­bero anche abboz­zare agghiac­cianti pre­vi­sioni sul saldo finale di morti (cen­site) nel mar Medi­ter­ra­neo in que­sto 2015 che verrà ricor­dato come uno dei più disa­strosi nella sto­ria dell’Unione euro­pea, soprat­tutto per quanto riguarda la gestione cri­mi­nale dei feno­meni migra­tori: alla fine potreb­bero essere più di 3 mila, un’ecatombe.

Que­ste e altre con­si­de­ra­zioni sug­ge­ri­scono i nuovi dati for­niti ieri dall’Organizzazione mon­diale per le migra­zioni (Oim). Nello stesso periodo dello scorso anno, per esem­pio, i decessi in mare fino alla fine di luglio sono stati 1.607, cifra quasi rad­dop­piata nei cin­que mesi suc­ces­sivi. Signi­fica che il peg­gio, come sem­pre, anche quest’anno potrebbe arri­vare dopo l’estate. “E’ inac­cet­ta­bile che nel XXI secolo le per­sone in fuga da con­flitti, per­se­cu­zioni, mise­ria e degrado ambien­tale deb­bano patire tali ter­ri­bili espe­rienze nei loro paesi, per non dire di quello che sop­por­tano durante il viag­gio per poi morire alle porte dell’Europa”, ha detto il diret­tore gene­rale dell’Oim Wil­liam Lacy Swing.

Quasi tutti i migranti scom­parsi hanno perso la vita nel canale di Sici­lia, in quel brac­cio di mare che separa la Libia dall’Italia, il per­corso di gran lunga più peri­co­loso per rag­giun­gere l’Europa. “Nono­stante l’Italia e la Gre­cia siano entrambe inte­res­sate da flussi migra­tori molto signi­fi­ca­tivi (rispet­ti­va­mente circa 97.000 e 90.500) — si legge nel rap­porto Oim — i tassi di mor­ta­lità sono molto diversi: sono stati circa 1.930 i migranti morti nel ten­ta­tivo di arri­vare in Ita­lia, men­tre sono stati circa 60 i migranti morti sulla rotta verso la Gre­cia”. Solo nell’ultima set­ti­mana, infatti, il mare ha resti­tuito 19 corpi senza vita. 14 salme sono state ripe­scate in acque inter­na­zio­nali da una nave della marina irlan­dese e sono arri­vate il 29 luglio a Mes­sina (morti di sete e stan­chezza); lunedì c’erano cin­que morti sulla nave di Medici Senza Fron­tiere arri­vata a Palermo.

Potrebbe andare peg­gio? Para­dos­sal­mente sì. Lo scrive l’Oim rico­no­scendo la vali­dità del lavoro delle forze navali che ogni giorno sal­vano vite in mezzo al mare. “Il numero dei decessi è dimi­nuito in maniera signi­fi­ca­tiva negli ultimi mesi e ciò è dovuto in gran parte al poten­zia­mento dell’operazione Tri­ton: il Medi­ter­ra­neo è ora per­lu­strato da un mag­gior numero di imbar­ca­zioni che si pos­sono spin­gere fino a dove par­tono le richie­ste di soc­corso”. Sono altre cifre, più con­so­lanti. In que­sti primi sette mesi dell’anno sono quasi 188 mila i migranti sal­vati nel Medi­ter­ra­neo. I prin­ci­pali paesi di ori­gine degli stra­nieri arri­vati in Ita­lia quest’anno sono l’Eritrea, la Nige­ria, la Soma­lia, la Siria, il Gam­bia e il Sudan. Sono dati sicu­ra­mente signi­fi­ca­tivi e non tra­scu­ra­bili che comun­que, sot­to­li­nea l’Oim, nulla hanno a che fare con la cosid­detta “emer­genza” o “inva­sione” visto che i cit­ta­dini euro­pei sono più di 500 milioni (il Libano, che conta una popo­la­zione di 4 milioni di abi­tanti, ospita 1 milione e mezzo di pro­fu­ghi siriani). Secondo l’Oim, che si augura un raf­for­za­mento delle ope­ra­zioni di sal­va­tag­gio, nei pros­simi mesi i flussi migra­tori verso l’Italia sono desti­nati a cre­scere, “e la soglia dei 200 mila sarà rag­giunta molto pre­sto”. E molto pre­sto — anche que­sta è una cer­tezza — in assenza di un pro­getto di acco­glienza pro­se­guirà la conta dei morti. “La chiu­sura non è una rispo­sta — ha detto mon­si­gnor Gian­carlo Perego, diret­tore della fon­da­zione Migran­tes della Cei — per­ché la chiu­sura non farà altro che aumen­tare que­ste tra­ge­die, come nell’Eurotunnel della Manica e come abbiamo visto ulti­ma­mente nel Mediterraneo.

For­tu­na­ta­mente non è stato il caso degli ultimi due sbar­chi. Ieri, a Mes­sina, sul molo Mar­coni, una unità mili­tare della Guar­dia costiera ha messo in salvo 305 migranti (tra cui 38 donne). Sem­pre ieri, nel porto di Vibo Valen­tia, è arri­vata una nave della marina sve­dese con 427 migranti pro­ve­nienti dall’Africa sub saha­riana (336 uomini, 83 donne e 8 minori).

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