Riforma ferma al palo terzo settore in allarme si allontana la svolta lavoro

Dopo l’ok della Camera ad aprile, le misure bloccate al Senato Il governo: “Ora acceleriamo su servizio civile e impresa sociale”

VALENTINA CONTE, la Repubblica redazione • 25/8/2015 • Copertina, Terzo settore & Non profit • 965 Viste

 ROMA. Il nervosismo, forse la delusione, sale dalla base. Cooperazione sociale, enti del servizio civile, volontariato temono ormai il binario morto. La legge delega per la riforma del terzo settore, annunciata da Renzi un anno fa come «grande momento di svolta» in conferenza stampa, giace ancora in Senato, dov’è arrivata il 20 aprile, dopo essere stata approvata dalla Camera. E lì rimarrà ancora un po’, a quanto si capisce. Il sottosegretario pd al Lavoro Luigi Bobba assicura che «ad ottobre andrà in aula», che il ministero «è pronto per lo sprint e sta già lavorando ai primi decreti attuativi, a partire da servizio civile e impresa sociale». Difficile convincere chi quella riforma la attende da vent’anni. Ancora più complicato spiegarlo alla platea ciellina che questa mattina accoglierà il premier al Meeting di Rimini.
Il governo puntava sulla riforma anche in termini occupazionali, sbandierando i dati di alcune cooperative secondo i quali un giovane su tre impegnato nel servizio civile viene poi assunto a tempo indeterminato. Il ministro Poletti (al Meeting domani) prometteva i decreti attuativi già tutti nel 2015. E la partenza di un primo contingente da 50 mila ragazzi entro l’anno, pagati 460 euro al mese (100 mila entro il 2017, diceva Renzi). «Sarà così, metteremo insieme le risorse di Garanzia giovani e del fondo per il servizio civile», ribadisce ora Bobba. «Partiranno con le vecchie regole, ma partiranno». Ma perché questo ritardo? «Ingorgo parlamentare, problemi di calendario », minimizza. La riforma però è finita nel budello della commissione Affari costituzionali del Senato, presieduta da Anna Finocchiaro (che ha fatto slittare al 7 settembre il termine per il deposito degli emendamenti). La stessa sommersa da 500 mila proposte di modifica per la ben più decisiva, per il governo, riforma della Costituzione. Non solo. Palazzo Madama, a quanto si apprende, alla ripresa dei lavori potrebbe essere investito anche della legge sulle unioni civili. Poi dal 15 ottobre toccherà allo tsunami della Finanziaria.
Maria Elena Boschi, ministro per i Rapporti col Parlamento, fiutando l’aria, ha convocato con urgenza i capigruppo di Camera e Senato, Zanda e Rosato, già a fine luglio, chiedendo di accelerare. Il relatore pd al Senato Stefano Lepri, incalzato dal magazine del non profit Vita e dall’invito della base appunto a «fare presto», si nascon- de dietro l’urgenza della riforma costituzionale, «mica la riforma della banana fritta». Gli si rimprovera la differenza con il Jobs Act, realizzato in sette mesi. «Nessuna volontà di insabbiare nulla, il testo è buono, va solo migliorato in cinque o sei passaggi».
Proprio per placare richieste e critiche, il 6 agosto un decreto del ministero dello Sviluppo economico e una delibera Cipe hanno anticipato un comma dell’articolo 7 della riforma. «Abbiamo creato un fondo rotativo di garanzia da 200 milioni, quattro volte lo stanziamento iniziale, che sarà attivato a settembre », spiega Bobba. «Con questo fondo pensiamo di finanziare circa 500 iniziative importanti. Possono accedervi 15 mila cooperative sociali e chiedere da 100 mila euro a 10 milioni a un tasso dello 0,50% per impianti o software e ricerca ». La riforma contiene anche altro. Oltre al servizio civile universale, la modifica al libro primo del codice civile che traccerà il recinto del terzo settore. Partiti e sindacati fuori. Ma associazioni e fondazioni che svolgono attività commerciale dentro. Purché rispettino nuove norme di trasparenza, obblighi di fatturazione e bilancio e tutela dei terzi. Indispensabili in tempi di Mafia Capitale e scandali coop. Si prevedono poi maggiori e omogenei incentivi fiscali. Senato permettendo.

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