Spa­gna, migrante muore soffocato nella valigia

Fortezza Europa. Ancora morti nel disperato tentativo di varcare le frontiere del vecchio continente. A Palermo sbarca una nave di Medici Senza Frontiere con a bordo 529 migranti e cinque cadaveri. Altri sbarchi ieri a Crotone e a Reggio Calabria

Luca Fazio, il manifesto redazione • 4/8/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 1101 Viste

La “for­tezza Europa” non è ine­spu­gna­bile ma tutti devono ren­dersi conto che ormai è diven­tata uno dei luo­ghi più ino­spi­tali della terra. Deve essere per que­sto che ogni giorno esi­bi­sce cada­veri nell’indifferenza gene­rale, come acca­deva nei secoli bui quando bri­ganti e stra­nieri veni­vano impa­lati fuori dalle mura per sco­rag­giare assalti e scor­ri­bande. Alle fron­tiere o in mezzo al mare ogni giorno si con­ti­nua a morire. Uomini e donne muo­iono come sem­pre, anne­gati o distrutti per la fatica sui bar­coni, altre volte invece ci sono tra­ge­die che col­pi­scono più del solito per le moda­lità con cui gli esseri umani per­dono la vita nel ten­ta­tivo di var­care una fron­tiera. Come è acca­duto lunedì su un tra­ghetto che col­lega Meilla, l’enclave spa­gnola in Marocco, ad Alme­ria, nella Spa­gna del sud.

Un ragazzo maroc­chino di 27 anni è morto asfis­siato. Era nasco­sto den­tro una vali­gia siste­mata nel baga­gliaio dell’automobile del fra­tello. Lo ha annun­ciato ieri la Guar­dia Civil spa­gnola che ha arre­stato il fra­tello mag­giore con l’accusa di omi­ci­dio col­poso. Il ragazzo, che aveva esco­gi­tato il dop­pio nascon­di­glio, si è accorto che il fra­tello non respi­rava ma quando è inter­ve­nuto l’equipaggio non c’era più niente da fare. L’episodio non può non ripor­tare alla memo­ria la sto­ria di Adou, il pic­colo ivo­riano di otto anno che lo scorso mag­gio è stato tro­vato nasco­sto in una vali­gia men­tre cer­cava di oltre­pas­sare il con­fine tra il Marocco e Ceuta, sem­pre nella Spa­gna del sud. La sua imma­gine ai raggi X — era nasco­sto in posi­zione fetale — ha fatto il giro del mondo e ha indi­gnato i cit­ta­dini spa­gnoli. La sua sto­ria si è risolta nel migliore dei modi. Oggi Adou vive con i suoi geni­tori. Era stato il padre ad esco­gi­tare il piano per­ché non aveva soldi a suf­fi­cienza per avviare le pra­ti­che per il visto.

Ma non si ferma qui l’infinita conta dei morti in que­sti primi giorni di ago­sto. Altri quat­tro migranti pro­ve­nienti dalle zone sub­sa­ha­riane, ha comu­ni­cato il mini­stero degli Interni maroc­chino, dome­nica scorsa sono anne­gati ten­tando di rag­giun­gere a nuoto le spiagge dell’enclave di Ceuta. Di “rou­tine”, invece, sono le tra­ge­die che si con­su­mano nel silen­zio sulle coste ita­liane, anche quando i bar­coni ven­gono inter­cet­tati al largo della Libia prima che spa­ri­scano nel Medi­ter­ra­neo. Ieri, sulla nave di Medici Senza Fron­tiere attrac­cata al molo Pun­tone di Palermo, sono sbar­cati 529 migranti e cin­que cada­veri. Sono tutti morti per disi­dra­ta­zione durante le tre­dici ore di viag­gio prima del soc­corso. Lo staff di Msf rac­conta di un’esperienza molto trau­ma­tica vis­suta a bordo della nave dove è stata improv­vi­sata una ceri­mo­nia fune­bre. I medici si sono presi cura di due bam­bini pic­coli che hanno perso il padre e di altri tre che invece hanno visto morire la madre. Anche la situa­zione a terra è sconfortante.

“Il sistema dell’accoglienza dei migranti al porto di Palermo che si fonda pre­va­len­te­mente sul volon­ta­riato non andrà avanti per molto — spiega padre Ser­gio Mat­ta­liano, diret­tore della Cari­tas di Palermo — solo per acqui­stare le scarpe ci vogliono die­ci­mila euro a sbarco e la Cari­tas non ha risorse illi­mi­tate. I volon­tari cre­scono, gli aiuti del Comune e del Governo no. Anzi, sono niente”. La Cari­tas paler­mi­tana, che da tre mesi ha deciso di non avere più cen­tri con­ven­zio­nati con la pre­fet­tura, punta il dito con­tro le isti­tu­zioni e la disor­ga­niz­za­zione. “Quello che riu­sciamo a fare — pro­se­gue Mat­ta­liano — è solo frutto della prov­vi­denza. Abbiamo biso­gno di tempo per orga­niz­zarci e in pas­sato era­vamo tra i primi ad essere ad essere avver­titi dagli sbar­chi, oggi non più. Biso­gna tro­vare risorse e met­tere in campo tutto quello che serve. Negli ultimi sbar­chi ho rice­vuto noti­zie 24 ore prima, fino a che ce la faremo bene, ma non sarà sem­pre così”. Dalla Sici­lia alla Cala­bria la situa­zione è la mede­sima. Sem­pre ieri 86 migranti sono stati tratti in salvo al largo della costa di Cro­tone, erano a bordo di una imbar­ca­zione di 15 metri par­tita da una loca­lità turca. Le ope­ra­zioni di sbarco sono state com­plesse per­ché a bordo c’erano 27 bam­bini e 24 donne. Nel porto di Reg­gio Cala­bria, invece, è arri­vata una nave della marina mili­tare con 369 migranti (263 uomini, 88 donne e 45 minori).

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