Tramonto sui Le Pen

Francia. Una saga politica che fin dal 1992 si intreccia con la famiglia. Jean Marie, il fondatore del Front National, espulso dalla figlia Marine

Francesco Ditaranto, il manifesto redazione • 23/8/2015 • Copertina, Internazionale • 674 Viste

Francia. Una saga politica che fin dal 1992 si intreccia con la famiglia. Jean Marie, il fondatore del Front National, espulso dalla figlia Marine. E la nipote Marion, bionda bambina nel manifesto, rischia di trovarselo come avversario nelle regionali di dicembre

C’è una foto­gra­fia, a colori, di una bam­bina bionda, in brac­cio a un signore di circa sessant’anni. La bam­bina non può averne più di tre e sem­bra sul punto di pian­gere. Il signore sor­ride, sicuro di sé. Chissà quante volte Marion Marechal-Le Pen avrà visto quell’immagine, diven­tata poi lo sfondo di un mani­fe­sto elet­to­rale del Front Natio­nal nel 1992.

Lo slo­gan recita: «Sicu­rezza… la prima delle libertà». La bam­bina bionda è lei. È in brac­cio a suo nonno, Jean-Marie Le Pen, fon­da­tore del par­tito d’estrema destra fran­cese e padre di Marine, sua zia e attuale pre­si­dente del Front National.

Chissà se Marion ha ripen­sato a quella foto­gra­fia negli ultimi giorni, ora che, la saga dei Le Pen, sem­bra sul punto di ter­mi­nare nel peg­giore dei modi. A guar­darla oggi, quell’immagine ha il sapore di un’investitura, di un approc­cio fami­li­stico alla cosa pub­blica che è morto con il par­ri­ci­dio poli­tico ope­rato da Marine ai danni dell’anziano padre. Marion Marechal-Le Pen ha 25 anni, è l’unica depu­tata dell’Assemblea nazio­nale uscita diret­ta­mente dalle fila del par­tito, e soprat­tutto rap­pre­senta il frutto più acerbo della dina­stia Le Pen. Non ha par­ti­co­lari meriti, siede in par­la­mento ed è can­di­data alle regio­nali di dicem­bre nella regione Paca, per il suo cognome. Que­sto lei lo sa, e sa anche che essere stata la pre­di­letta del nonno appena allon­ta­nato dal par­tito, men­tre zia Marine prova a nor­ma­liz­zarne il discorso xeno­fobo e nazio­na­li­sta, potrebbe costarle caro.

Jean-Marie Le Pen è stato escluso dal Front Natio­nal e, di con­se­guenza pri­vato della carica di pre­si­dente ono­ra­rio, gio­vedì scorso, dopo una sorta di pro­cesso in seno al comi­tato ese­cu­tivo del par­tito. La ragione, uffi­ciale, sta nelle frasi dell’anziano lea­der sulle camere a gas nazi­ste, defi­nite un det­ta­glio nella sto­ria. Per Marine Le Pen e Flo­rian Phi­lip­pot, vice-presidente e nuova anima gaul­li­sta dell’estrema destra, era il momento di farla finita con le uscite con­tro­pro­du­centi del fon­da­tore. Eppure le posi­zioni dell’ex-ufficiale dei parà, stre­nuo oppo­si­tore dell’indipendenza alge­rina, erano note da tempo, e non sem­pre erano state isolate.

La stessa Marion ha inter­pre­tato, in chiave post-moderna, lo stile del nonno. Basti pen­sare alla disin­volta vici­nanza a un ex-appartenente alla for­ma­zione di ultra­de­stra, Blocco iden­ti­ta­rio. O ancora alle minacce rivolte dalla ven­ti­cin­quenne a un gior­na­li­sta, docu­men­tate da un fuori onda. «Quando vin­ce­remo, vi faremo dav­vero male» gli aveva detto la gio­vane Le Pen dopo che si era rifiu­tato di con­se­gnare un pre­mio a un sin­daco del Front Natio­nal, nel gen­naio scorso. Nulla a che vedere, insomma, con il nuovo stile repub­bli­cano, con il par­tito dal volto pre­sen­ta­bile e moderno, sognato da zia.

La gio­vane depu­tata ha incar­nato, sinora, la pro­se­cu­zione delle idee e dello stile del vec­chio Front Natio­nal, restando nel solco del fon­da­tore. Ne è impre­gnata e, forse, ne resterà intrap­po­lata. I for­tis­simi legami affet­tivi con il nonno-eroe, sono fon­da­men­tali per capirne l’ascesa ful­mi­nante in poli­tica. Fu Jean-Marie a con­vin­cerla a can­di­darsi alle Poli­ti­che 2012, dopo una non entu­sia­smante espe­rienza alle regio­nali di due anni prima. «Sei o no una Le Pen?» le chiese. Pochi mesi dopo, Marion, a soli 22 anni, diventò la più gio­vane depu­tata dell’Assemblea nazio­nale francese.

Nella frase, è rias­sunta la dina­mica interna al par­tito che per la bam­bina bionda della foto è stato, prima di tutto, fami­glia. La can­di­da­tura alla regione Paca, sto­rico bacino di voti di Jean-Marie, ha rap­pre­sen­tato uno psi­co­dramma più fami­gliare che poli­tico per il clan Le Pen, al cen­tro del quale — quasi ostag­gio nella bat­ta­glia tra suo nonno e sua zia — c’è pro­prio Marion.

L’anziano fon­da­tore del par­tito non ha ancora chia­rito se cor­rerà con­tro sua nipote. Lui non ha nulla da per­dere, come un ani­male ferito. Lei vuole asso­lu­ta­mente evi­tare lo scon­tro con un parente così ingom­brante. Si spiega così il pro­filo discreto tenuto dalla gio­vane depu­tata in que­sta bat­ta­glia tra gene­ra­zioni. La nipote del lea­der deca­duto si è detta in disac­cordo con le parole del nonno sulle camere a gas, ma ha anche affer­mato di pro­vare ver­go­gna per lo spet­ta­colo offerto dal par­tito. Un modo di gua­da­gnarsi un’indipendenza e una sta­tura poli­tica che, però, ancora non possiede.

Per Marine Le Pen e Flo­rian Phi­lip­pot, che ten­gono sal­da­mente il comando della for­ma­zione d’estrema destra, l’obiettivo delle pros­sime ele­zioni regio­nali, e, ancor di più, delle pre­si­den­ziali 2017, è dre­nare voti ai repub­bli­cani di Sar­kozy. Per farlo, i due sono dispo­sti a sacri­fi­care il vec­chio lea­der, troppo sco­modo per essere votato dai delusi degli altri schieramenti.

La dina­stia Le Pen è finita. Il Front Natio­nal deve diven­tare un par­tito vero nei pro­getti dei nuovi diri­genti. La pros­sima a cadere potrebbe essere pro­prio Marion Marechal-Le Pen, l’amata nipote di Jean-Marie, che rap­pre­senta pla­sti­ca­mente la dina­stia in guerra. Ora il suo cognome e la sua sto­ria si sono fatti pesanti. Potrebbe andare allo scon­tro aperto con il nonno, diven­tando parte di quelli che lui con­si­dera con­giu­rati, con il rischio di per­dere le ele­zioni pro­prio nel feudo di fami­glia. In que­sto caso, quella foto­gra­fia resterà solo l’immagine di una pic­cola bam­bina bionda in brac­cio a un signore sulla ses­san­tina. E que­sto lei lo sa bene.

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