Tzvetan Todorov: “Governi egoisti ma così l’Occidente non avrà un futuro”

PARIGI. «LA CRISI dei rifugiati che stiamo vivendo in questi giorni rivela che la costruzione europea è molto meno avanzata di quanto non si creda». E’ la riflessione di Tzvetan Todorov di fronte alle ultime stragi di profughi. Il filosofo francese di origine bulgara denuncia soprattutto l’immobilismo dei paesi europei, incapaci di dare una risposta comune al dramma dei migranti: «Diversi governi lontani dai confini esterni dichiarano che quello che vi sta accadendo non li riguarda. Come è possibile scaricare esclusivamente su Grecia e Italia la gestione dei rifugiati che arrivano da sud e da est? Il ripiegamento egoistico all’interno del proprio territorio nazionale è un cattivo presagio per il nostro futuro. Alcuni paesi stanno reagendo meglio di altri, ma nel complesso l’Unione Europea è molto deludente.»
Ma è giusto che sia l’Europa a farsi carico di questo flusso di migranti?
«Gran parte dei rifugiati che stanno arrivando in Europa in questi mesi fuggono situazioni di guerra, di cui noi, i paesi occidentali, siamo direttamente o indirettamente responsabili. Siamo intervenuti militarmente in Afghanistan, Iraq, Libia, Repubblica Centroafricana, Mali, e abbiamo incoraggiato la guerra civile in Siria. La democrazia e i diritti dell’uomo sono stati usati per giustificare tali interventi militari, che però non hanno mantenuto le loro promesse. La democrazia, infatti, non si esporta a colpi di missili e droni. Il risultato di tali scelte militari sono davanti ai nostri occhi: insicurezza sempre più diffusa, inasprimento dei conflitti etnici e religiosi, guerre civili e ora questo flusso di rifugiati che cerca di raggiungere un’oasi di pace e di prosperità ».
Ci sono anche i profughi che fuggono dalla miseria. C’è però chi dice, a destra come a sinistra, che l’Europa non può accogliere tutti.
«I movimenti di popolazione motivati da ragioni economiche non sono una novità. Oggi in Europa abbiamo paura che i nuovi arrivati portino via il lavoro agli autoctoni, ma le cose non stanno affatto così: io credo che i nuovi arrivati creino anche opportunità di sviluppo, come è successo agli Stati Uniti nei decenni scorsi» .
Ma non teme che l’aumento dell’immigrazione rafforzi ulteriormente la xenofobia che viene sfruttata dai populisti di ogni tipo?
«Checché ne dicano i profeti di sventura, l’Europa non è certo minacciata dall’invasione dei nuovi barbari o dall’islamizzazione strisciante. Non a caso, tutte le grandi religioni e tutte le morali profane raccomandano l’ospitalità e la benevolenza nei confronti dei nuovi arrivati: siamo tutti potenzialmente stranieri e la compassione è una caratteristica insita nel profondo della nostra civiltà. Come non essere sconvolti di fronte alla sorte di esseri umani costretti a fuggire e a pagare una fortuna a trafficanti senza scrupoli, e a rischiare la vita su imbarcazioni inaffidabili o dentro camion frigoriferi? Quante persone dovranno ancora morire asfissiate o annegate prima che si risvegli la compassione dei governi?».
Quale potrebbe essere una politica efficace per affrontare la crisi dei migranti?
«Se i rifugiati sono già alle nostre porte o nei nostri paesi, occorre soccorrerli e aiutarli. Alcuni resteranno da noi e si integreranno, altri torneranno nel proprio paese, che spesso è il loro sogno più grande. Contemporaneamente però occorre agire sulle cause li hanno spinti a fuggire. Dobbiamo fare del nostro meglio per impedire le guerre e le violenze sui loro territori. Facilitare i viaggi temporanei da e per i loro paesi. Favorire lo sviluppo economico in loco, cosa che è anche nel nostro interesse. Ma nulla garantisce che il futuro sarà proprio questo. La stupidità infatti è dura a morire».


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