Un esodo dalle guerre

Frontex offre i numeri aggiornati: nei primi sette mesi del 2015 sono arrivati nell’Ue già 340mila migranti, in massima parte fuggiti dai conflitti in Siria, Afghanistan, Iraq ed Eritrea

Riccardo Chiari, il manifesto redazione • 19/8/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Studi, Rapporti & Statistiche • 767 Viste

Migranti. La missione Frontex offre i numeri aggiornati: nei primi sette mesi del 2015 sono arrivati nell’Ue già 340mila migranti, in massima parte fuggiti dai conflitti in Siria, Afghanistan, Iraq ed Eritrea. Sulle coste italiane sono sbarcati in 90mila, ma ora i passaggi più battuti sono quelli del Mediterraneo orientale via mare, e dei Balcani occidentali via terra.

I numeri dell’esodo par­lano da sé: nel mese di luglio sono stati 107.500 i migranti arri­vati nell’Unione Euro­pea. Di que­sti “solo” 20mila, quasi tutti eri­trei e nige­riani, sono sbar­cati sulle coste ita­liane. Il mag­gor numero di arrivi, circa 50mila pro­ve­nienti soprat­tutto dalla Siria e dall’Afghanistan attra­verso la Tur­chia, è stato regi­strato nel mar Egeo, sulle isole gre­che di Lesbo, Chio, Samo e Kos. A com­ple­tare il qua­dro, fa sapere la mis­sione Fron­tex, ci sono i quasi 35mila migranti entrati in Unghe­ria.
Da quando è nata Fron­tex, nel 2008, è la prima volta che si supe­rano i cen­to­mila arrivi men­sili. Record che batte record recen­tis­simo, quello del mese di giu­gno quando a sbar­care sulle coste dell’Ue o ad attra­ver­sare le sue fron­tiere sono stati in 70mila. Un trend in rapida ascesa che trova con­ferma nei dati di medio periodo: nei primi sette mesi del 2015 i migranti arri­vati nell’Unione euro­pea sono stati 340mila – 90 mila sbar­cando sulle coste ita­liane — quando in tutto il 2014 erano arri­vati in 280mila.
I ter­mi­nali di Fron­tex segna­lano poi una novità: “Per molti anni – ricorda l’agenzia — molti migranti che entra­vano in Europa via mare par­ti­vano dalla Libia, punto di incon­tro delle rotte dei migranti dal Corno d’Africa e dall’Africa occi­den­tale prima di imbar­carsi verso l’Europa”. Nel 2015 i pas­saggi più bat­tuti sono stati invece quello del Medi­ter­ra­neo orien­tale via mare, e quello dei Bal­cani occi­den­tali via terra. “Le prime tre nazio­na­lità di migranti a seguire que­ste rotte sono Siria, Afgha­ni­stan e Iraq”. Tutti poten­ziali rifu­giati, civili che scap­pano dalla guerra e che cer­cano rifu­gio nell’Unione.
Nel rap­porto tro­vano spa­zio alcune par­ti­co­la­rità, come la dimi­nu­zione del numero di siriani in par­tenza dalle coste libi­che, in par­ti­co­lare a feb­braio e a marzo. La mis­sione offre que­sta chiave di let­tura: “Que­sto può essere dovuto alla situa­zione sem­pre più insta­bile in Libia, e al fatto che Egitto e Alge­ria, paesi che in pas­sato erano di tran­sito verso la Libia, hanno aumen­tato i requi­siti per il rila­scio del visto ai siriani. La Tur­chia invece non ha que­sti requi­siti, i cit­ta­dini della Siria pre­fe­ri­scono quindi entrare in Europa attra­verso la Gre­cia e la Bul­ga­ria”.
Di fronte alla “pres­sione senza pre­ce­denti ai con­fini di Gre­cia, Ita­lia e Unghe­ria”, il diret­tore ese­cu­tivo di Fron­tex, Fabrice Leg­geri, lan­cia l’ennesimo appello a Bru­xel­les: “Que­sta è una situa­zione di emer­genza per l’Europa, tutti gli Stati mem­bri agi­scano a soste­gno delle auto­rità nazio­nali che stanno acco­gliendo un enorme numero di migranti ai loro con­fini. Fron­tex ha chie­sto agli Stati mem­bri di for­nire stru­menti aggiun­tivi e per­sone a sup­porto delle nostre ope­ra­zioni in Gre­cia e Unghe­ria, men­tre la Com­mis­sione euro­pea ha appro­vato pro­grammi nazio­nali per for­nire signi­fi­ca­tiva assi­stenza eco­no­mica agli Stati mem­bri per­ché affron­tino que­ste sfide”.
La tra­du­zione è pre­sto fatta: ci vogliono altri mezzi e altro per­so­nale, così come aveva richie­sto anche il com­mis­sa­rio Ue all’immigrazione, il greco Dimi­tris Avra­mo­pou­los, con una let­tera uffi­ciale ai 28 mini­stri dell’interno dell’Unione. I finan­zia­menti ci sono, a man­care sem­bra invece la volontà poli­tica di poten­ziare gli inter­venti di soc­corso. Per far fronte ad altri, que­sta volta tra­gici, numeri dell’esodo: quelli dell’Organizzazione inter­na­zio­nale per le migra­zioni (Oim), che in que­sto 2015 ha con­tato oltre due­mila morti nel Medi­ter­ra­neo.
Nella lun­ghis­sima lista delle vit­time anche i 49 sof­fo­cati nella stiva del bar­cone soc­corso nel giorno di Fer­ra­go­sto, poi arri­vato nel porto di Cata­nia con oltre 300 super­stiti. Da que­sti ultimi le testi­mo­nianze che hanno per­messo di fer­mare otto gio­vani sca­fi­sti. Nel men­tre la Capi­ta­ne­ria di Reg­gio Cala­bria sal­vava 113 ira­cheni indi­vi­duati a bordo di un bar­cone in legno al largo della costa reggina.

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