Alexis,la prova del fuoco ora 127 misure d’austerità da far digerire al paese

Le prossime settimane ci diranno subito se il governo rosso-bruno Syriza-Anel riuscirà senza intoppi – sfruttando l’abbrivio elettorale – a far digerire alla Grecia la drammatica dose di tagli

ETTORE LIVINI, la Repubblica redazione • 22/9/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 831 Viste

ATENE . Niente luna di miele post-elettorale con gli elettori. Zero tempo per festeggiare. Il governo Tsipras bis decolla oggi con davanti a sé un Everest da scalare: 100 giorni di fuoco, da qui a fine anno, entro cui approvare 127 misure d’austerità – alcune delicatissime per gli equilibri interni di Syriza – previste nel nuovo memorandum imposto dalla Troika, pari al 55% del piano complessivo. Una strada piena di insidie ma da percorrere fino in fondo per non regalare a Wolfgang Schaeuble la scusa per bloccare i finanziamenti e riaprire il capitolo della Grexit.
A suonare la fine della ricreazione ancora prima della formazione dell’esecutivo è stata ieri Bruxelles. «Ci complimentiamo con il neo-premier – ha detto il portavoce della Commissione Ue – . Ricordiamo con piacere che lui e il suo partito si sono impegnati a fare le riforme. E ci auguriamo che agiscano subito, visto che le cose da fare sono tante e le settimane a disposizione poche».
«I creditori possono stare tranquilli, rispetteremo la road map dell’accordo», assicura l’ex ministro dell’economia Giorgos Stathakis. L’agenda dell’autunno ateniese è però davvero da brividi e rischia di mettere a dura prova la fiducia del paese nell’esecutivo. La prossima settimana arriverà nelle case dei greci la bolletta della nuova tassa sulla casa, la temutissima Enfia, molto cresciuta rispetto allo scorso anno. Entro fine ottobre il governo dovrà mettere in cantiere una finanziaria supplementare per il 2015 per rispettare gli obiettivi di bilancio e approvare il budget preventivo (lacrime e sangue, ça va sans dire ) per il 2016. Nello stesso periodo il Parlamento dovrà dare l’ok alla riforma fiscale che colpirà in particolare gli agricoltori, completare il riordino del sistema previdenziale con l’addio alle baby-pensioni, varare il contestatissimo fondo per le privatizzazioni facendo partire subito quella del Pireo e delle ferrovie. Tra novembre e dicembre dovrà provvedere poi alla liberalizzazione delle professioni e del mercato del lavoro, chiudendo prima possibile la ricapitalizzazione delle banche – i creditori hanno stanziato 25 miliardi – la conditio sine qua non per iniziare a pensare davvero alla fine dei controlli dei capitali, la palla al piede che frena l’economia nazionale.
Tsipras non si fa troppe illusioni. La strada, lo sa, è in salita. E lui è tra due fuochi: da una parte quello dei falchi del rigore, molti dei quali sono certi che la Grecia non riuscirà a rispettare le tempistiche del memorandum (a dicembre Atene avrà bisogno di una nuova tranche di aiuti da 3 miliardi per rispettare alcune scadenze di prestiti); dall’altra quella della minoranza del suo partito. L’addio di Yanis Varoufakis e degli uomini di Panagiotis Lafazanis ha lasciato sì una Syriza più coesa, ma non ha eliminato i mal di pancia di alcune correnti – specie il Gruppo dei 53 guidato da Euclis Tsakalotos – che contestano al premier una gestione troppo centralizzata.
«I veri esami per noi iniziano ora – ammette Gavril Sakellaridis, amico d’infanzia di Tsipras, ex portavoce del suo governo e ora candidato a una poltrona da ministro – . Il memorandum dobbiamo applicarlo per un motivo semplice: non perdere i finanziamenti che ci consentiranno di avviare un programma parallelo fatto di riforme davvero di sinistra in grado di cambiare il paese». Quali? «Le norme che ci permetteranno di farla finita con lo strapotere degli oligarchi, quelle per depoliticizzare la pubblica amministrazione e per far pagare le tasse a tutti – spiega Stathakis – . Temi su cui tra l’altro il nostro interesse e quello dei creditori coincidono al 100%».
Le prossime settimane ci diranno subito se il governo rosso-bruno Syriza-Anel riuscirà senza intoppi – sfruttando l’abbrivio elettorale – a far digerire alla Grecia la drammatica dose di tagli che è obbligato a rifilare al paese questo autunno. La speranza di Tsipras è che l’Europa, oltre al ruolo di cerbero controllore del rispetto degli impegni, premi la sua “conversione forzata” all’austerità. La prima prova del nove ci sarà già a fine ottobre, quando inizieranno i negoziati per la ristrutturazione del debito. Un successo su questo fronte permetterebbe al premier di giustificare i nuovi sacrifici imposti ai suoi concittadini. Atene punta anche a mobilizzare in tempi stretti una serie di fondi comunitari (il tam tam parla di sei miliardi) per varare investimenti pubblici e far ripartire l’economia. Il Pil quest’anno scenderà di un altro 1.5-2%. «Se Bruxelles ci dà una mano potremmo tornare a crescere già a inizio 2016», assicura Stathakis. E con più della metà del memorandum alle spalle – se il governo riuscirà a far percorso netto in questi 100 giorni di fuoco – la strada per lo Tsipras 2 a quel punto potrebbe iniziare a essere in discesa.
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