Bangladesh,ucciso un italiano Lo Stato islamico rivendica sul web

Il cooperante Cesare Tavella,51 anni freddato a colpi di pistola. Un testimone “Erano in tre,lo seguivano in moto” Lavorava per una ong olandese

PAOLO G. BRERA, la Repubblica redazione • 29/9/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 833 Viste

«Il mio tempo qui è troppo breve per non cercare di goderlo al massimo in modo sano e positivo», scriveva Cesare Tavella come se sapesse. Aveva 51 anni. Ha girato il mondo aiutando gli altri, ma ieri sera il suo destino ha incrociato un gruppo di sicari in motocicletta. Alle 18,15 locali lo hanno ammazzato a pistolettate mentre faceva jogging su un marciapiedi di cemento nel quartiere diplomatico di Dacca, tra i 15 milioni di abitanti della capitale del Bangladesh. Almeno tre colpi al braccio, a una mano e al petto. Poche ore più tardi ecco la rivendicazione «dello Stato Islamico», rilanciata dal sito di intelligence Site : abbiamo «ucciso il crociato», vaneggiano.
Cesare Tavella, veterinario di Casola Valsenio in provincia di Ravenna, cooperante dal 1993, padre orgoglioso di una ragazza che «faccio il mio meglio per crescere come una persona completa, profonda e seria, con principi e rispettosa», da pochi mesi era il project manager di “Proofs”, un progetto quadriennale di aiuti per «migliorare la sicurezza e il reddito delle famiglie; il cibo, le abitudini alimentari per le donne, i neonati e i bambini; l’igiene, la qualità dell’acqua e dei servizi igienici; e la situazione di 80mila famiglie di agricoltori alla base della piramide sociale in sette distretti del Bangladesh». Un progetto in cui lavoravano 150 persone, ma da ieri il Bangladesh è un luogo molto più pericoloso in cui aiutare gli altri.
Ieri mattina il ministero degli Esteri britannico aveva lanciato l’allarme per i cittadini del Regno: sulla base di «informazioni affidabili» aveva intercettato il rischio che «militanti possano colpire interessi occidentali in Bangladesh». E la squadra nazionale australiana di cricket aveva rinviato la tournée nel Paese proprio per il pericolo di finire nel mirino. Persino la Spagna aveva allertato i suoi concittadini con un messaggio: «Prudenza, soprattutto nei luoghi pubblici ». E l’Italia? «L’ambasciata aveva elevato il livello d’allarme terrorismo».
Le prime indagini dicono che Cesare Tavella non è caduto per caso sotto i colpi dei suoi assassini. Lo seguivano, sostiene un testimone ascoltato dalla polizia. Erano «almeno in tre», a bordo delle loro motociclette, e hanno ammazzato un uomo inerme che si rilassava con una corsetta serale nel quartiere residenziale e modaiolo di Gulshan, tra ristorantini ed ambasciate. Non aveva un nemico al mondo, al contrario aveva amici ovunque avesse vissuto, e l’elenco è lungo così: dalla Corea del Nord al Camerun, dallo Yemen alla Mongolia. Ma la rivendicazione dell’Is, tutta da confermare per la nostra intelligence, è la solita farneticazione dei tagliagole: «In un’operazione di alto livello eseguita dai soldati del Califfato del Bangladesh, un’unita di sicurezza ha colpito il crociato Tavella Cesare dopo averlo inseguito in una delle vie di Dacca, ed è stato ucciso con una pistola con il silenziatore per la volontà di Dio. Avvisiamo i cittadini dell’alleanza crociata che non avranno nessuna sicurezza nella casa dell’Islam, e che questo è solo l’inizio».
Nella casa di Tavella e della sua compagna, invece, i musulmani entravano in pace come chiunque altro. Era iscritto al sito CouchSurfing , dove si incrociano i viaggiatori che offrono e ricevono ospitalità: «Ora vivo e lavoro a Dacca, in Bangladesh, e ho una camera da letto matrimoniale a disposizione degli ospiti, benvenuti a scoprire questa folle ma interessante megalopoli!». Ma la coppia ospitava anche nel podere sui monti dell’Appennino Emiliano romagnolo dove Cesare tornava a ogni fine missione, un eremo divino «a cinque chilometri dalla prima fermata di un mezzo pubblico ».
Adesso è il tempo del dolore, ma è anche quello delle indagini: i sicari sono spariti nel traffico caotico della metropoli, e le rivendicazioni dell’Is a volte si appropriano di delitti altrui. La pista del terrorismo islamico, però, è credibile nella condizione sociale sdrucciolevole del paese asiatico, e le altre ipotesi sfumano come meno probabili: una rapina finita male? Non gli hanno rubato nulla. Un delitto su commissione? Nessuno, pare, voleva male a quell’italiano che amava «viaggiare e leggere, il trekking e lo yoga, il buon vino e il buon cibo, la musica, le uscite la sera, parlare e scoprire le idee altrui ». Quell’italiano «dalla mentalità aperta e alla mano. Sorridente, perlopiù».

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