Cop21: l’Europarlamento prepara le proposte

Riscaldamento climatico. Oggi a Roma riunione interparlamentare tra Strasburgo e deputati italiani. Il relatore Pargneux: “c’è intesa sugli obiettivi” per limitare le emissioni a effetto serra. Il dramma prossimo venturo dei rifugiati climatici

Anna Maria Merlo, il manifesto redazione • 17/9/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina • 760 Viste

Oggi si svolge a Roma, nella sede dell’ufficio di infor­ma­zione del Par­la­mento euro­peo, il primo dibat­tito inter­par­la­men­tare in vista della Cop21, la Con­fe­renza dell’Onu del clima, che avrà luogo a Parigi dal 30 novem­bre all’11 dicem­bre. L’eurodeputato Gil­les Par­gneux (socia­li­sta fran­cese) è il rela­tore del rap­porto del Par­la­mento euro­peo, che verrà discusso in aula, a Stra­sburgo, a fine otto­bre, per essere poi pre­sen­tato alla Cop21. Il Par­la­mento euro­peo sarà pre­sente al nego­ziato della Con­fe­renza Onu, al pari delle dele­ga­zioni dei 196 stati partecipanti.

–L’Europa si lacera sull’accoglienza dei rifu­giati che fug­gono dalle guerre. Cosa suc­ce­derà se non c’è accordo sul clima, il cui disor­dine già causa più di 22 milioni di pro­fu­ghi nel mondo?

“Se non ci sarà un accordo, sarà un fal­li­mento mon­diale. Se non si rag­giunge un accordo vin­co­lante per evi­tare che il riscal­da­mento cli­ma­tico superi i 2 gradi, si parla di 200 milioni di pro­fu­ghi in pro­spet­tiva. A breve, dob­biamo rego­lare l’accoglienza dei rifu­giati, con la ripar­ti­zione soli­dale, anche andando con­tro un’opinione pub­blica in parte ostile, per restare con­formi ai nostri ideali. Sul lungo periodo, biso­gna arri­vare alla sta­bi­liz­za­zione dei paesi d’origine, a comin­ciare da Siria e Iraq. Al tempo stesso, l’Ue deve man­te­nere degli obiet­tivi ambi­ziosi sul clima, per arri­vare a un accordo alla Cop21, la più impor­tante dopo Kyoto. Per il momento, su 196 paesi par­te­ci­panti, l’Onu ha solo rice­vuto i con­tri­buti di una ses­san­tina. Un po’ poco, che signi­fica una pre­vi­sione di riscal­da­mento di 3,5 gradi”.

–C’è accordo all’Europarlamento?

“C’è una posi­zione omo­ge­nea sugli obiet­tivi: dimi­nuire del 40% le emis­sioni a effetto serra entro il 2030, por­tare le ener­gie rin­no­va­bili al 30%, miglio­rare l’efficacia ener­ge­tica del 40% ed eli­mi­nare l’effetto serra all’orizzonte 2050. Adesso arri­ve­remo a un com­pro­messo in aula sull’attuazione di que­sto pro­gramma. Dal ’90 l’Europa ha già ridotto del 20% le emis­sioni ad effetto serra”.

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