Fran­ce­sco invoca l’amnistia

Fran­ce­sco invoca l’amnistia

Non si tratta di una for­male richie­sta alle auto­rità civili di un’amnistia per i dete­nuti, ma con la let­tera che ieri papa Fran­ce­sco ha indi­riz­zato a mons. Fisi­chella, pre­si­dente del Pon­ti­fi­cio con­si­glio per la nuova evan­ge­liz­za­zione e orga­niz­za­tore del Giu­bi­leo dedi­cato alla mise­ri­cor­dia che si aprirà l’8 dicem­bre, il tema del car­cere viene ripor­tato al cen­tro dell’attenzione, e la parola «amni­stia» viene messa nero su bianco anche da Ber­go­glio, il quale fino ad ora, pur essendo inter­ve­nuto molte volte sulla con­di­zione dei dete­nuti, non l’aveva mai pronunciata.

«Il Giu­bi­leo ha sem­pre costi­tuito l’opportunità di una grande amni­stia, desti­nata a coin­vol­gere tante per­sone che, pur meri­te­voli di pena, hanno tut­ta­via preso coscienza dell’ingiustizia com­piuta e desi­de­rano sin­ce­ra­mente inse­rirsi di nuovo nella società», si legge nella let­tera del papa che, quando parla delle moda­lità con cui è pos­si­bile lucrare l’indulgenza giu­bi­lare, equi­para le cap­pelle car­ce­ra­rie alle basi­li­che patriar­cali e le porte delle celle alle «porte sante». «Nelle cap­pelle delle car­ceri potranno otte­nere l’indulgenza, e ogni volta che pas­se­ranno per la porta della loro cella, rivol­gendo il pen­siero e la pre­ghiera al Padre, possa que­sto gesto signi­fi­care per loro il pas­sag­gio della Porta santa, per­ché la mise­ri­cor­dia di Dio, capace di tra­sfor­mare i cuori, è anche in grado di tra­sfor­mare le sbarre in espe­rienza di libertà».

Quello della «libe­ra­zione dei pri­gio­nieri» era uno dei temi cen­trali dell’anno giu­bi­lare secondo il popolo ebraico: veniva cele­brato ogni 50 anni e aveva il signi­fi­cato di rista­bi­lire la giu­sti­zia sociale fra gli abi­tanti di Israele, soprat­tutto gli oppressi e gli emar­gi­nati. Poi quando la Chiesa cat­to­lica si appro­priò della tra­di­zione ebraica – il primo Giu­bi­leo fu pro­cla­mato da papa Boni­fa­cio VIII nel 1300 –, il suo signi­fi­cato mutò, diven­tando uno stru­mento per affer­mare la supre­ma­zia del potere reli­gioso su quello poli­tico e del papato sui sovrani laici.

Ber­go­glio quindi, dopo aver can­cel­lato l’ergastolo dal codice penale vati­cano e fis­sato per il 6 novem­bre 2016 il Giu­bi­leo dei car­ce­rati, rilan­cia uno dei temi ori­gi­nari dell’anno giu­bi­lare (ma anche papa Woj­tyla, nel 2000, lo cele­brò nel peni­ten­zia­rio romano di Regina Coeli, chie­dendo «un segno di cle­menza, attra­verso una ridu­zione della pena», che però non arrivò). Esulta Marco Pan­nella («evviva papa Fran­ce­sco»), plau­dono Franco Cor­leone, coor­di­na­tore dei garanti dei dete­nuti («un nuovo segnale alla poli­tica») e Patri­zio Gon­nella, pre­si­dente di Anti­gone («ricor­dando come ogni Giu­bi­leo sia sem­pre stato accom­pa­gnato da un prov­ve­di­mento di amni­stia, il papa ha il corag­gio di ripor­tare al cen­tro la que­stione della giu­sti­zia penale e dell’ingiustizia di un sistema che incar­cera troppe per­sone la cui più grande respon­sa­bi­lità è l’essere poveri, stra­nieri, tos­si­co­di­pen­denti, malati psichici»).

Si vedrà come rispon­derà il Par­la­mento. Anche se il por­ta­voce vati­cano, padre Lom­bardi, pun­tua­lizza: «Non è un appello di carat­tere giu­ri­dico, se il papa volesse chie­dere l’amnistia lo farebbe con altre modalità».

Nella let­tera a Fisi­chella si parla anche di aborto. Non viene ridi­men­sio­nata l’entità del pec­cato, che resta «gra­vis­simo», ma si attri­bui­sce a tutti i preti la facoltà di con­ce­dere l’assoluzione, riser­vata solo al vescovo o ad un suo dele­gato, tal­volta in un periodo dell’anno, come la Qua­re­sima. «Penso a tutte le donne che hanno fatto ricorso all’aborto. Cono­sco bene i con­di­zio­na­menti che le hanno por­tate a que­sta deci­sione. So che è un dramma esi­sten­ziale e morale. Ho incon­trato tante donne che por­ta­vano nel loro cuore la cica­trice per que­sta scelta sof­ferta e dolo­rosa», si legge nella let­tera. «Anche per que­sto motivo ho deciso, nono­stante qual­siasi cosa in con­tra­rio, di con­ce­dere a tutti i sacer­doti per l’Anno giu­bi­lare la facoltà di assol­vere dal pec­cato di aborto quanti lo hanno pro­cu­rato e pen­titi di cuore ne chie­dono il perdono».

C’è poi un’apertura agli ultra­tra­di­zio­na­li­sti lefeb­vriani della Fra­ter­nità San Pio X, con cui sono in corso da anni – soprat­tutto durante il pon­ti­fi­cato di Ratzin­ger – ten­ta­tivi di riav­vi­ci­na­mento, ma che restano sepa­rati da Roma, a causa della man­cata accet­ta­zione dei risul­tati del Con­ci­lio Vati­cano II. «Con­fido che nel pros­simo futuro si pos­sano tro­vare le solu­zioni per recu­pe­rare la piena comu­nione con i sacer­doti e i supe­riori della Fra­ter­nità», scrive papa Fran­ce­sco. E intanto sta­bi­li­sce che tutti i fedeli che durante l’anno giu­bi­lare «si acco­ste­ranno per cele­brare il Sacra­mento della Ricon­ci­lia­zione presso i sacer­doti della Fra­ter­nità San Pio X, rice­ve­ranno vali­da­mente e leci­ta­mente l’assoluzione dei loro pec­cati» (che invece ora non ha valore). È il pre­am­bolo ad una pros­sima piena riam­mis­sione dei lefeb­vriani nella Chiesa cattolica?



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