Grecia, il voto evidenzia le differenze di classe

Elezioni di settembre. L’astensione penalizza a sinistra. Poveri, ceti medi impoveriti e disoccupati, in gran parte con Syriza, ceti medi più abbienti e benestanti con Nuova Democrazia

Dimitri Deliolanes, il manifesto redazione • 23/9/2015 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 1024 Viste

Un evi­den­tis­simo voto di classe: poveri, ceti medi impo­ve­riti e disoc­cu­pati, in gran parte con Syriza, ceti medi più abbienti e bene­stanti con Nuova Demo­cra­zia. È que­sto il risul­tato di tutte le ana­lisi del voto greco seg­gio per seg­gio e col­leg­gio per col­leg­gio rese pub­bli­che all’indomani delle elezioni.

La forza nell’Attica

Tenuto conto che la sola regione dell’Attica rap­pre­senta circa la metà del corpo elet­to­rale, Syriza ha man­te­nuto e in alcuni casi per­fino raf­for­zato la sua forza nel secondo col­le­gio elet­to­rale di Atene, l’enorme peri­fe­ria della capi­tale, il più grande del paese, che da solo elegge ben 44 seggi. Indi­ca­ti­va­mente: nei quar­tieri popo­lari Peri­steri, Ilion e altri Syriza ha supe­rato il 38%, men­tre il cen­tro­de­stra è rima­sto al 19%. Syriza si è raf­for­zato anche nella peri­fe­ria del Pireo, in par­ti­co­lare a Kera­tsini, il quar­tiere ope­raio dove è stato assas­si­nato il rap­per Pavlos Fys­sas e dove Syriza è arri­vato al 43%.

Invece nei quar­tieri resi­den­ziali di Atene, Kifi­sia, Ekali, è netta la pre­va­lenza di Nuova Demo­cra­zia, che supera di regola il 30% e prende voti da tutti i par­titi minori, ma anche un bel 8% da chi aveva votato Syriza a gen­naio. La destra, anche se ha perso, si è pre­sen­tata con una mag­giore com­pa­tezza dei suoi elet­tori, l’88,6%, men­tre Syriza è riu­scita a com­pat­tare solo il 70% dei suoi elet­tori e que­sto appena negli ultimi due o tre giorni prima dell’apertura delle urne, pro­ba­bil­mente gra­zie all’ultimo comi­zio di Ale­xis Tsipras.

La dif­fe­renza di classe, ele­mento di fondo di que­sto risul­tato, emerge anche nella qua­li­fica degli elet­tori dei due grandi schie­ra­menti. Gli elet­tori di Syriza sono per il 30,7% agri­col­tori, dipen­denti pri­vati (33,5%) e pub­blici (33,9%) e disoc­cu­pati (39%). Nuova Demo­cra­zia domina tra i pro­fes­sio­ni­sti (38%) e gli impren­di­tori (58%), le casa­lin­ghe (36,3%) e i pen­sio­nati (39%). Syriza è primo tra i gio­vani (37,3%) e le donne (36%) men­tre il cen­tro­de­stra domina tra gli elet­tori oltre i 55 anni.

L’astensione col­pi­sce Syriza

L’astensione La carta elet­to­rale che emerge appare poco cam­biata rispetto alle ele­zioni di gen­naio e i cam­bia­menti riguar­dano prin­ci­pal­mente la sini­stra. Come già si sospet­tava, l’impressionante asten­sione ha col­pito prin­ci­pal­mente Syriza, che ha perso in que­sta dire­zione circa il 30% dei suoi elet­tori, men­tre ha pre­fe­rito spo­starsi verso i dis­si­denti di Unità Popo­lare solo il 6% degli elet­tori di gen­naio. Con­si­stente è stata anche l’astensione dovuta a ragioni tec­ni­che o di costi.

Record di asten­sione è stato rag­giunto a Flo­rina, ai con­fini con la Mace­do­nia ex jugo­slava, con il 47%, e nelle isole, cioè in una città par­ti­co­lar­mente lon­tana dai quelli che sono i grandi cen­tri urbani e in isole rag­giun­gi­bili pagando un costo ele­vato (spe­cial­mente durante la sta­gione estiva) per il tra­ghetto. Pro­ba­bil­mente anche l’emergenza pro­fu­ghi ha svolto qual­che ruolo, spe­cial­mente a Flo­rina e nelle isole dell’Egeo. Ma gli ana­li­sti ripor­tano che anche l’assenza di voto di pre­fe­renza può aver sco­rag­giato una parte dell’elettorato.

Creta con Alexis

For­tezza elet­to­rale della sini­stra con­ti­nua a essere l’isola di Creta, una volta grande elet­trice socia­li­sta: nel col­le­gio di Ira­klio, dove era can­di­dato pro­prio Ale­xis Tsi­pras, si è rag­giunto il 47% men­tre in tutta l’isola il risul­tato è stato del 38%. Ma anche a Salo­nicco — quella del pro­gramma ale­tr­na­tivo di Syriza -, la seconda città della Gre­cia, Syriza ha otte­nuto il 32,2% e a Patrasso (dove c’è l’unico sin­daco comu­ni­sta) il 42,8%. Indice che il par­tito del pre­mier ha smesso defi­ni­ti­va­mente di essere un par­tito «ate­niese», come era nel decen­nio pre­ce­dente. E come invece è rima­sta Unità Popo­lare, che ha otte­nuto il 68% dei con­sensi nela capi­tale e il resto nelle altre due grandi città del paese.

Nuova Demo­cra­zia ha man­te­nuto, ma con per­dite, le sue for­tezze tra­di­zio­nali: la regione di Kala­mata, nel Pelo­pon­neso, l’Epiro cen­trale, la Tra­cia, e poche altre. In que­sta ultima regione al con­fine con la Tur­chia si è gio­cato anche un sot­tile gioco geo­po­li­tico, dal momento che ci vive una mino­ranza musul­mana di circa 300 mila per­sone, oggetto di una corte spie­tata da parte di Ankara. Nel col­le­gio di Rodopi tutti e tre i seggi sono andati a can­di­dati musul­mani, due di Syriza e uno di To Potami, lasciando la mag­gio­ranza cri­stiana senza rappresentanza.

La destra ha accu­sato la sini­stra per aver posto in testa alla lista due can­di­dati musul­mani, raf­for­zando così il potere clien­te­lare di Ankara presso la mino­ranza. Ma è dalle ele­zioni euro­pee dell’anno scorso che l’organizzazione locale di Syriza si è sostan­zial­mente auto­no­miz­zata dalla dire­zione, impo­nendo i suoi candidati.

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