«Ha rubato un melone », gli sparano alle spalle

Foggia. Vittima un bracciante del Burkina Faso. Un altro è ferito grave. A sparare il titolare di un terreno a Lucera e suo figlio. La comunità africana: «Non volevano rubare, ma chiedere lavoro»

Gianmario Leone, il manifesto redazione • 23/9/2015 • Copertina, Immigrati & Rifugiati • 1048 Viste

Un dramma della povertà in una zona diven­tata da diversi anni una spe­cie di moderno Far West. A per­dere la vita un brac­ciante di 37 anni ori­gi­na­rio del Bur­kina Faso, Sare Mamou­dou, cen­trato alla schiena dal fucile imbrac­ciato da Fer­di­nando Pia­cente, 67enne pro­prie­ta­rio del ter­reno agri­colo in cui Sare, insieme ad altri due brac­cianti afri­cani si era intro­dotto nella gior­nata di lunedì.

Siamo in con­trada Vac­ca­rella, nelle cam­pa­gne tra Fog­gia e Lucera. L’intento dei tre non è chiaro: secondo le rico­stru­zioni uffi­ciali pare voles­sero rubare un po’ di frutta, qual­che melone, che per i brac­cianti del Gar­gano è l’unico ali­mento di una risi­bile dieta medi­ter­ra­nea, per chi come loro gua­da­gna pochi euro al giorno, quando c’è lavoro.

Qual­cosa però non va secondo i piani: i cani della tenuta dei Pia­cente abbaiano, aller­tando padre, e figlio, Raf­faele di 27 anni, che escono dalla loro abi­ta­zione imbrac­ciando i fucili, rego­lar­mente detenuti.

Non spa­rano subito, anche per­ché i tre brac­cianti sono molto vicini a loro: urlano, inti­mano a Sare e i suoi col­le­ghi di andar­sene, avvi­ci­nan­dosi. Ne sarebbe venuta fuori una col­lut­ta­zione vio­lenta: tra chi per soprav­vi­vere è dispo­sto anche a rischiare la vita e chi, per difen­dere il pro­prio orto, è dispo­sto anche ad andare in galera, ad ucci­dere. Ad avere la peg­gio è il 27enne Raf­faele, che viene col­pito al naso. E’ forse que­sto il motivo che fa scat­tare nel padre l’eccesso di vio­lenza: spara un paio di colpi in aria, sotto forma di avver­ti­mento. Sare e i suoi due amici scap­pano verso la loro Fiat Uno e pro­vano la fuga.

Ma i Pia­cente non hanno inten­zione di desi­stere e par­tono all’inseguimento dei tre. Un altro colpo di fucile, dopo pochi chi­lo­me­tri, fora una delle ruote della Fiat Uno che fini­sce fuori strada e costringe i tre brac­cianti alla fuga a piedi. Non con­tento del «risul­tato» otte­nuto, Fer­di­nando Pia­cente prende la mira e spara tre colpi: due feri­scono mor­tal­mente alla schiena e ad un brac­cio Sare, men­tre un terzo coglie in pieno petto Kadago Adam che resta a terra.

L’ultimo dei tre, di cui ancora non si cono­scono le gene­ra­lità, rie­sce a fug­gire nei campi sal­van­dosi la vita.

Sol­tanto in quel momento i Pia­cente riac­qui­stano un minimo di luci­dità e si riti­rano nella loro abi­ta­zione in stato di choc, come li ritro­ve­ranno sol­tanto poche ore dopo i Cara­bi­nieri del comando pro­vin­ciale di Lucera, affian­cati dai col­le­ghi di Foggia.

Il terzo brac­ciante, scam­pato il peri­colo, torna indie­tro da Kadago Adam che è a terra, ma ancora vivo: allerta il 118 che lo tra­spor­terà agli ospe­dali Riu­niti di Fog­gia dove viene rico­ve­rato in pro­gnosi riser­vata, ma non in peri­colo di vita.

Gra­zie alla rico­stru­zione for­nita dal soprav­vis­suto, i Cara­bi­nieri risa­li­ranno ai Pia­cente che saranno arre­stati in piena notte con le accuse di con­corso in omi­ci­dio volon­ta­rio e con­corso in ten­tato omi­ci­dio volon­ta­rio e porto ille­gale di armi. Il fucile infatti, pur dete­nuto legal­mente, è stato por­tato fuori dall’abitazione. Il magi­strato ha inol­tre dispo­sto l’autopsia sul corpo di Sare.

Fin qui la rico­stru­zione «uffi­ciale» dei fatti.

Per­ché da quanto abbiamo appreso le cose non sta­reb­bero esat­ta­mente così.

Nella serata di ieri, al ghetto di Rignano Gar­ga­nico, si è svolta un’assemblea della comu­nità del Bur­kina Faso. Dalla quale sarebbe emersa un’altra ver­sione: secondo la quale i tre non sareb­bero andati nel podere dei Pia­cente per rubare, ma per cer­care lavoro. Ed inol­tre i fatti si sareb­bero svolti di pome­rig­gio e non di sera. Aspetti sui quali inqui­renti e sin­da­cati hanno inten­zione di inda­gare a fondo.

Ciò nono­stante, è indub­bio che la pro­vin­cia di Fog­gia sia diven­tata una spe­cie di Far West moderno. Un feno­meno che dura da anni, non certo da oggi, ma fa spe­cie la con­ti­nuità di certi avve­ni­menti così rav­vi­ci­nati nel tempo.

Lo scorso 26 ago­sto scorso a Troia, in pro­vin­cia di Fog­gia, un agri­col­tore di 52 anni aveva ucciso un 67enne ita­liano che stava rubando nel suo podere. Il fatto accadde in un fondo agri­colo in loca­lità «Case Rotte» in agro di Troia, lungo la strada pro­vin­ciale che col­lega la città del Rosone a Faeto, sui Monti Dauni. A spa­rare fu Michele Mar­chese, di Castel­luc­cio Val­mag­giore, denun­ciato per omi­ci­dio col­poso. La vit­tima, Anto­nio Diciomma, 67enne di Ceri­gnola, aveva pic­coli pre­ce­denti per reati con­tro il patri­mo­nio, venne rag­giunto da una fuci­lata alla schiena: insieme a lui — secondo i mili­tari — vi erano altre per­sone, fug­gite nei campi dell’azienda avicola.

Poi, lo scorso 14 set­tem­bre a Fog­gia, fu ferito in un agguato il pre­giu­di­cato Mario Pisco­pia scam­pato alla morte per mira­colo. E sol­tanto dome­nica scorsa un uomo di 45 anni di San Severo, sem­pre in pro­vin­cia di Fog­gia, è stato ucciso con un colpo di arma da fuoco, al ter­mine di un litigio.

Se non è Far West que­sto, poco ci manca.

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