I profughi «marchiati»

Repubblica ceca. Nelle stazioni nel sud della Moravia i bambini vengono contrassegnati dalla polizia con un numero sul braccio. Venerdì a Praga il summit dei Paesi di Visegrad

Jakub Hornacek, il manifesto redazione • 3/9/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 779 Viste

Bre­clav è una pic­cola cit­ta­dina al con­fine ceco-austriaco nel sud della Mora­via. Molti degli abi­tanti della città e delle cam­pa­gne cir­co­stanti si pre­pa­rano alla ven­dem­mia, che in que­sta zona for­te­mente vini­cola dovrebbe comin­ciare a giorni. Ma la sta­zione cit­ta­dina rischia di diven­tare il capo­li­nea delle spe­ranze di una vita migliore di cen­ti­naia di migranti.

Ormai da qual­che set­ti­mana, di notte, viene orga­niz­zato un pre­si­dio della poli­zia ceca, che per­lu­stra i treni pro­ve­nienti da Vienna e da Buda­pest. Pro­prio da una di que­ste retate pro­ven­gono le imma­gini dei bam­bini con­tras­se­gnati dalla poli­zia con un numero sul brac­cio. Un’immagine che pro­voca rimandi cru­deli di altri treni che pas­sa­rono verso la Ger­ma­nia e la Polo­nia set­tanta anni fa.

Le foto­gra­fie in que­stione hanno però susci­tato un cla­more sen­si­bil­mente minore in Repub­blica Ceca, dove invece pre­vale la paura di «un’invasione da parte dei migranti». Da ini­zio dell’estate infatti la Poli­zia informa ogni mese degli aumenti dei sans-papiers inter­cet­tati e fer­mati al con­fine. I numeri sono qua­dru­pli­cati rispetto a pri­ma­vera ma nel com­plesso riman­gono piut­to­sto con­te­nuti: dall’inizio dell’anno sareb­bero stati tro­vati senza docu­menti meno di 2,2 mila per­sone. La retata del primo set­tem­bre a Bre­clav è una delle poche, dove il numero dei fer­mati ha rag­giunto diverse centinaia.

In par­ti­co­lare sul treno per Ber­lino sono state fer­mate 214 per­sone, di cui 61 bam­bini, pro­ve­nienti in mag­gio­ranza dalla Siria. «Non abbiamo veri­fi­cato, se i migranti fer­mati aves­sero docu­menti validi per andare in altri Paesi ma sicu­ra­mente nes­suno aveva un’autorizzazione valida per entrare nel nostro Paese. Noi appli­chiamo le nostre leggi indi­pen­den­te­mente dalle poli­ti­che migra­to­rie degli altri Stati», ha sot­to­li­neato la por­ta­voce della Poli­zia di Con­fine Tereza Rend­lova con un chiaro rimando alla Germania.

Che ha sospeso Dublino per i rifu­giati siriani. A que­sto pro­po­sito, secondo il quo­ti­diano MfD­nes, le auto­rità ceche avrebbe preso con­tatto per sapere se la Repub­blica fede­rale sia dav­vero dispo­sta ad acco­gliere i siriani.

I tede­schi — tut­ta­via — sem­brano pre­fe­rire un’altra solu­zione con­si­stente nella ripar­ti­zione di rifu­giati tra Stati mem­bri e raf­for­za­mento dei con­fini, sia quelli esterni di Schen­gen, sia quelli interni allo spa­zio comune. Il secondo punto trova a favore la stra­grande mag­gio­ranza dei poli­tici cechi. In prima fila c’è il pre­si­dente della Repub­blica Milos Zeman, che ormai sem­bra con­vinto di caval­care l’onda della paura dei migranti con­tro un governo con­si­de­rato troppo timido. Zeman ha così sot­to­li­neato durante la sua con­fe­renza di 31 ago­sto, che molti soste­ni­tori sono come quei turi­sti in Thai­lan­dia, «che scat­tano foto alle pic­cole onde senza capire, che ne seguirà una più grande, che finirà per som­mer­gerci tutti».

Que­ste posi­zioni sono in larga parte con­di­vise sia dalla mag­gio­ranza sia dall’opposizione. A spic­care tra tutti il miliar­da­rio mini­stro delle finanze Andrej Babis, secondo cui dovrebbe essere addi­rit­tura la Nato a dare una mano per pro­teg­gere le fron­tiere esterne dello spa­zio Schengen.

Un po’ più soft invece il pre­mier Bohu­slav Sobo­tka, che è volato a Bel­grado con un asse­gno da 10 milioni di corone (350 mila euro) desti­nati a raf­for­zare i con­trolli alle frontiere.

Venerdì si svol­gerà a Praga il sum­mit dei Paesi di Vise­grad (oltre la Repub­blica Ceca ci sarà la Slo­vac­chia, l’Ungheria e la Polo­nia), che dovrebbe adot­tare uno sta­te­ment comune con­tro l’idea tede­sca di ripar­ti­zione dei rifu­giati come fece già in giu­gno. Quella volta però ci fu anche il pre­si­dente fran­cese Hol­lande a dare man forte al «Quar­tetto dell’Est». Con le recenti repri­menda di Fabius, Parigi appare però rial­li­neata ai tedeschi.

Anche l’Austria ha dato segni di insof­fe­renza verso i vicini a Est accu­sati di scarsa soli­da­rietà. La mini­stra dell’interno austriaca ha per­sino pro­po­sta di dimi­nuire i fondi euro­pei ai Paesi indi­spo­sti a par­te­ci­pare all’accoglienza Europa susci­tando le furie dei Paesi dell’Est.

Nono­stante la soli­da­rietà di molti cit­ta­dini, che orga­niz­zano rac­colta di beni per i migranti, per i governi i migranti riman­gono delle vite in eccesso da respin­gere alle fron­tiere dell’Unione.

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