Il dossier foreign fighters sul tavolo dei leader “Più 70%in un anno ora risposta comune”

Il dossier. Partono da tutto il mondo per combattere in nome dell’Islam:verso Iraq e Siria ma anche Yemen e Afghanistan

FABIO TONACCI, la Repubblica redazione • 30/9/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Studi, Rapporti & Statistiche • 654 Viste

Scorrendo la lista degli 87 foreign fighters individuati finora dal Viminale, più che raddoppiati rispetto a un anno fa, si intravede solo una buona notizia. «Che nessuno di loro è ancora tornato in Italia». Osserva una fonte qualificata della nostra Antiterrorismo: «Quelli con passaporto italiano sono in 6, ma non abbiamo un fenomeno di reducismo, a differenza di altri Paesi quali la Francia o il Belgio». Ed è in quest’ottica che le polizie d’Europa stanno leggendo l’allarmante dossier stilato a maggio dal Counter-Terrorism Committee del Consiglio di Sicurezza Onu e rilanciato ancora ieri dal segretario generale Ban Ki-Moon. Quanti sono andati, ma soprattutto, quanti sono tornati (si stima tra il 10 e il 30% del totale) con quel pericolosissimo bagaglio di radicalismo ed esperienza di guerra.
Il rapporto fa un raffronto tra maggio 2014 e maggio 2015 ed è il risultato delle visite dei membri del comitato nei Paesi (in Italia lo scorso maggio) inizialmente individuati come interessati dal problema. Il numero di foreign fighters nel mondo è cresciuto, in quel lasso di tempo, del 71%. L’esercito globalizzato della jihad conta oggi 25.000 miliziani stranieri solo in Siria e Iraq (divisi tra Stato Islamico e il fronte di Al Nusrah), più altri 6.500 in Afghanistan. Poi ce ne sono diverse centinaia tra lo Yemen, la Libia, il Pakistan e la Somalia, e alcuni sono apparsi anche tra le fazioni sanguinarie dell’Africa, al-Shabaab in Somalia e Boko Haram in Nigeria.
Provengono da 100 nazioni diverse: non solo dall’Europa (più di 4.000 miliziani), ma anche da Australia, Nuova Zelanda, Cile, Cina, Trinidad e Tobago, Maldive, Russia. Dalla Tunisia ne sono usciti 3.000, dall’Arabia Saudita 2.500. In pratica, il richiamo alla Guerra Santa è avvertito in ogni angolo del pianeta.
In Europa, è il Belgio che ha il tasso più alto: 440 combattenti su 11.4 milioni di abitanti. Il vero serbatoio per le truppe di Al Baghdadi rimane però la Francia (1.200), seguita dalla Gran Bretagna (600), la Germania (500-600), l’Olanda (200) e l’Austria (150, di cui almeno 60 secondo alcuni conteggi sarebbero reduci).
Appena fuori dai confini dell’Unione, però, c’è la Bosnia Erzegovina, con i suoi 330 foreign fighters su meno di 4 milioni di abitanti. Una densità che non ha eguali sul continente europeo, accompagnata dall’esistenza di molti villaggi nati con le comunità di mujaheddin degli anni Novanta dove tuttora si applica la Sharia.
E dove sventola la bandiera nera dell’Is.

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