Il giuramento di Tsi­pras

Bassa affluenza ma voto storico in Grecia. Tsipras vince e conferma la maggioranza con Anel. Centristi e Pasok ininfluenti. Ex di Syriza fuori dal parlamento

Teodoro Andreadis Synghellakis, il manifesto redazione • 22/9/2015 • Copertina, Europa • 1062 Viste

Grecia. Bassa affluenza ma voto storico in Grecia. Tsipras vince e conferma la maggioranza con Anel. Centristi e Pasok ininfluenti. Ex di Syriza fuori dal parlamento. Entro domani la lista dei ministri. Priorità lotta all’austerity e alla corruzione. Domenica vertice con Obama

Ale­xis Tsi­pras ha rice­vuto l’incarico di for­mare il nuovo governo dal pre­si­dente della Repub­blica Pro­ko­pis Pavlo­pou­los e ieri sera ha già giu­rato come primo ministro.

L’ufficializzazione dei nomi di tutti i mini­stri, con il giu­ra­mento di prassi, avverrà tra oggi e domani mat­tina. Tempi velo­cis­simi, diretta con­se­guenza del trionfo elet­to­rale di Syriza e del suo lea­der. La Coa­li­zione della Sini­stra Radi­cale greca è riu­scita a rag­giun­gere, dun­que, il 35,4% dei voti, per­dendo meno di un punto per­cen­tuale rispetto alle ele­zioni di gen­naio e con­qui­stando 145 depu­tati su un totale di tre­cento. La mag­gio­ranza di governo è assi­cu­rata gra­zie alla con­ferma dell’alleanza con i Greci Indi­pen­denti di Panos Kam­me­nos, che pur avendo tutti i son­daggi con­tro, son arri­vati al 3,7%, supe­rando il quo­rum e gua­da­gnan­dosi 10 deputati.

Il cen­tro­de­stra di Nuova Demo­cra­zia si è fer­mato ben al di sotto delle aspet­ta­tive del suo nuovo pre­si­dente, Van­ghè­lis Mei­ma­ra­kis. Non è andato oltre il 28,1% , con l’elezione di 75 rap­pre­sen­tanti in parlamento.

Mal­grado i forti attac­chi a Tsi­pras, le accuse a Syriza di aver con­tra­stato troppo i cre­di­tori e le pro­messe di sta­bi­lità con governi di unità nazio­nale, i con­ser­va­tori non hanno con­vinto.

I neo­na­zi­sti di Alba Dorata, nono­stante il pro­cesso a cui è sot­to­po­sta la quasi tota­lità della sua diri­genza, si con­ferma –con la reto­rica dell’odio e sfrut­tando anche la tra­ge­dia uma­ni­ta­ria dei pro­fu­ghi– terzo par­tito del paese, con il 6,9% dei voti.

Ale­xis Tsi­pras sa bene che i neo­na­zi­sti si com­bat­tono tutti i giorni, soprat­tutto sul piano poli­tico e sociale. E il primo impe­gno di carat­tere inter­na­zio­nale dopo la sua rie­le­zione, è, appunto, la par­te­ci­pa­zione al ver­tice euro­peo di domani sull’immigrazione, dove riba­dirà con forza che Atene chiede il reale supe­ra­mento di «Dublino 2» e una poli­tica comune di tutta l’Unione. Una poli­tica che non può certo limi­tarsi alla crea­zione di cen­tri di iden­ti­fi­ca­zione e riconoscimento.

Sabato, il lea­der di Syriza sarà a New York per par­te­ci­pare all’assemblea gene­rale dell’Onu, men­tre dome­nica avrà un incon­tro infor­male con il pre­si­dente ame­ri­cano Barack Obama. Col­lo­quio nel quale, secondo fonti vicine al qua­ran­tu­nenne lea­der della sini­stra greca, si par­lerà della realtà geo­po­li­tica del Medi­ter­ra­neo e delle for­tis­sime ten­sioni in corso, ma anche del biso­gno che l’Europa entri real­mente in una nuova fase, orien­tata allo svi­luppo e al supe­ra­mento della cieca austerità.

Il governo Tsi­pras gestirà il pac­chetto Junc­ker per lo svi­luppo e la trat­ta­tiva per l’alleggerimento del debito che dovrebbe par­tire tra poche set­ti­mane. I rap­porti con Washing­ton, sono quindi con­si­de­rati di note­vole impor­tanza, così come la neces­sità di ren­dere chiaro che non si tratta di uno «Tsi­pras due» prono all’austerity, ma di un primo mini­stro di sini­stra –più esperto e forse meno inge­nuo– che intende con­ti­nuare a lavo­rare «e se neces­sa­rio a san­gui­nare, per fare in modo che il suo popolo non san­guini più», come ha dichia­rato lo stesso nuovo primo mini­stro ieri, dopo l’incontro con Kammenos.

Quanto al gioco delle alleanze, ne esce defi­ni­ti­va­mente il par­tito del Fiume, creato dal gior­na­li­sta Sta­vros Theo­do­ra­kis, che tanto pia­ceva a gran parte dei cre­di­tori: il suo 4,1%, con undici depu­tati, è inin­fluente per la soli­dità del governo. Come inin­fluenti e non neces­sari sono, arit­me­ti­ca­mente, i dicias­sette depu­tati del Pasok, che ha rag­giunto il 6,2% .

Riguardo ai socia­li­sti, tut­ta­via, potrebbe non essere stato ancora tutto deciso: il pre­si­dente di Anel, dopo aver riba­dito che il governo avrà una linea pro­gres­si­sta, ha invi­tato il Pasok, con a capo Fofi Jen­ni­matà, a rom­pere con il pas­sato e con per­so­naggi cor­rotti che fanno ancora parte delle sue liste. Ver­rebbe ipo­tiz­zata, cioè, in caso di un forte rin­no­va­mento, una pos­si­bile col­la­bo­ra­zione. Ma le rispo­ste, per ora, dalle file dei socia­li­sti, sono, almeno uffi­cial­mente, total­mente nega­tive. Smen­ti­scono, anche, di avere rice­vuto pro­po­ste uffi­ciali per soste­nere o par­te­ci­pare al governo–

Quanto ai ven­ti­cin­que ex depu­tati di Syriza e nume­rosi altri diri­genti che in segno di pro­te­sta per la firma del com­pro­messo con i cre­di­tori, hanno dato vita a Unità Popo­lare, per la pros­sima legi­sla­tura non par­te­ci­pe­ranno alla vita par­la­men­tare. Hanno sfio­rato il quo­rum del 3%, ma si sono fer­mati a un passo dal risul­tato utile, al 2,9%. Mal­grado i nomi di spicco, tra cui quello della ex mini­stra aggiunta delle finanze Nadia Vala­vani, che aveva fatto appro­vare la legge che per­mette l’importante rateiz­za­zione dei debiti con lo stato, i greci non hanno voluto seguire la pro­spet­tiva di un pos­si­bile ritorno alla dracma. Il mes­sag­gio del par­tito è stato, in sostanza, «con il memo­ran­dum siamo un paese inca­pace di auto­de­ter­mi­narsi», ma non ha fatto abba­stanza presa. A quel punto molti hanno deciso di sce­gliere, come sem­pre, il par­tito comu­ni­sta orto­dosso del Kke (5,5% dei voti) che dice da sem­pre no all’euro e a que­sta Unione europea.

Tempi rapidi, quindi, per la for­ma­zione del nuovo governo Tsi­pras, con la ricon­ferma, a quanto fil­tra, di mini­stri– chiave come Nikos Pap­pàs alla presidenza, Nikos Kotziàs agli esteri e lo stesso Panos Kam­me­nos alla difesa. L’esecutivo di Syriza, non sarà, dun­que, una paren­tesi sto­rica, come molti con­ser­va­tori avreb­bero desi­de­rato. Ini­zia una nuova sfida, con lo sguardo di Ale­xis rivolto, innan­zi­tutto, all’Europa pos­si­bile e alle classi popo­lari che hanno deciso di ridar­gli fiducia.

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