La rinascita di Alexis dalle flebo al trionfo “Macché sondaggi lui conosce la gente”

Tsipras. Il solito rito propiziatorio in un bar di Atene a chiacchierare con degli sconosciuti, poi il vertice del partito. Dopo i risultati la birra con i suoi: “La lotta continua”

MATTEO PUCCIARELLI, la Repubblica redazione • 21/9/2015 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 906 Viste

ATENE. Nei giorni più duri della trattativa con l’Europa, quelli post referendum, Alexis Tsipras non stava bene e si vedeva, ingrassato e pallido com’era; notti in bianco, ore e ore di riunioni con i suoi per un verso e con i potenti d’Europa dall’altro, tutte le prime pagine del mondo con la sua faccia. E allora — si racconta — di ritorno da Bruxelles lo ricoverarono per qualche ora in gran segreto, un po’ di analisi per capire cosa non andasse e qualche flebo per tirarlo su. «Il peso di un Paese e il futuro di un continente sulle spalle, avete idea di cosa possa significare?», dice Stelios Pappas, storico dirigente di Syriza — nonché papà di Nikos, il miglior amico di Alexis, ex “ministro di Stato” dello scorso governo, una specie di sottosegretario della presidenza del Consiglio.
Ecco, un mese e mezzo dopo Tsipras è un altro. «Rinato», dice chi lo conosce bene. E di nuovo «tignoso», determinato. Non sono ancora le otto di sera, la sua Bmw arriva alla sede del partito dopo averlo prelevato da casa — quartiere popolare di Kypseli, i militanti lo applaudono, lui saluta sorridendo ed entra veloce diretto al settimo piano, dove lo studio da presidente del partito è rimasto intatto. Il caposcorta si ferma al primo piano: «Dove sono gli alcolici?, che li porto su da Alexis, bisogna brindare». Due ceste: la mastika, birra, e tre bottiglie di vino che un militante ha imbottigliato in proprio con etichetta personalizzata, faccione di Tsipras e sobria dicitura “leader di popolo”.
La giornata certifica quello che, perlomeno dal punto di vista di Tsipras, è stato un capolavoro politico e insieme una vittoria personale. Syriza di nuovo primo partito, terza vittoria in meno di un anno se si conta anche il referendum; ma soprattutto i vecchi compagni di Unità popolare fuori dal Parlamento. «L’occhio sinistro di tutti quanti guardava i risultati di Syriza, quello di destra la percentuali di Lafazanis», spiega Nikos Fillis, uno dei tre portavoce del precedente governo, direttore del giornale di partito e acerrimo nemico dei “traditori” (sono considerati così) come Zoe Kostantopoulou e Yanis Varoufakis. Insomma: Tsipras ha fatto fuori i “rompiscatole”, il suo consenso è rimasto intatto e i potenziali avversari sono finiti polverizzati.
«Vinciamo con cinque punti avanti, lasciate perdere i sondaggi», rassicurava tutti lo stesso Tsipras nei giorni scorsi. Alla fine sono stati sette. Mentre in quegli stessi minuti post-sbornia l’ex ministro della Difesa Pános Kamménos, leader di Anel, la destra anti-austerity che sembrava dover rimanere fuori dal Parlamento, sbraitava: «I sondaggisti sono degli assassini! ».
«Ha fiuto, ha il polso della gente», lo osanna qualcuno (ma dopo, a conti fatti). Così il rito propiziatorio di Tsipras di sabato scorso sembra aver funzionato. È sempre lo stesso: piombare in un bar di Atene a caso e chiacchierare ai tavoli con gli sconosciuti. L’ultimo è stato il “Six Dogs”, caffè letterario corredato di amache per riposini estemporanei, due ore di confronto soprattutto con i giovani. Poi, nella notte tra sabato e domenica, l’ennesimo confronto con i vertici del partito: stavolta c’era pronto un piano A, un piano B, un piano C. Il primo, il preferito da tutti: se Syriza avesse preso la maggioranza assoluta. Il secondo: se fosse bastato un nuovo accordo con Anel. Il terzo: se fosse toccato allargarsi anche ai socialisti. Il quarto — se Syriza avesse perso le elezioni — non era contemplato, ma del resto non ci sarebbe stato dibattito, una confortevole opposizione dura e pura come ai vecchi tempo. Stavolta, senza la Piattaforma di sinistra di mezzo, la decisione era stata di affidargli un mandato pieno e incondizionato.
Tutto bello, tutto perfetto? Insomma, e per capirlo basta scendere di un piano alla sede di partito, dal settimo al sesto. Dove ci sono gli uffici della corrente “movimento dei 53”, i filo-Tsipras ma critici, legati al partito tradizionale, cioè meno leaderismo, più militanza diffusa e processi democratici da seguire passo passo. «A me vedere le signore di mezza età che lo acclamano adulanti come “il nostro ragazzo, il nostro ragazzo!” fa male — commenta un po’ alterato un membro del comitato centrale — ma cosa sta diventando la politica?». È la regola della sinistra e della politica: gli spazi si riempiono, sparita una minoranza interna ne nasce automaticamente un’altra.
Se sarà un problema o meno, per l’ingegner Tsipras perlomeno oggi non importa. Esce dalla sede del partito alle 22.48, saluta con la mano sul cuore, una signora con la bandiera cilena quasi lo sequestra abbracciandolo da dietro la transenna. La bionda e avvenente governatrice dell’Attica Rena Dourou lo bacia affettuosa. «E adesso — saluta Tsipras — la lotta continua».

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