L’Eba denuncia il super-stipendio dei banchieri italiani: 1,9 milioni di euro

L’Eba denuncia il super-stipendio dei banchieri italiani: 1,9 milioni di euro

Niente crisi in cda. L’ultimo rapporto dell’Eba, l’associazione delle banche europee, critica il forte aumento di stipendio dei banchieri italiani. Mentre in Europa i super-ricchi (high earners) diminuiscono del 10%, in Italia aumentano del 26%. Banca d’Italia e governo zitti. L’Adusbef: un vero scandalo

Pro­prio men­tre il governo ita­liano cerca di rag­giun­gere un dif­fi­cile accordo con la Com­mis­sione euro­pea sulla nascita di una bad bank in cui far con­fluire tutte le sof­fe­renze del sistema ban­ca­rio, dall’Eba, l’Autorità dell’Unione che vigila sul set­tore ban­ca­rio, arriva un rap­porto a dir poco imba­raz­zante.

Men­tre in tutta Europa calano del 10% i mana­ger della finanza che gua­da­gnano più di 1 milione di euro l’anno — scen­dono da 3.530 nel 2012, a 3.178 nel 2013 — in Ita­lia gli high ear­ners, come li defi­ni­sce il rap­porto, aumen­tano di oltre il 26%.

Non solo i nuovi Gekko della finanza ita­liana pas­sano da 109 a 138, ma, come se non bastasse, aumenta anche il loro sti­pen­dio annuo, che sale da una media di 1,6 a 1,9 milioni di euro.

Non è la prima volta che l’Euro­pean Ban­king Autho­rity (Eba) accende un faro sugli sti­pendi dei ban­chieri euro­pei. Già in pas­sato aveva denun­ciato una pra­tica molto dif­fusa tra gli isti­tuti ban­cari, per nascon­dere alcune com­po­nenti com­ple­men­tari nella parte fissa dello sti­pen­dio dei loro mana­ger, aggi­rando così — di fatto – le diret­tive euro­pee che ne limi­tano i bonus. Infatti, le nuove norme euro­pee sta­bi­li­scono un rap­porto tra remu­ne­ra­zione varia­bile e fissa che non deve essere supe­riore al 100% di quest’ultima. Solo nel caso vi sia una deli­bera dell’assemblea degli azio­ni­sti, que­sto rap­porto può supe­rare il tetto fis­sato, sem­pre sotto il 200%.

Anche osser­vando l’andamento del rap­porto tra le diverse com­po­nenti dello sti­pen­dio, le ban­che ita­liane almeno con i loro mana­ger, sem­brano di manica larga. È vero che il rap­porto tra i bonus e la retri­bu­zione in Ita­lia è in linea con la media euro­pea del 180% — come sot­to­li­nea la Banca d’Italia — ma è anche vero che i bonus elar­giti con­ti­nuano a rap­pre­sen­tare il 178% della com­po­nente fissa.

Il rap­porto segnala anche casi di sin­gole ban­che, che nello stu­dio non ven­gono citate, in cui que­sto rap­porto supera il 200%, la soglia mas­sima sta­bi­lita nelle diret­tive euro­pee. Forti diso­mo­ge­neità, inol­tre, tra i diversi stati mem­bri, nelle pra­ti­che di remunerazione.

Sul tema dei com­pensi d’oro si erano già espressi, in pas­sato, sia la Com­mis­sione euro­pea che la Banca d’Italia. Da Bru­xel­les lo scorso anno con una let­tera pro­prio all’Eba, Michael Bar­nier, l’ex com­mis­sa­rio al Mer­cato interno e respon­sa­bile dei ser­vizi finan­ziari, chie­deva di veri­fi­care le inden­nità dei mana­ger per­ché vi era il sospetto di una «vio­la­zione del diritto comunitario».

Ancora prima, la Banca d’Italia, nel 2012, in piena crisi eco­no­mica, aveva for­mal­mente richia­mato gli isti­tuti a «con­te­nere i com­pensi dei manager».

E pro­prio con­tro palazzo Koch si sca­glia Elio Lan­nutti, Pre­si­dente di Adu­sbef, da anni in prima fila con­tro lo stra­po­tere delle ban­che e della finanza. Per nulla sor­preso dai dati emersi dal rap­porto dell’Autorità di vigi­lanza euro­pea, Lan­nutti punta il dito con­tro le auto­rità di vigi­lanza ita­liane che, secondo lui, andreb­bero rifor­mate per­ché «sia la Con­sob che la Banca d’Italia sareb­bero dovute inter­ve­nire sulle remu­ne­ra­zioni dei ban­chieri».
«Que­sto pur­troppo — pro­se­gue il pre­si­dente Adu­sbef ed ex sena­tore dell’Italia dei Valori — è un paese gover­nato dalle ban­che dove i governi fanno da mag­gior­domi ai ban­chieri. Quando ero al Senato feci appro­vare una norma che fis­sava un tetto agli sti­pendi dei mana­ger, non solo delle ban­che. Grandi com­pli­menti da tutti i col­le­ghi in par­la­mento, salvo poi annul­lare la norma alla Camera».

La Banca d’Italia dopo aver rico­no­sciuto che sono aumen­tati i mana­ger con retri­bu­zioni supe­riori a 1 milione di euro, ci tiene a sot­to­li­neare che la stessa dina­mica si osserva «anche in altri paesi euro­pei» e che «le Auto­rità di vigi­lanza si atten­dono che la remu­ne­ra­zione dei mana­ger sia cor­re­lata ai risul­tati cor­retti per il rischio».

Eppure, in alcuni casi i bonus milio­nari non sem­brano avere nulla a che fare con il merito.

Nel «Rap­porto sulle remu­ne­ra­zioni nel set­tore ban­ca­rio», infatti, l’autorità di vigi­lanza euro­pea riporta anche casi in cui non esi­ste nes­suna cor­re­la­zione tra i com­pensi milio­nari elar­giti e le per­for­mance eco­no­mi­che della banca. Spe­riamo almeno non sia il caso del ban­chiere che, nel 2013, è arri­vato a gua­da­gnare 5,7 milioni di euro.



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