Muri e gabbie,l’Ungheria di Orbán sfida l’Europa: “In carcere tutti gli illegali”

Il premier: dal 15 settembre sarà arrestato chi entra nel paese in modo non regolare Le immagini della polizia che lancia i panini ai disperati hanno fatto il giro del mondo

ANDREA TARQUINI, la Repubblica redazione • 12/9/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 1766 Viste

BUDAPEST. LI CHIAMANO centri raccolta migranti, «ma ricordano qualcos’altro, le condizioni di vita sono spaventose», dice Peter Boukaert, direttore delle emergenze di Human rights watch. Il video online Bbc ieri ha fatto il giro del mondo:una folla di migliaia di disperati affamati rincorrevano i camion della polizia: adulti, anziani sulle stampelle, bimbi denutriti in lacrime. Tenendoli a distanza con la minaccia delle armi, gli agenti-rambo in uniforme blu lanciavano sacchi di plastica con cibo a caso nella folla, chi prende prende.
E il peggio deve ancora venire: dal 15, martedì prossimo, scattano le leggi eccezionali. «Farò arrestare ogni illegale», ha detto ieri il presidente Viktor Orbàn: cinque anni di carcere a chi aiuta i migranti anche con un passaggio o una coca cola in regalo, diritto della polizia di entrare in ogni casa privata, uso dell’esercito per respingere la marea umana, e – rivela l’insospettabile media economico indipendente Héti Vilàggazdasàg-i soldati della Magyar Honvédség se si sentono minacciati possono impiegare ogni arma per legittima difesa. Cuore di tenebra in Ungheria: il regime alza il tiro contro i migranti, l’Europa, e il poco che resta a casa della libertà.
«Nei cosiddetti centri di raccolta vengono trattati come animali », denuncia Michaela Spritzendorfer, la coraggiosa moglie di un politico dei Verdi austriaci. Le immagini lo testimoniano, fa capire: il fascismo è tornato in Europa. Centinaia di persone si accalcano verso i poliziotti, fra grida di bimbi e anziani, si contendono i pochi sacchetti di tramezzini di pessima qualità. Si spingono, urlano, sgomitano per alleviare il morso della fame, dice Alexander, marito di Michaela. «I poliziotti ungheresi con caschi e mascherine sanitarie lanciano i sacchi nel caos della folla, come per sfamare animali ammalati».
Orbàn alza il tiro, la marea umana non si ferma: 3226 migranti sono entrati in Ungheria dalla Serbia nelle ultime 24 ore, in alcuni momenti duecento al minuto. «Se la Grecia non è capace di fermarli – insiste – dobbiamo farcene carico noi, altrimenti il problema si sposterà in Ungheria, in Austria e in Germania ».
Promette il pugno di ferro il leader magiaro: «Arresto per tutti gli illegali, applicazione severissima delle leggi, siamo noi il Muro che difende l’Europa». Da giorni ripete il suo mantra in pubblico, in ogni occasione: «I migranti sono una minaccia alla purezza etnica e culturale dell’Europa cristiana e bianca». Poi altre professioni di fede: «La democrazia liberale multiculturale è fallita, impariamo dalla Russia di Putin, dalla Turchia di Erdogan, dalla Repubblica islamica iraniana ».
La gente è con lui: riprese il potere nel 2010, i socialisti erano troppo corrotti. Rivinse l’anno scorso. Lo insidia solo Jobbik, partito neonazista antisemita, seconda forza in Parlamento. «Tragicamente ovvio, l’economia tira e gli investimenti stranieri piovono grazie a diritti sindacali annullati al punto che a confronto Margaret Thatcher era di sinistra», mi dice un alto diplomatico di un paese Nato, «e ormai lui ha instaurato il sistema della paura: di perdere il lavoro, di finire su liste nere. Come quando alla radio-tv fecero l’inatteso appello nominale del mattino di tutti i dipendenti radunati nel cortile: “tu resti”, “tu sei licenziato”. Banca centrale, media, giustizia, polizia, ricordano fonti diplomatiche Usa, sono solo un ricordo. Horthy, dittatore dal 1919 al 1944 e autore delle prime leggi razziali antisemite, è riabilitato con molti monumenti. I monumenti ai grandi politici e intellettuali borghesi, dal “conte rosso” Karoly Mihaly al poeta Attila Jozséf amico di Thomas Mann, sono stati demoliti.
«Un sistema che voi italiani conoscete, io lo chiamo la piovra ungherese», spiega Bàlint Magyar, che contro il comunismo fu un eroe del dissenso. «Non è un capitalismo normale come in Polonia o ex Germania est, è un sistema di oligarchi e di amici degli amici», aggiunge la grande Agnès Heller, tra i maggiori filosofi- politologi dell’Europa d’oggi. Incalza il grande scrittore Gyorgy Konràd: «Orbàn ama fare la danza del pavone, presentarsi come difensore dell’Europa “ bianca” e insieme corteggiare le idee autoritarie di Putin».
Fu Berlusconi, ricordano qui amici giornalisti, a fornirgli strateghi e forse anche sponsor per la decisiva campagna elettorale vittoriosa, cinque anni fa. E ai vertici Ue Viktor ricambia sempre la cortesia: «Tra tutti voi Silvio era il più grande».

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