Nel feudo di Tsipras “Siamo un po’ delusi ma rivoteremo per lui non c’è alternativa”

Nove mesi fa a Kyriaki, Syriza ottenne il record di consensi:il 59%.Oggi c’è chi parla di tradimento.E nei sondaggi è testa a testa con il centrodestra di Nea Demokratia

ETTORE LIVINI e MATTEO PUCCIARELLI, la Repubblica redazione • 19/9/2015 • Copertina, Europa, Politica & Istituzioni • 787 Viste

KYRIAKI. «Io? Rivoterò Tsipras!». «Io pure. Il memorandum? Era inevitabile. Alexis non poteva fare di più. Ha combattuto come un leone contro la Troika. E gli ridarò fiducia ». Il comitato centrale della Stalingrado greca — riunito come ogni giorno sotto il platano che dà il nome (“O Platanos”) al suo bar di riferimento — ha emesso il verdetto. «Non possiamo nasconderle che siamo un po’ delusi. Non c’è più quell’aria elettrica e la speranza di gennaio scorso», racconta a nome dei sette pensionati seduti davanti ai bicchieri di raki l’ex-operaio siderurgico Yannis Roumeliotis. «Ma abbiamo discusso a lungo e siamo arrivati a una conclusione: alternative non ce ne sono. Sei di noi rimetteranno la croce sul simbolo di Syriza. Solo Panos, l’elettricista, vuole astenersi. Ma vedrà, domenica cambierà idea pure lui».
Se tutta la Grecia fosse come Kyriaki — il piccolo paese della Beozia ai piedi del monte Elikonas dove il partito a gennaio ha fatto il botto con il 59%, record nazionale — Alexis Tsipras potrebbe dormire tra due guanciali. Invece no. Il vento è girato: il centrodestra di Nea Demokratia è testa a testa con la sinistra nei sondaggi, il dramma dei rifugiati gonfia i consensi di Alba Dorata e tanti supporter dell’ex-premier — gelati dal tradimento delle promesse elettorali — sono pronti a disertare le urne. La prova? Il comizio di chiusura della campagna elettorale di ieri sera a Syntagma. Il cast era stellare: sul palco l’ex-premier con al fianco Pablo Iglesias (gli amici si vedono nel momento del bisogno) di Podemos. La piazza invece è rimasta mezza vuota, specie per chi ricorda quella oceanica del 25 gennaio e la folla in festa del 5 luglio, la sera del “no” al referendum.
«Dobbiamo dire tanti altri “no”», ha detto Tsipras. «No al vecchio (ovviamente Nd e gli scissionisti della Piattaforma ora alle elezioni con il cartello di Unità popolare, ndr. ) no agli oligarghi e all’Europa di Schaeuble ». «Chi poteva negoziare meglio di noi? Quale credibilità hanno gli altri?», ha continuato, invitando il blocco sociale composto da lavoratori, piccoli imprenditori, forze dell’ordine, professori e giovani a dare un nuovo e chiaro mandato a Syriza. «Non dobbiamo cedere ora allo scoraggiamento e regalare ai conservatori il terreno che abbiamo conquistato », ha concluso rivolto ai militanti scoraggiati.
È riuscito a convincerli? A giudicare dagli exit-poll informali di “O Platanos”, sì. «Qui da noi, malgrado tutto, rivincerà. E vedrà che succederà lo stesso in tutto il paese», dice convinta Heleni Georgiadis mentre fa la spesa al mini-market Loukas. Se lo dice un’elettrice ondivaga come lei c’è da darle credito. «A gennaio per la prima volta ho puntato sulla sinistra», racconta. «Al referendum ho detto “Oki”, come il 79% degli abitanti di Kyriaki. E quando Tsipras ha firmato il memorandum ho giurato a me stessa che non l’avrei più vota- to». Ora — come l’ex-premier — si è rimangiata le sue promesse: «Ho 57 anni e la vita mi ha insegnato a essere pragmatica», ammette. «Pasok e Nea Demokratia riporterebbero la Grecia al clientelismo e alla corruzione, la sinistra radicale alla dracma. Alexis invece mi pare una persona razionale e pulita. Ergo: mi turo il naso e punto di nuovo su di lui».
Il carisma del premier, ancora intatto, tira più del partito. E Syriza non a caso ha stampato migliaia di manifesti con il suo volto (e il nome della colazione defilato in basso) per provare a convincere gli indecisi — molti a sinistra — che potrebbero diventare l’ago della bilancia delle elezioni, arginando la rimonta di Nea Demokratia.
Difficile dire se basterà. La Caporetto dei negoziati con la Troika ha lasciato il segno. Christos, che ogni giorno viaggia da Kyriaki a Livadia per insegnare matematica al liceo, è sicuro che il vero salasso di consensi per Tsipras arriverà dai giovani. «Sento i discorsi dei 18enni a scuola: per loro un anno fa Alexis era un’eroe, il Davide in grado di sconfiggere Golia. Ora lo giudicano un traditore che ha distrutto un sogno. E loro, vista l’età, vogliono continuare a sognare». Non succede solo a Livadia: il partito dell’ex-premier è scivolato al quarto posto nei sondaggi tra i 18-24enni, una classifica da brividi visto che in cima alla graduatoria dei consensi tra i ragazzi è balzata Alba Dorata.
«È quello che temevamo un po’ tutti», spiega Leonidas, 25enne muratore al lavoro di fianco al museo del Folklore della Beozia. Lui domenica tradirà Syriza per Unità Popolare («è più coerente»), il partito anti- memorandum nato dalla scissione a sinistra. «Ma falliti i vecchi partiti e smontata l’illusione di Tsipras — ammette — il rischio è che a beneficiarne siano i neo-nazisti». «Per fortuna nessuno chiederà i loro voti per governare », dice Yannis bevendo un ultimo Raki a “O Platanos”. «Ha visto che al comizio di Atene c’è Iglesias? Tsipras ha perso una battaglia. Ma tutte le partite hanno due tempi. E con Podemos e Jeremy Corbyn vincerà in Europa». Kyriaki, o — garantito — almeno il Syriza fan club di “O Platanos”, sarà ancora al suo fianco.

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