Skour­lè­tis: «La vittoria di Syriza darà forza a tutta la sinistra»

L’ex ministro del lavoro e della riorganizzazione produttiva Panos Skourlètis: «Possiamo contrastare le pretese dei creditori. Investimenti, ma solo nel rispetto dei diritti dei lavoratori. In questa lotta i sindacati europei saranno al nostro fianco»

Teodoro Andreadis Synghellakis, il manifesto redazione • 20/9/2015 • Copertina, Europa, Politica & Istituzioni • 761 Viste

«Vogliamo un’Europa più soli­dale e demo­cra­tica, che pro­tegga e non restringa lo stato sociale» dichiara al mani­fe­sto Panos Skour­lè­tis, mini­stro del lavoro sino a luglio e, subito dopo, respon­sa­bile del dica­stero per la rior­ga­niz­za­zione pro­dut­tiva del governo Tsi­pras. «Sì agli inve­sti­menti, ma nel rispetto dei diritti dei lavo­ra­tori. In que­sta lotta avremo al nostro fianco i sin­da­cati euro­pei», aggiunge Skour­lè­tis, che è ben cosciente della respon­sa­bi­lità di Syriza: «Siamo una forza di sini­stra che è riu­scita a ispi­rare anche molte altre forze di sini­stra in Europa».

Syriza riu­scirà a impe­dire la libe­ra­liz­za­zione dei licen­zia­menti e a far tor­nare in vigore i con­tratti col­let­tivi di lavoro?

Le pre­tese avan­zate dai cre­di­tori erano estreme. Vole­vano legare il governo di Syriza a un accordo che impe­disse di cam­biare qua­lun­que legge, tra quelle impo­ste dai memo­ran­dum degli anni scorsi: lo sti­pen­dio base, e i rap­porti di lavoro nel loro insieme. Quello che siamo riu­sciti a fare nell’ultima trat­ta­tiva è lasciare aperte que­ste que­stioni, con l’impegno, entro il 2015, di pre­sen­tare una nuova legge per il ritorno alla con­trat­ta­zione col­let­tiva. È un punto impor­tante, nell’ambito di tutta la trat­ta­tiva e del suo risul­tato finale. Le isti­tu­zioni cre­di­trici hanno anche insi­stito sulla libe­ra­liz­za­zione dei licen­zia­menti nel set­tore pri­vato. Il governo non ha fir­mato, e non ha accet­tato di appli­care il «lock out», la legge che pre­vede la chiu­sura tem­po­ra­nea delle imprese in caso di sciopero.

Si può con­ti­nuare a lot­tare per con­tra­stare le pre­tese dei cre­di­tori nel campo del lavoro?

Sì, e c’è un altro motivo per cui lo penso: nel periodo in cui sono stato mini­stro del lavoro, discu­tendo con i rap­pre­sen­tanti dei sin­da­cati euro­pei è emerso chia­ra­mente che la mag­gior parte di que­gli stessi sin­da­cati, e dei lavo­ra­tori, sono al nostro fianco. Sono que­stioni che inte­res­sano l’insieme del mondo del lavoro in Europa. È una cosa che farà sen­tire espo­sti e in dif­fi­coltà i cre­di­tori, se doves­sero insi­stere su leggi che con­tra­stano i diritti dei lavoratori.

Quali sono le dif­fe­renze fon­da­men­tali del pro­getto di Syriza, rispetto alla destra, per soste­nere l’economia?

Ci inte­ressa attrarre inve­sti­menti, ma solo a con­di­zione che rispet­tino le leggi e i lavo­ra­tori. Nel caso di inve­sti­tori stra­nieri ci devono essere van­taggi sia per loro, che per la Gre­cia. Quando ha gover­nato Nuova Demo­cra­zia, che tanto si strac­cia le vesti su que­sto tema, la ridu­zione degli inve­sti­menti ha toc­cato per­cen­tuali mai viste prima. Rispetto al totale del Pil, in due anni e mezzo sono calati dal 15,7% all’11,6%. In Gre­cia, negli ultimi anni, non c’è stato nean­che un pro­getto com­ples­sivo, spe­cie per quel che riguarda le pic­cole e medie imprese. Mi rife­ri­sco anche al biso­gno di deter­mi­nate poli­ti­che di set­tore, con­cetti estra­nei ai diri­genti ultra­li­be­ri­sti di Nuova Demo­cra­zia. Erano con­vinti che il mer­cato si potesse auto­re­go­la­men­tare, senza un piano più gene­rale. È una dif­fe­renza fon­da­men­tale, di cui credo si siano resi conto anche i cittadini.

Come descri­ve­rebbe que­ste ele­zioni, il loro signi­fi­cato sia per la Gre­cia, che per l’Europa?

Quello che si può dire della cam­pa­gna appena con­clusa è che Syriza non ha visto migrare i pro­pri elet­tori in altri par­titi. Piut­to­sto, alcuni dei cit­ta­dini che ci ave­vano soste­nuto a gen­naio mostrano un certo scet­ti­ci­smo. La scom­messa è farli andare alle urne a votare per noi, per non cadere nella trap­pola dell’astensione. Abbiamo cer­cato di dare rispo­ste con­vin­centi e sin­cere, sapendo che le posi­zioni della destra non sono poli­ti­ca­mente valide. Anche que­sta volta, poi, tutti i media «siste­mici», parte delle lob­bies della poli­tica e dei poteri impren­di­to­riali, si sono sca­gliati con­tro Syriza con accuse prive di fondamento.

Syriza dice no alla grande coa­li­zione con il cen­tro­de­stra, ma Tsi­pras ha lasciato intra­ve­dere spi­ra­gli riguardo a una pos­si­bile col­la­bo­ra­zione con i socia­li­sti del Pasok. Come vede una pro­spet­tiva di que­sto genere?

Non ci sono asso­lu­ta­mente le con­di­zioni per gover­nare con Nuova Demo­cra­zia. Pos­siamo anche essere stati costretti ad un ripie­ga­mento tat­tico, ma il nostro obiet­tivo rimane il rove­scia­mento del neo­li­be­ri­smo, in Gre­cia e in Europa, e andare verso una nuova dire­zione. Vogliamo un’Europa più soli­dale e demo­cra­tica, che pro­tegga e non restringa lo stato sociale. Si tratta di dif­fe­renze che saranno valide in eterno, rispetto alla destra. Quanto al Pasok, è avvi­lente che, come forza della social­de­mo­cra­zia euro­pea, non sem­bri ren­dersi conto nean­che dei timidi passi che ven­gono com­piuti in Europa riguardo al biso­gno di ripen­sare le stra­te­gie eco­no­mi­che domi­nanti. Il Pasok non fa nes­suna auto­cri­tica, mi sento di dire che non aiuta un pro­cesso di avvi­ci­na­mento. Non so, quindi, quanto una col­la­bo­ra­zione sia real­mente praticabile.

Hervé Fal­ciani ha dichia­rato che solo dopo la vit­to­ria di Syriza, a gen­naio, è ini­ziata una col­la­bo­ra­zione con la Gre­cia. Al «mani­fe­sto» ha anche detto che se fosse greco vote­rebbe Tsi­pras. Se oggi Syriza si dovesse assi­cu­rare una vit­to­ria rela­ti­va­mente ampia, vi impe­gnate a con­ti­nuare a com­bat­tere la cor­ru­zione, senza esitazione?

Fal­ciani è diven­tato il pro­ta­go­ni­sta di que­ste ele­zioni, si potrebbe dire. Le sue dichia­ra­zioni sono delle vere rive­la­zioni, e mostrano la grande dif­fe­renza che c’è tra Nuova Demo­cra­zia e Syriza rispetto agli intrecci degli inte­ressi eco­no­mici sot­ter­ra­nei e alla cor­ru­zione. Si tratta, per noi, di un fronte impor­tan­tis­simo, vogliamo essere una forza di risa­na­mento. Tutti que­sti feno­meni, oltre ad aver per­messo all’oligarchia greca di tra­sfe­rire in ban­che estere cifre astro­no­mi­che, hanno anche svi­lito il senso di tutto il set­tore pub­blico: la pub­blica ammi­ni­stra­zione veniva usata a favore di pre­cisi inte­ressi eco­no­mici. Non è un segreto che le opere pub­bli­che, in Gre­cia, siano arri­vate a costare dalle 4 alle 5 volte di più rispetto alla media euro­pea. Tutto ciò, ovvia­mente, è avve­nuto con la coper­tura poli­tica del Pasok o di Nuova Democrazia.

Come prio­rità avete indi­cato la rine­go­zia­zione del debito e il soste­gno alle classi sociali più deboli. Resta però aperta, ad esem­pio, anche la bat­ta­glia per i diritti civili, come l’estensione dei patti di con­vi­venza alle cop­pie gay. Ce la farete?

Sì, ce la dob­biamo fare. Nei mesi scorsi sono stati fatti alcuni passi, ma in realtà quasi tutto è stato oscu­rato dalla trat­ta­tiva con i cre­di­tori. Siamo stati spesso vicini alla rot­tura, per non cedere pas­si­va­mente alle richie­ste dei cre­di­tori. Que­ste trat­ta­tive non hanno per­messo di pro­ce­dere più spe­di­ta­mente sui temi di cui ha par­lato. Por­te­remo avanti que­ste bat­ta­glie per­ché Syriza non solo con­ti­nua a trarre ispi­ra­zione dai grandi ideali della sini­stra — una pro­fonda parità, soli­da­rietà e pro­gresso sociale — ma il suo esem­pio è riu­scito a ispi­rare anche altre forze euro­pee, diven­tando un punto di rife­ri­mento impor­tante. È per que­sto che dob­biamo vin­cere la bat­ta­glia di oggi e quelle che ver­ranno, per dare nuova linfa a una sini­stra moderna, popo­lare, con i piedi per terra e forte della par­te­ci­pa­zione dei nostri cittadini.

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