“ Afghanistan, giusto restare insieme agli americani”. L’Italia prolunga la missione

L’annuncio di Renzi dopo la richiesta degli Stati Uniti “Stiamo valutando di rimanere nel paese un anno in più”

VINCENZO NIGRO, la Repubblica redazione • 17/10/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 752 Viste

ROMA- L’Italia si prepara a rimanere un anno di più in Afghanistan. A poche ore dall’annuncio di Barack Obama, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha messo il suo sigillo a una decisione di fatto già presa e comunicata agli alleati Usa. «Se l’impegno americano in Afghanistan prosegue penso sia giusto anche da parte nostra proseguire col nostro impegno: stiamo ragionando sull’ipotesi di proseguire nella nostra missione», ha detto il presidente del Consiglio a Venezia. Ma parlando con i suoi ministri, innanzitutto con Paolo Gentiloni e con la ministra della Difesa Roberta Pinotti, il premier ha cancellato tutti i condizionali e le possibili verifiche: «In Afghanistan bisogna restare ancora, è giusto fare così».
Fra l’altro fonti di Palazzo Chigi spiegano che potrebbe non essere necessario un passaggio parlamentare, visto che anche l’ultima proroga è stata decisa in questo modo e soprattutto che «la natura della missione (assistenza e addestramento) non cambierà».
Renzi ha risposto quasi in tempo reale a una richiesta d’aiuto che per i tempi e i modi con cui si muove la macchina politico-militare americana è quasi disperata. Fino a poche ore prima dell’attacco dei Taliban a Kunduz, il 28 settembre, la tabella di marcia americana prevedeva un massiccio ritiro per la fine dell’anno. Molti degli 8.500 marines e aviatori rimasti in Afghanistan sarebbero stati riportati in patria. Ma la disfatta subita a Kunduz dall’esercito afgano, la caotica risposta delle stesse forze americane, hanno convinto il nuovo capo di stato maggiore Usa Joseph Dunford a fare anche al Congresso quello che fino al momento aveva fatto solo col presidente Obama e col ministro della Difesa. Il generale dei marines è stato l’ultimo comandante americano in Afghanistan, conosce benissimo non solo il teatro, ma soprattutto la potenza dei Taliban e l’impreparazione degli afgani. Per cui a deputati e senatori ha portato un solo messaggio: se ce ne andiamo del tutto avremo un altro disastro come in Iraq.
Il 6 e 7 ottobre, quando il segretario alla Difesa Ash Carter in Italia ha incontrato Mattarella e la Pinotti, il “congelamento” del ritiro da Kabul quasi non era stato affrontato. «Noi abbiamo posto il tema, ma loro ci rispondevano quasi con imbarazzo, perché non avevano preso una decisione », dice una fonte italiana. La Pinotti aveva anticipato che in Iraq l’Italia avrebbe potuto impegnare i suoi Tornado in operazioni “cinetiche”, ovvero di attacco, ma sull’Afghanistan grande nebbia.
L’altro ieri invece le prime telefonate di Kerry a Paolo Gentiloni e di Carter alla Pinotti: anticipavano il discorso di Obama, chiedendo che l’Italia decidesse al più presto di sostenere gli Usa in questa “extension” dell’impegno militare.
Rimane il problema politico di un eventuale voto in Parlamento per il prolungamento di una missione già approvata. Ieri sera il capogruppo di Sel alla Camera Arturo Scotto, ha detto che il governo «è obbligato a passare alle Camere». Per Nicola Latorre, presidente Pd della Commissione Difesa al Senato, «l’importante è non vanificare il lavoro e il sacrificio di anni con mosse sbagliate. L’Afghanistan è un impegno su cui la comunità internazionale ha preso le sue responsabilità».

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