Appalti dell’Anas, dieci arresti Le tangenti della «Dama nera»

Appalti dell’Anas, dieci arresti Le tangenti della «Dama nera»
ROMA In testa alle aziende pubbliche per numero di appalti e budget a disposizione, da poco rilanciata con nuovi vertici e finanziamenti, l’Anas aveva al suo interno «un vero e proprio sistema corruttivo», «una cellula criminale» che lucrava su appalti, espropri e contenziosi, anche su «sollecitazione» di costruttori e proprietari terrieri. Un gruppo di funzionari e dirigenti, fra cui Antonella Accroglianò la «Dama nera», si sarebbero ritagliati profitti sulla realizzazione di un valico, speculando su espropriazioni e lucrando sui contenziosi accumulati. Quasi un manuale «della corruzione per asservimento della propria funzione» scrive la gip Giulia Proto che ha firmato l’ordinanza cautelare nei confronti di 9 persone oltre alla dirigente.
All’occorrenza ci si scambiava favori assieme ad altre «utilità»: in un caso, ad esempio, la Accroglianò avrebbe agevolato il pagamento di alcune imprese sponsorizzate dall’ex sottosegretario del governo Prodi Luigi Meduri — arrestato — in cambio del sostegno politico alla candidatura del fratello in Calabria sulla scia dello zio «Peppino» Accroglianò.
L’inchiesta dei magistrati Francesca Loy e Nello Rossi ricostruisce fatti recenti, le intercettazioni captano accordi fra maggio e giugno, tangenti recapitate fra luglio e agosto e messe al riparo di mura domestiche negli ultimi giorni. Settantamila euro in contanti sono stati trovati durante la perquisizione dei finanzieri del Gico della polizia Tributaria nell’appartamento della madre della dirigente. La percezione di esser controllati, intercettati e monitorati, non era un deterrente ma li spingeva a qualche supplemento di cautela. Così, al telefono, la mazzetta prende nomi più innocui: «ciliege», «antiinfiammatori», «libri». E la Accroglianò raccomanda a un sodale: «Vai muto che nella stanza non deve parlare più al telefono». La trama di «quotidiana corruzione» (definizione del procuratore capo Giuseppe Pignatone) è ben descritta nel provvedimento di arresto fra richieste quotidiane e strumenti normativi stravolti a propria misura.
L’accordo bonario ad esempio, finalizzato a risolvere imprevisti (come il ritrovamento archeologico che blocca un cantiere) veniva reinterpretato a beneficio sia del funzionario pubblico per guadagnare «una cresta» che dell’imprenditore per «recuperare parte del ribasso praticato». Per espropriare un terreno necessario al completamento di una tratta, la Accroglianò avrebbe accordato più del dovuto ai proprietari, in cambio di una «provvigione» per sé di 50 mila euro. Provvigione recapitata in contanti dai proprietari dell’appezzamento Giuseppe e Saverio Silvagni (arrestati per corruzione). Ovviamente in danno all’Anas che ieri ha annunciato la costituzione di parte civile al processo ma anche qualche misura in più sul fronte della massa di contenziosi: «Ne abbiamo per 9 miliardi, non potremo approvare il bilancio senza aggredire questo problema» ha detto Gianni Armani, presidente Anas. Sulla «cellula criminale» è intervenuto anche Matteo Renzi, dopo la decisione di sospendere Meduri dalla commissione di garanzia Pd: «Chi ruba all’interno delle aziende pubbliche va cacciato senza alcun perdono».
Ilaria Sacchettoni


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