Deficit, sanità e addizionali la rivolta delle Regioni Chiamparino si dimette

Deficit, sanità e addizionali la rivolta delle Regioni Chiamparino si dimette

ROMA . Scontro aperto tra Regioni e governo su disavanzi e sanità. Mentre, dopo nove giorni dal varo, si attende per oggi in Parlamento il testo della Stabilità (ieri sera era previsto l’invio al Quirinale): atterrerà in commissione Bilancio del Senato dove ieri è stato eletto il nuovo presidente Giorgio Tonini (Pd).
Il clima resta teso e sullo sfondo riemergono le polemiche su tasse, contante, Bruxelles. A riscaldare la situazione ieri le dimissioni, irrevocabili, del presidente della Conferenza delle Regioni Chiamparino. Il motivo scatenante è il mancato decreto legge, promesso dall’esecutivo, volto a neutralizzare dal punto di vista contabile, la sentenza della Corte costituzionale che ha classificato come debiti le anticipazioni di liquidità (circa 60 miliardi negli ultimi anni) ottenuti dalle Regioni per far fronte al pagamento dei crediti vantati dalle imprese verso la pubblica amministrazione. La sentenza della Consulta ha provocato l’intervento della Corte dei conti che ha bocciato il bilancio del Piemonte e ha disposto di esporre in bilancio una perdita di 5,8 miliardi. La sentenza rischia di avere un effetto- domino e, quando la magistratura contabile esaminerà i bilanci delle altre Regioni, è possibile che emerga un disavanzo complessivo di quasi 20 miliardi. Di qui la richiesta pressante di un provvedimento, avanzata ieri dalla Conferenza delle Regioni, che prevede una modalità di contabilizzazione diversa in grado di scongiurare il rischio del mega-buco.
Il malessere delle Regioni tuttavia investe anche i tagli alla sanità. Il fondo sanitario nazionale, come è noto è stato aumentato a 111 miliardi, di un solo miliardo, contro i 3 previsti. Il miliardo tuttavia rischia di coprire solo la metà delle necessità previste che ammontano a 2 miliardi (850 per i nuovi Lea, 500 per i nuovi farmaci, 450 per i contratti e 200 per i vaccini). Di qui la preoccupazione «A questo punto lo Stato si riprenda la gestione della sanità», ha detto Chiamparino. Per i tagli extra sanità la situazione sembra meno critica: evitata la stangata da 1,8 miliardi prevista nelle prime anticipazioni, mancherebbero all’appello 900 milioni che potrebbero essere compensati con le giacenze del fondo per il riacquisto di bond da parte delle Regioni.
La polemica si riaccente tuttavia sul blocco delle addizionali Irpef comunali e regionali annunciato da Renzi. «Norma impossibile, al massimo una moral suasion», ha replicato Chiamparino. Ma Renzi ieri è tornato sullo stesso punto: «Nessun Comune e Regione potrà alzare le tasse, per legge!». Dal blocco tuttavia, come ha spiegato il sottosegretario all’Economia Zanetti, saranno escluse le Regioni in deficit sanitario obbligate all’aumento delle addizionali o, in alternativa, dei ticket (8 Regioni potrebbero farlo).
Preoccupazione emerge anche dal fronte degli atenei. Il Cun (Consiglio universitario nazionale) ha preso posizione sulla riduzione progressiva dei finanziamenti alla ricerca e la riduzione del numero dei ricercatori che ha definito «allarmante ».
Torna infine in scena la questione dei dirigenti dell’Agenzia delle entrate in attesa di consorso, dopo l’azzeramento di 767 funzionari. «Dalla contrattazione è scomparso il comparto agenzie fiscali che rischiano di morire. Un’esperienza sociologica che siano rimaste in piedi, solo per la dignità delle persone che vi lavorano», ha denunciato Rossella Orlandi, direttrice dell’organismo.


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Sembra proprio che le riforme andranno avanti. E le scadenze ribadite ieri dal premier e dai 35 esperti nell’incontro con Giorgio Napolitano, mostrano un capo dello Stato deciso a non farsi strattonare sulle soluzioni; attento a rimanere un passo indietro per lasciare lavorare il Parlamento; ma convinto che il tentativo vada condotto fino in fondo.

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