Distin­zione criminale

Distin­zione criminale

In un vec­chio film di guerra, alcuni sol­dati in trin­cea discu­tono di pace. Il modo migliore per otte­nerla — dice uno — è , in caso di con­tro­ver­sie tra gli stati, obbli­gare re e capi di governo a salire con i guan­toni sul ring e suo­nar­sele di santa ragione fin­ché uno non vince.

La bat­tuta mi è tor­nata in mente quando ho letto del piano segreto, ela­bo­rato dai mini­stri degli interni dell’Unione euro­pea, per il rim­pa­trio di 400.000 migranti «economici».

Giu­sto per dare un’idea a que­sti pen­sosi sta­ti­sti di che cosa signi­fi­chi migrare oggi si potrebbe, che so, por­tarli (a comin­ciare dall’ineffabile ono­re­vole Alfano) in qual­che paese del cen­tro Africa e poi, con un po’ di dol­lari o Euro rac­colti tra altri mini­stri e sotto-segretari, tra­spor­tarli in auto­bus in Libia, imbar­carli su un gom­mone , farli rischiare il nau­fra­gio e arri­vare fra­dici e affa­mati a Lam­pe­dusa, rin­chiu­derli nel Cie e, dopo una deten­zione di durata inde­fi­nita, ripor­tarli al punto di par­tenza. E chie­dere loro: la pen­sate come prima? Avete ancora voglia di distin­guere tra pro­fu­ghi e migranti eco­no­mici? Non sarebbe il caso di rive­dere que­sta distin­zione ipo­crita, utile solo per mani­po­lare opi­nioni pub­bli­che para­noi­che e destrorse? In un sogno o in un film, in caso di rispo­sta sba­gliata si potrebbe rico­min­ciare con loro daccapo…

Quando Angela Mer­kel e il vice-cancelliere tede­sco Gabriel hanno dichia­rato, nello scorso ago­sto, di aprire le porte della Ger­ma­nia a 5 milioni di pro­fu­ghi, hanno rea­liz­zato un buon numero di obiet­tivi: rispon­dere a un’opinione pub­blica tede­sca com­ples­si­va­mente non insen­si­bile agli Asy­lan­ten pre­senti e futuri, nono­stante la rumo­rosa pre­senza del par­tito xeno­fobo Pegida e dei neo-nazisti, iso­lare le frange di estrema destra e, di fatto, assu­mere la guida politico-morale di un’Europa fra­gile, liti­giosa e incerta sul da farsi in campo inter­na­zio­nale. Ovvia­mente, con­si­de­ra­zioni demo­gra­fi­che e finan­zia­rie, in un paese in cui non nascono più bam­bini, devono avere avuto il loro peso, ma sta di fatto che l’odiosa Ger­ma­nia della crisi greca è diven­tata la nobile Ger­ma­nia d’agosto, non offu­scata nem­meno dalla crisi della Volkswagen.

Ma tutto que­sto ha come con­trap­peso la distin­zione tra pro­fu­ghi (vit­time di guerra ecc.) e migranti eco­no­mici, i quali affron­te­reb­bero deserti e mari, per non par­lare di pri­gioni unghe­resi e man­ga­nelli di mezza Europa, così, per sport o sete d’avventura, e non per soprav­vi­vere o vivere meglio.

Una distin­zione insen­sata, che non rie­sce a masche­rare l’assoluta man­canza di una stra­te­gia euro­pea nei rap­porti con gli altri mondi e con le per­sone che per qual­siasi ragione ne pro­ven­gono. Una distin­zione che serve a taci­tare le stru­men­ta­liz­za­zioni lepe­ni­ste, leghi­ste e di Grillo (che sul suo blog ha pub­bli­cato tempo fa un enco­mio di Orbán). In ter­mini pura­mente quan­ti­ta­tivi, 3 milioni di migranti «eco­no­mici» in dieci anni non cam­bie­reb­bero in nulla l’assetto demo­gra­fico di una Ue che conta oggi 500 milioni di abi­tanti distri­buiti su 4 milioni di chi­lo­me­tri quadrati.

Ma biso­gne­rebbe cam­biare metodo, emar­gi­nare sul serio gli Orban, i Sal­vini e Le Pen, impe­dire le stragi in mare, che con­ti­nuano imper­ter­rite alla fac­cia di Fron­tex, imma­gi­nare un’integrazione sociale decente per gli stra­nieri e disporre di una vera poli­tica inter­na­zio­nale comune – invece che man­ga­nel­lare i migranti a Ven­ti­mi­glia e Calais, mol­ti­pli­care i Cie e liti­gare in modo mise­ra­bile alle frontiere.

Ed ecco per­ché i mini­stri degli Interni, riu­niti da qual­che parte a sti­lare piani segreti di espul­sione lasciano fil­trare cifre prive di qual­siasi senso (400.000, 300.000, nes­suno, tutti?).

Per coprire la loro man­canza di idee, che non siano lo sfrut­ta­mento della forza lavoro stra­niera e le pre­oc­cu­pa­zioni per le pros­sime ele­zioni. Nel frat­tempo, la mini­stra Pinotti e Mat­teo Renzi, che su que­ste mate­rie non hanno mai nulla da dire, fanno scal­dare i motori dei Tornado.



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