I “più” di Renzi tutti per i ricchi

la legge di Stabilità taglia la sanità mentre cancella le tasse sulle case di lusso, stanzia cifre ridicole sui contratti e non prevede le pensioni flessibili

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 16/10/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 1377 Viste

La manovra. Il premier presenta le sue slide «in segno positivo». Ma la legge di Stabilità taglia la sanità mentre cancella le tasse sulle case di lusso, stanzia cifre ridicole sui contratti e non prevede le pensioni flessibili. Confindustria dà un giudizio positivo, mentre i sindacati sono sul piede di guerra. Ancora una volta vincono i più forti

Una legge di sta­bi­lità che vale 27 miliardi, e che potrebbe valerne 30 se l’Europa accet­tasse un allen­ta­mento ulte­riore della fles­si­bi­lità per l’emergenza migranti. Il pre­si­dente del con­si­glio Mat­teo Renzi ieri l’ha illu­strata subito dopo il con­si­glio dei mini­stri, nella con­sueta con­fe­renza stampa ricca di bat­tute, meta­fore, angli­ci­smi, scambi di cor­te­sie con i gior­na­li­sti, accanto al mini­stro dell’Economia Padoan. L’importante è comu­ni­care «fidu­cia», come ha detto il pre­mier, con quel «segno più» che ha voluto usare per pre­sen­tare la mano­vra in 27 slide: anzi dei tweet, visto che c’era tanto di hash­tag: #ita­lia­col­se­gno+.

Con­fer­mata l’eliminazione per tutti di Imu e Tasi sulla prima casa, anche quindi per i più ric­chi. Pic­cola rivo­lu­zione per il canone Rai, che scen­derà a 100 euro, e poi a 95 nel 2017, ma finirà nella bol­letta elet­trica. Slitta di un anno il taglio dell’Ires, dal 2016 al 2017, a meno che l’Europa non con­ceda quei 3 miliardi in più per l’emergenza migranti. Il sistema sani­ta­rio nazio­nale resta fermo a 111 miliardi, nono­stante le pro­te­ste delle Regioni.

E ancora: uno sta­tuto dei lavo­ra­tori auto­nomi (non ancora spie­gato nel det­ta­glio), il no alla fles­si­bi­lità per le pen­sioni, con la pos­si­bi­lità però di un part time, fondi per la terra dei fuo­chi e i minori poveri, l’innalzamento della soglia di con­tante per i paga­menti fino a 3 mila euro. La dimi­nu­zione pro­gres­siva degli incen­tivi alle assun­zioni. Azze­rate le clau­sole di salvaguardia.

Via Imu e Tasi, per la «fiducia»

È stata la prima delle slide sfo­de­rate dal pre­mier, è in asso­luto la riforma in cui Renzi crede di più per mas­si­miz­zare il con­senso: l’eliminazione delle tasse sulla casa, anche per i ric­chi. Via la quota resi­duale di Imu, che gra­vava ancora sugli immo­bili di pre­gio e i castelli, via la Tasi per tutti. «Dopo gli 80 euro e l’Irap, un altro segno di fiducia».

A chi gli chie­deva le moti­va­zioni di que­sta scelta, Renzi ha spie­gato che sono almeno due. La prima è quella di far ripar­tire la fidu­cia: la misura ha «un valore sim­bo­lico, evo­ca­tivo è uno choc fiscale per gli ita­liani che dal 2012 al 2014 hanno nasco­sto i soldi in banca, per dire loro che la par­tenza deve essere soste­nuta». La seconda, soste­nere l’edilizia: il 54% dei 927 mila posti persi nei sette anni della crisi viene dalle costru­zioni, ha spie­gato il premier.

«Ma tutti i Paesi hanno una tassa sulla casa, e la Ue non è favo­re­vole, come ha appena riba­dito la Com­mis­sione», hanno notato i gior­na­li­sti. «Alcuni paesi ce l’hanno, non tutti — ha repli­cato Renzi — E a noi dopo gli 80 euro veniva sem­pre rin­fac­ciato: “eh, però poi aumenta la Tasi”, e così abbiamo voluto sgom­be­rare tutte le accuse». Il mini­stro Pier Carlo Padoan ha poi aggiunto che il governo ha una rispo­sta per l’Europa: «Non c’è solo la tassa sulla casa, noi abbiamo anche fatto sgravi su lavoro e imprese: quindi c’è tutto insieme». E Renzi, a riba­dire che alla Ue su que­sto punto non darà mai sod­di­sfa­zione: «Meno male che ha par­lato Padoan, per­ché io sarei stato più polemico».

Slitta l’Ires, meno sgravi al Jobs Act

Il taglio dell’Ires al 24%, che negli ultimi giorni era stato già piut­to­sto bal­le­rino, slit­terà al 2017, a meno appunto di non otte­nere mag­giore fles­si­bi­lità dalla Ue. Ma per le imprese ci sono i cosid­detti «supe­ram­mor­ta­menti», la pos­si­bi­lità di poter ammor­tiz­zare gli acqui­sti di mac­chi­nari indu­striali al 140%. Ancora: si stan­ziano 500 milioni per gli accordi azien­dali (pro­dut­ti­vità e welfare).

Via anche l’Imu e inter­venti sulla Irap agri­cola, men­tre andranno a dimi­nuire gli incen­tivi per le assun­zioni con i con­tratti a tutele cre­scenti: chi assume fino al 31 dicem­bre di quest’anno potrà godere di 8 mila euro di sgravi con­tri­bu­tivi ogni anno per cia­scun nuovo assunto; dal 2016 si scen­derà al 40% (meno della metà quindi), e dal 2017 ancora sotto. «Affret­tarsi prego», ha sug­ge­rito Renzi alle imprese.

Imprese che pro­muo­vono la mano­vra: «Da un primo esame il nostro giu­di­zio è posi­tivo — com­menta il pre­si­dente di Con­fin­du­stria Gior­gio Squinzi — Alcune nostre richie­ste sono state accolte, come gli ammor­ta­menti al 140% per nuovi investimenti».

Bri­ciole per il pub­blico impiego

Saranno 300 i milioni desti­nati agli aumenti del pub­blico impiego. «Cara­melle», aveva detto qual­che giorno fa il segre­ta­rio gene­rale della Uil Car­melo Bar­ba­gallo quando già cir­co­la­vano simili cifre, e adesso il suo sin­da­cato annun­cia una rispo­sta «molto dura». La Cisl parla di «scelta sba­gliata e irri­spet­tosa del governo». Ros­sana Det­tori, della Fp Cgil, cal­cola che «si tratta di 40 cen­te­simi al giorno dopo un’attesa di sei anni», nota. E la Cgil mette que­sto capi­tolo tra i «quat­tro segni meno» con cui boc­cia la mano­vra: «7,80 euro lordi al mese per i pros­simi tre anni».

Sanità pub­blica a rischio

Il fondo per la sanità «aumenta», risponde il pre­mier a chi riporta in con­fe­renza stampa le pro­te­ste e le pre­oc­cu­pa­zioni delle Regioni: «Da 109 miliardi nel 2014 siamo pas­sati a 110 nel 2015 e adesso a 111 nel 2016. Se c’è biso­gno di mag­giori fondi, le Regioni sap­piano che noi spin­giamo verso i costi stan­dard, per far pagare ogni for­ni­tura al minimo». Insomma, fate da voi. La Cgil sin­te­tizza le cri­ti­cità: «Il miliardo in più non copre nep­pure gli indici di ade­gua­mento del fondo pre­vi­sti dall’invecchiamento della popo­la­zione, e i nove milioni di per­sone che già oggi non rie­scono a curarsi faranno sem­pre più fatica». Tra l’altro lo stesso governo con­ferma che gli 800 milioni pre­vi­sti per i Lea (livelli essen­ziali di assi­stenza) e la vac­ci­na­zione sono inclusi nei 111 miliardi, men­tre le Regioni hanno chie­sto più volte 2 miliardi in più.

Bam­bini poveri e Mezzogiorno

Men­tre si tagliano le tasse ai ric­chi, si pensa però — in ottica cari­ta­te­vole — in qual­che modo anche ai poveri. In arrivo 400 milioni per il sociale, altri 600 milioni per i minori in stato di povertà: 100 milioni ver­ranno gestiti in moda­lità nuova, ovvero con fon­da­zioni ban­ca­rie, comuni e terzo set­tore. Si pre­an­nun­cia anche un piano di «effi­cien­ta­mento ener­ge­tico» per le case popo­lari, oltre alla «libe­ra­zione di alloggi occu­pati» (è la seconda slide di Renzi, subito dopo quella su Imu e Tasi). Pre­vi­sti poi 450 miliondi di euro (150 milioni ogni anno per tre anni) per «sanare le ferite della Terra dei fuochi».

Delusi i Cin­que­stelle, che con­tro la povertà spin­ge­vano per il red­dito di cit­ta­di­nanza: «Ita­lia con il segno più: più slo­gan, più annunci, più balle. Niente abo­li­zione legge For­nero. Niente red­dito di cit­ta­di­nanza. Niente aiuti alle imprese ma solo annunci per il 2017. Niente soldi alla sanità e 2 miliardi in meno», com­menta Luigi Di Maio.

Pen­sio­nati o lavoratori?

Il capi­tolo pen­sioni, cer­ta­mente caldo, Renzi cerca di trat­tarlo il più in fretta pos­si­bile: «Non c’è fles­si­bi­lità, vogliamo evi­tare inter­venti che alla lunga si dimo­strano com­pli­cati. Ci sono quat­tro misure: no tax area (per i pen­sio­nati,ndr), opzione donna, set­tima sal­va­guar­dia (per gli eso­dati, ndr), part time». Bene quindi per gli eso­dati, che aspet­ta­vano la set­tima sal­va­guar­dia (dovrebbe garan­tire circa 25–26 mila di loro), male invece per chi è rima­sto ingab­biato nella riforma For­nero e non rie­sce a uscire. Al mas­simo, potrà optare (se ha già supe­rato i 63 anni) per un lavoro part time. Pos­si­bi­lità che, nota Giu­liano Caz­zola, era già con­te­nuta in uno dei decreti del Jobs Act (art. 41 del dl n. 148/2015), e che quindi non ha nulla di nuovo.

«L’argomento fles­si­bi­lità ha biso­gno al più pre­sto di una rispo­sta», dice Anna­ma­ria Fur­lan (Cisl), insi­stendo nel chie­dere un inter­vento. «C’è meno libertà per i lavo­ra­tori per­ché non pos­sono andare in pen­sione in modo fles­si­bile, e chiude la porta in fac­cia ai gio­vani», com­menta la segre­ta­ria della Cgil Susanna Camusso.

I 3 mila euro e il canone Rai

Per gli ita­liani, si sa, l’evasione è un tasto dolente. Ma Renzi con­ferma, e anzi riven­dica tra le «buone noti­zie» l’innalzamento della soglia di con­tante per i paga­menti da mille a 3 mila euro. Riget­tando le accuse su un pre­sunto allen­ta­mento nella lotta all’evasione: «Abbiamo fatto rien­trare dall’estero 1,4 miliardi di euro nel 2015 e 2 miliardi sono pre­vi­sti nel 2016, il governo ha fir­mato accordi con Sviz­zera, Lie­ch­ten­stein e Vati­cano, e nei pros­simi mesi l’Abi si è impe­gnata a ridurre i costi per i paga­menti elettronici».

Il canone Rai pas­serà in bol­letta elet­trica, e scen­derà a 100 euro («95 nel 2017», aggiunge Renzi). Ma certo non sarà un’operazione sem­plice, visto l’alto numero di aziende distri­bu­trici di energia.

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