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Il Grande Fratello di Pechino, una telecamera ogni 47 abitanti

Completata la rete: da inizio anno crimini diminuiti del 27% ma è polemica sull’eccesso di controllo sociale

Guido Santevecchi, Corriere della Sera redazione • 12/10/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 864 Viste

PECHINO Secondo l’Ufficio pubblica sicurezza di Pechino è un regalo ai cittadini: «Abbiamo completato la copertura della capitale con un sistema di videosorveglianza, ora ci sono telecamere a ogni angolo di strada, pronte per evitare che si commettano crimini tra la folla». Il Quotidiano del Popolo rilancia la bella notizia: «Per la prima volta il 100% della capitale è osservato». L’operazione in mandarino è stata battezzata Tian wang , Rete del cielo, ed era stata avviata nel 2008 per le Olimpiadi. La rete è stata ampliata del 29% nell’ultimo anno: così oggi nel centro di Pechino ci dovrebbero essere almeno 430 mila telecamere a circuito chiuso collegate con stazioni di polizia, oltre a quelle montate su autobus, vagoni del metrò, taxi. Circa una telecamera ogni 47 abitanti, bambini inclusi. Ci sono 4.300 agenti addestrati a controllare le immagini 24 ore su 24, distribuiti tra 19 uffici specializzati e 362 comandi di polizia sul territorio di Pechino, 16.800 chilometri quadrati.
Secondo il Bureau di pubblica sicurezza dall’inizio del 2015 sarebbero stati risolti 1.500 casi (+22% sul 2014) e arrestati 2.370 sospetti (+5%), e i fatti criminali scesi a 2.480 (-27,7% ). Eppure anche per una metropoli come Pechino, 430 mila videocamere sono tante e sono controllate dal governo, un Grande Fratello di Stato. Per le autorità il sistema di sorveglianza a vista oltre che a combattere il crimine serve a «mantenere la stabilità sociale», espressione che cela il controllo dei dissidenti.
Forse non è un caso che l’artista dissidente Ai Weiwei abbia appena denunciato di aver scoperto microspie nel suo studio di Pechino. «Lo scopo di Tian wang è il controllo del comportamento della popolazione in strada», ha detto a Radio Free Asia Hu Jia, attivista dei diritti civili che ha scontato quasi quattro anni di carcere.
La Rete del cielo è una struttura che il governo vuole estendere alle maggiori città del Paese. L’agenzia Xinhua spiega che a Changsha, capoluogo dello Hunan, 2,5 milioni di abitanti, sono stati investiti 70 milioni di euro per collocare 27 mila telecamere ad alta definizione in strade e piazze. Costo per Pechino: 150 milioni.
Alcuni dicono che l’obiettivo finale sarebbe di dotare le telecamere di tecnologia per il riconoscimento dei tratti somatici, come quelle negli aeroporti internazionali. Si potrebbe creare una banca dati di pregiudicati. Ma questa è ancora fantascienza, spiega Bo Zhang, esperto di Ims Research: «La tecnologia non è così avanzata come immaginiamo dai film».
Guido Santevecchi

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