Inferno a Kunduz Le bombe della Nato su Medici senza frontiere 19 morti, anche 3 bimbi

L’ong: “Avevamo fornito le nostre coordinate Gps” Gli Usa: c’erano terroristi. L’Onu: crimine di guerra

FEDERICO RAMPINI, la Repubblica redazione • 4/10/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Guerre, Armi & Terrorismi • 992 Viste

Almeno 19 morti fra cui tre bambini, 37 feriti, decine di dispersi. È un ospedale di Medici Senza Frontiere il bersaglio di un raid della Nato in Afghanistan. Una tragedia che riporta in primo piano le “vittime collaterali” delle guerre dai cieli. Dura condanna internazionale, l’America apre un’indagine ma per ora non si scusa. «C’erano terroristi », secondo la versione ufficiale. In difficoltà la politica di Barack Obama in Medio Oriente, criticata anche da Hillary Clinton.
IL RAID E LA STRAGE
Sono le 2.15 di sabato mattina, ora locale, quando nell’oscurità notturna parte l’attacco aereo delle forze Nato su Kunduz. Il primo bilancio arriva dalle vittime: Medici senza Frontiere. 12 pazienti e 7 membri del loro staff (medici e infermieri) sono uccisi nel bombardamento. The Daily Telegraph ipotizza 50 morti visto l’alto numero dei dispersi. Un tweet di Msf denuncia: «Hanno continuato a bombardarci per più di 30 minuti, anche dopo che le autorità militari di Kabul e di Washington erano state allertate sulla prossimità dell’ospedale». Il responsabile per l’Afghanistan di Msf Guilhem Molinie ha ricordato che «tutte le parti nel conflitto, a Kabul e a Washington, erano state chiaramente informate della precisa localizzazione con coordinate Gps delle strutture». Ma forse era proprio l’ospedale, l’obiettivo da colpire? Al momento del raid aereo lì dentro c’erano 105 pazienti e 80 membri dello staff di Msf. Dopo le bombe, l’incendio: alcune delle vittime sarebbero morte per le bruciature. Msf è una della più grandi Ong specializzate in soccorso medico umanitario, con 36.000 volontari in 60 paesi. Immediata la solidarietà di altre ong tra cui Emergency.
NIENTE SCUSE: “C’ERANO TERRORISTI”
La conferma della tragedia arriva dallo stesso comando della Nato: «Il centro traumatologico di Msf a Kunduz è stato colpito ripetutamente durante un intenso bombardamento ». L’ambasciata americana a Kabul dichiara: «Siamo in lutto, Msf fa un lavoro eroico ». Da Washington il segretario alla Difesa Ashton Carter annuncia l’apertura di un’indagine ma per ora niente scuse. L’Onu parla di «azione imperdonabile, potenzialmente criminale». È il governo afgano a giustificare il raid, con il portavoce del ministero dell’Interno Siddiq Siddiqi: «Là in quell’ospedale si nascondevano 10 o 15 terroristi». Il capo della polizia a Kunduz rincara: «Sparavano proprio da lì». La tesi viene ripresa dagli americani, col portavoce militare in Afghanistan Brian Tribus: «L’attacco aereo era diretto contro individui che minacciavano la coalizione Nato. Potrebbe avere provocato danni collaterali a una struttura medica vicina». La versione americana, a differenza di quella afgana, non cita la presenza di guerriglieri talebani dentro l’ospedale di Msf. Dettaglio importante perché lascia aperta la giustificazione di un “errore”, diversa dall’attacco deliberato contro un ospedale.
PERCHÉ KUNDUZ
Questa città dell’Afghanistan settentrionale è ricaduta di recente nelle mani dei tale- bani. È in atto una battaglia furiosa per riportarla sotto il controllo del governo di Kabul. Kunduz è diventata un simbolo e il segnale di un rovescio dalle implicazioni più vaste: era dall’inizio dell’offensiva Nato nel 2001 che i talebani non riprendevano una città di quelle dimensioni. Una disfatta Nato che coinvolge la Germania: la sua Bundeswehr ebbe il controllo di Kunduz dal 2003 al 2013. A riprova di quanto gli americani siano preoccupati, è la prima volta che la U.S. Air Force ricomincia ad avere un ruolo di primo piano in questo teatro di guerra, da quando Obama aveva operato il ritiro quasi totale delle sue truppe. E pochi giorni fa un C-130 della U.S. Air Force si è schiantato a Jalalabad: 11 morti.
“VITTIME COLLATERALI”
In passato i raid della Nato che colpirono feste di nozze o bambini che raccoglievano legna, furono causa d’indignazione e di tensioni gravi tra Washington e i governanti afgani alleati degli Usa. Le stragi di civili, “vittime collaterali”, hanno contribuito al risentimento della popolazione contro la coalizione occidentale. In questo caso, in base alle prime ricostruzioni potrebbe essere proprio una fonte d’ intelligence afgana ad avere guidato i bombardamenti verso l’ospedale Msf. Gli americani ricordano che un’indagine dell’Onu attribuisce a loro solo l’1% delle vittime civili in Afghanistan contro il 70% per i talebani. La stessa Onu stima che siano morti più di 19.000 civili in Afghanistan, da quando ha cominciato a raccogliere questi dati.
OBAMA IN DIFFICOLTÀ
Avendo quasi ultimato il proprio piano di ritiro, la Nato ha pur sempre 13.000 militari in Afghanistan di cui 10.000 americani. Per Obama il ritiro delle sue truppe da Iraq e Afghanistan è una delle promesse più importanti e vincolanti: vuole passare alla storia come il presidente che ha chiuso le guerre iniziate da George W. Bush. Ma in America il suo bilancio è criticato da più parti, visto che Iraq e Afghanistan stanno in parte tornando “ in mano al nemico”: l’Is ha conquistato il controllo di alcune aree in Iraq oltre che nella vicina Siria; i talebani avanzano in Afghanistan. A questo si aggiunge la novità dell’intervento russo in Siria a sostegno di Assad. Il repubblicano John McCain è il caustico: «Ecco cosa accade quando il nostro presidente esercita la sua leadership stando in retroguardia ». Anche Hillary Clinton prende le distanze dal suo presidente: l’ex segretario di Stato vuole «un’azione più incisiva in Siria, con l’imposizione di una no-fly zone e di corridoi umanitari per proteggere i profughi».

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