Laboratorio Roma per un Pd renziano sempre più a destra

La fallita mediazione fra Pd e Marino dà corpo a una strategia che coinvolge l’intero quadro politico nazionale

Andrea Colombo, il manifesto redazione • 30/10/2015 • Copertina, Politica & Istituzioni • 796 Viste

Elezioni 2016. La fallita mediazione fra Pd e Marino dà corpo a una strategia che coinvolge l’intero quadro politico nazionale. In caso di successo si prefigurerebbe una nuova e molto diversa alleanza con la quale presentarsi agli elettori in primavera

La capi­tale morale sarà pure Milano, ma è a Roma che si sta già gio­cando, e tanto più si gio­cherà nei pros­simi mesi, una par­tita la cui valenza va molto oltre le pur non tra­scu­ra­bili mura capi­to­line. Alla fine dell’incontro di mar­tedì notte tra Mat­teo Orfini e Igna­zio Marino, la dele­ga­zione del Naza­reno aveva ben chiaro in mente cosa sarebbe suc­cesso oggi, e la brutta noti­zia non ha tar­dato a rim­bal­zare oltreo­ceano. Al pre­mier, nella notte, il qua­dro è stato imme­dia­ta­mente chiaro: se da un lato è a que­sto punto fon­da­men­tale otte­nere la caduta della giunta Marino, dall’altro quella caduta non può essere pro­vo­cata da una tor­bida siner­gia tra il Pd, Forza Ita­lia e il Movi­mento 5 Stelle.

Fosse solo una que­stione di arit­me­tica, il tetto di con­si­glieri dimis­sio­nari neces­sa­rio per chiu­dere i gio­chi col riot­toso sin­daco ver­rebbe facil­mente supe­rato, e se non si trat­tasse di Roma si potrebbe pro­ce­dere senza indugi. Ma nella Capi­tale non si può, per­ché appunto la par­tita che si gioca intorno al Cam­pi­do­glio ha una imme­diata rica­duta nazio­nale e il prezzo dell’alleanza spu­ria sarebbe salato in tutte le città chia­mate al voto in pri­ma­vera. Le dimis­sioni dei con­si­glieri della destra o delle cin­que stelle pos­sono essere tutt’alpiù aggiun­tive, non determinanti.

Così, già subito dopo l’incontro fal­lito, aspet­tando il passo già certo di Marino, ha preso corpo una stra­te­gia che, se coro­nata da suc­cesso, coin­vol­ge­rebbe ine­vi­ta­bil­mente l’intero qua­dro poli­tico nazio­nale. I ragazzi del Naza­reno si sono messi in cac­cia dei voti neces­sari a sgam­bet­tare il recal­ci­trante senza soc­corsi azzurri o pen­ta­stel­lati. Ma lo fanno sapendo per­fet­ta­mente che, in caso di suc­cesso, si pre­fi­gu­re­rebbe una nuova e molto diversa alleanza con la quale pre­sen­tarsi agli elet­tori in pri­ma­vera: Lista Mar­chini e Ncd, più qual­che voto della Lista Marino stessa, spia­nando così la strada per una can­di­da­tura Mar­chini, sulla quale ragio­nano del resto anche a palazzo Gra­zioli. Sarebbe il segno di un defi­ni­tivo e aperto pas­sag­gio del Pd dall’area di cen­tro, nella quale Mat­teo Renzi lo ha già sal­da­mente col­lo­cato, a quella di cen­tro­de­stra. Trat­tan­dosi di Roma, sarebbe impos­si­bile con­trab­ban­dare il modello come casuale e cir­co­scritto a una «realtà locale». In buona misura, la natura del futuro Pd dipende da quel che suc­ce­derà nelle pros­sime ore a Roma e poi, a mag­gior ragione, dal responso degli elet­tori quando saranno chia­mati a dire la loro. Se la stra­te­gia alle­stita nella notte da un Pd nono­stante tutto spiaz­zato da Marino non fun­zio­nerà, per­ché rag­gra­nel­lare 25 voti senza le oppo­si­zioni è tutt’altro che facile, la par­tita pro­se­guirà al buio e la per­dita di Roma alle ele­zioni è già messa nel conto.

Tra i difetti di Mat­teo Renzi non figura l’ingenuità. Sa bene che la mossa di Marino pre­lude molto pro­ba­bil­mente alla pre­sen­ta­zione di una sua lista civica che segne­rebbe la sorte del Pd nelle urne. Il pre­mier ha deciso di andare avanti comun­que, con­vinto che anche senza la lista Marino la scon­fitta a Roma sarebbe se non certa, molto pro­ba­bile. Anche in quel caso, però, il test romano inci­derà a fondo sulla poli­tica nazio­nale. Renzi veri­fi­cherà da quale nemico debba mag­gior­mente guar­darsi nelle ele­zioni poli­ti­che. Se sarà il cen­tro­de­stra, la cui forza è tutta nella coa­li­zione, il pre­mier si terrà ben stretto l’Italicum così come è, ma se invece sarà il Movi­mento di Grillo, che punta invece sulla lista, le cose potreb­bero cam­biare e Renzi potrebbe sce­gliere di ria­prire le porte al pre­mio di coa­li­zione. Pronto a ripe­tere su scala nazio­nale quello che sta ten­tando in que­ste ore a Roma: un car­tello di cen­tro­de­stra con il suo Pd come perno.

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