Legge di sta­bi­lità. Oggi il varo con pesanti tagli alla sanità-

Regioni preoccupate per i tagli alla sanità mentre si cancellano Imu e Tasi alle case di pregio. «A rischio i livelli essenziali e le vaccinazioni». Per i pensionati, rinviata la flessibilità, si pensa a un lavoro part time

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 15/10/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 1440 Viste

Una mano­vra molto ingiu­sta, di stampo ber­lu­sco­niano, quella che si pre­para a varare oggi il governo Renzi: da un lato infatti taglia la tassa sulla prima casa anche ai ric­chi, dall’altro mette a rischio i livelli essen­ziali di una già mar­to­ria­tis­sima sanità. A danno delle fasce sociali più deboli, va da sé: il ricco con la casa in Piazza di Spa­gna non sosterrà più l’operazione al cuore per la pen­sio­nata al minimo. L’allarme è stato lan­ciato dagli asses­sori al Bilan­cio delle Regioni e dai pre­si­dendi delle Com­mis­sioni Sanità del Senato e Affari sociali della Camera.

«Se il Fondo sani­ta­rio per il 2016 resta a 111 miliardi, come annun­ciato dal pre­mier Renzi, non ci sono mate­rial­mente i soldi per l’aggiornamento dei Livelli essen­ziali di assi­stenza Lea e per il Piano nazio­nale vac­cini e si farà fatica anche rispetto al rin­novo dei con­tratti», ha dichia­rato il coor­di­na­tore degli asses­sori al Bilan­cio, Mas­simo Gara­va­glia. «Grande pre­oc­cu­pa­zione per la sanità nella legge di sta­bi­lità, per la soste­ni­bi­lità del sistema sani­ta­rio e per l’applicazione dei nuovi Lea», espri­mono i pre­si­denti della Com­mis­sione Sanità del Senato, Emi­lia Gra­zia De Biasi, e della Com­mis­sione Affari sociali della Camera, Mario Marazziti.

Una pre­oc­cu­pa­zione, quella per la sanità, con­di­visa ancora fino a ieri dai pre­si­denti di Regione e dai loro asses­sori alla Sanità, che hanno chie­sto «di stan­ziare almeno altri due miliardi di euro rispetto ai 111 annunciati».

Ma la legge di Sta­bi­lità, come è noto, non si esau­ri­sce qui: verrà pre­sen­tata nel det­ta­glio oggi in con­fe­renza stampa dallo stesso pre­mier, e con­terrà novità sul taglio dell’Ires (pare si fac­cia in due tempi), forse sulle pen­sioni (all’uscita fles­si­bile si sosti­tui­rebbe il lavoro part time per gli over 63, che però — stando agli ele­menti per ora dispo­ni­bili, con­ser­ve­reb­bero inte­gro l’assegno a cui hanno diritto una volta usciti).

Dovrebbe essere deciso anche il pas­sag­gio del canone Rai nella bol­letta elet­trica: scen­de­rebbe a 100 euro (con­tro gli attuali 113) e potrebbe por­tare in dota­zione un “teso­retto” di ben 500 milioni di euro, frutto della ridu­zione dell’evasione dall’attuale 27% a un «fisio­lo­gico» 5%. Peral­tro non è affatto detto che que­sta somma verrà rein­ve­stita nella stessa Rai. Sarà legato alla casa di resi­denza, e a una seconda casa solo se que­sta è inte­stata a un coniuge: se si deci­derà di non pagarlo la luce non potrà essere staccata.

E poi, il “rega­lino” agli eva­sori fiscali: l’innalzamento della soglia di con­tante auto­riz­zato per un sin­golo paga­mento dagli attuali 1000 euro fino a 3 mila.

La pro­po­sta sui pen­sio­nati parti time, in par­ti­co­lare, sarebbe tran­si­to­ria, in attesa comun­que di una riforma più gene­rale (Renzi negli ultimi giorni ha detto più volte che il nodo “fles­si­bi­lità” è riman­dato al 2016). L’intervento ipo­tiz­zato per­mette al lavo­ra­tore, sulla base di accordi indi­vi­duali, di optare per il lavoro part time al 60%-40%, con il datore di lavoro che versa in busta paga i con­tri­buti netti che avrebbe ver­sato all’Inps. Il lavo­ra­tore avrà i con­tri­buti figu­ra­tivi e quando uscirà del tutto non vedrà intac­cata la sua pen­sione. Si pensa anche di accop­piare que­sta misura a sgravi per le imprese che nel frat­tempo assu­mano, con accordi di soli­da­rietà espansiva.

D’altronde, gli sgravi asso­ciati alle tutele cre­scenti dovreb­bero dimi­nuire l’anno pros­simo: ver­reb­bero dimez­zati da 8 mila a 4 mila euro. Per quanto riguarda gli eso­dati, il governo ha fatto tra­pe­lare che ver­rebbe garan­tita una set­tima sal­va­guar­dia, per circa 25–26 mila per­sone: il pre­si­dente della Com­mis­sione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, ha riba­dito ieri che si può attin­gere ai fondi messi da parte negli anni pas­sati, pari a 1,3 miliardi di euro. Inol­tre, dovrebbe essere assi­cu­rata la cosid­detta «opzione donna» fino a fine anno, con­clu­sione natu­rale della spe­ri­men­ta­zione voluta ai tempi di Maroni.

La mano­vra comun­que ieri è stata sotto lima­tura fino a tarda sera, a opera del pre­mier e del mini­stro Pier Carlo Padoan: il tito­lare dell’Economia, nel pome­rig­gio, si era recato al Qui­ri­nale per illu­strarla al Pre­si­dente della Repub­blica Ser­gio Mattarella.

Si è saputo in par­ti­co­lare che la spen­ding review darà meno di quanto ini­zial­mente atteso (otti­mi­sti­ca­mente fino a qual­che giorno fa si diceva addi­rit­tura 10 miliardi): mas­simo 4–5 miliardi di euro, quindi si dovrà fare molto affi­da­mento sulla fles­si­bi­lità con­cessa dalla Ue. Per gli sgravi Ires alle imprese, ad esem­pio, si attende di sapere se verrà con­cesso l’ulteriore mar­gine di fles­si­bi­lità richie­sto per l’emergenza immi­grati (che quindi ver­rebbe almeno in parte usato per altro).

Sulla soglia di uso del con­tante, hanno par­lato a favore le asso­cia­zioni di impresa: da Con­fin­du­stria a Con­far­ti­gia­nato e Cgia, men­tre un no netto è venuto da Cgil, Cisl e Uil, e da asso­cia­zioni di con­su­ma­tori come Adi­con­sum. Dubbi anche all’interno dello stesso Pd, dopo quelli espressi da Pier­luigi Ber­sani: ieri si sono espressi anche diversi sena­tori e depu­tati di Rete­dem. La pre­si­dente Rosy Bindi ha annun­ciato una valu­ta­zione della Com­mis­sione par­la­men­tare Antimafia.

Infine, per tor­nare alla nota dolente del taglio delle tasse ai ric­chi, alcuni dati dif­fusi ieri dalla Uil: l’eliminazione di Imu e Tasi sugli immo­bili di lusso por­te­rebbe i pro­prie­tari a un rispar­mio medio di 2.778 euro l’anno, con­tro un rispar­mio medio di 180 euro (230 euro nelle città capo­luogo) della Tasi sulle altre abi­ta­zioni adi­bite a prime case (quelle del cit­ta­dino medio, per capirci). A Milano per una casa signo­rile il rispar­mio può arri­vare a 5.574 euro; a Vene­zia a 5.545 euro; a Roma a 5.238 euro; 2.073 a Palermo.

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