L’Unhcr: «Bambini trattati peggio che nelle carceri»

Repubblica Ceca. Rapporto sulle condizioni dei migranti

Jakub Hornacek, il manifesto redazione • 24/10/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Studi, Rapporti & Statistiche • 738 Viste

I cen­tri di deten­zione della repub­blica Ceca per i migranti tro­vati senza docu­menti validi sul ter­ri­to­rio ceco con­ti­nuano a essere sotto cri­tica da parte degli atti­vi­sti e del Difen­sore dei diritti civici Anna Saba­tova. Nuo­va­mente le cri­ti­che arri­vano anche dalle Nazioni unite e in par­ti­co­lare è stato l’Alto com­mis­sa­rio per i diritti umani, il gior­dano Zeid Ra’ad Zeid al-Hussein. «Secondo fonti auto­re­voli, la vio­la­zione dei diritti umani dei migranti da parte delle auto­rità ceche non è casuale né occa­sio­nale ma siste­ma­tica – ha sot­to­li­neato l’Alto com­mis­sa­rio – allo scopo di dis­sua­dere i migranti e i rifu­giati dall’entrata nel Paese, o dal restare sul ter­ri­to­rio nazio­nale». L’Alto com­mis­sa­rio ha anche espresso forti dubbi sulla prassi di rin­chiu­dere nei campi di deten­zione pra­ti­ca­mente tutti i migranti sans papiers tro­vati sul suolo ceco.
Ven­gono così con­fer­mate le cri­ti­che espresse da mesi dagli atti­vi­sti a favore dei diritti dei migranti. La legi­sla­zione ceca non com­prende finora una casi­stica per sta­bi­lire se con­se­gnare un migrante sans-papiers alla strut­tura o meno. «Le deten­zioni nei Cen­tri sono secondo me ille­gali e tutto potrebbe essere risolto con una sem­plice ingiun­zione a lasciare il ter­ri­to­rio nazio­nale per chi non vuole chie­dere l’asilo in Repub­blica Ceca», riba­di­sce Mar­tin Rozu­mek, diret­tore del Con­tro per il soc­corso dei migranti.
Oltre la fon­da­men­tale que­stione di lega­lità, le con­di­zioni nei campi lasciano molto a desi­de­rare. In primo luogo ai migranti non viene for­nito nep­pure il minimo sup­porto legale per capire la loro situa­zione. «Non capi­scono i motivi della loro deten­zione, la pos­si­bile durata o le inten­zioni della poli­zia e non sanno verso quale Paese potreb­bero essere espulsi. E soprat­tutto igno­rano se si pos­sono difen­dere da tutto ciò», sot­to­li­nea l’avvocato Jan Pro­cha­zka, che visita perio­di­ca­mente i campi.
La mag­gior parte delle cri­ti­che rispetto alle con­di­zione di deten­zione è stata rias­sunta in un recente rap­porto scritto dal Difen­soro civico dei diritti Anna Saba­tova dopo nume­rose visite nei campi. «Le con­di­zioni dei bam­bini dete­nuti sono ogget­ti­va­mente peg­giori che nelle car­ceri». La situa­zione riguarda il più grande Cen­tro ceco, quello di Bela-Jezova, dove ven­gono spesso dete­nuti le fami­glie con i bam­bini.
Le con­di­zioni di deten­zione descritte dal rap­porto cor­ri­spon­dono coni rac­conti fatti dagli stessi migranti. Una pra­tica comune è quella dell’appello, per cui i migranti e i loro figli ven­gono sve­gliati nel cuore della notte dai dipen­denti della secu­rity interna o della celere per essere con­tati. Tra le man­canze segna­late, anche la scar­sità di cibo, di vestia­rio, di igiene e di momenti di svago per i bam­bini. «Nelle pri­gioni ceche ognuno ha diritto alle ore d’aria, ai pasti caldi, a una sedia, un arma­dio e all’accesso diretto alla toi­lette — sot­to­li­nea nuo­va­mente il rap­porto — Si tratta quindi di più di quanto riceva la mag­gior parte dei dete­nuti a Bela – Jezova».
E per una beffa della sorte, ai migranti tocca pure pagare per il sog­giorno obbli­gato nel campo di deten­zione, che media­mente dura una qua­ran­tina di giorni. Alle tariffe attuali una fami­glia di quat­tro per­sone spende per un sog­giorno di un mese circa 29 mila corone ceche (1.100 euro) trat­te­nen­doli su beni e mezzi finan­ziari che gli sono stati sque­strati, che all’uscita dal campo rice­vono una paghetta di 400 corone (15 euro) insuf­fi­cienti anche a com­prare il biglietto del treno per lasciare la Repub­blica Ceca. Molti migranti devono quindi ricor­rere all’aiuto finan­zia­rio dei volon­tari, che si stanno orga­niz­zando da set­ti­mane nei prin­ci­pali snodi fer­ro­viari cechi, soprat­tutto a Praga.
Anche la poli­zia piange
Il rap­porto, come anche le cri­ti­che dell’Onu, non è stato accolto posi­ti­va­mente dai prin­ci­pali respon­sa­bili poli­tici. A rifiu­tare le pole­mi­che, ma con un certo garbo isti­tu­zio­nale, è stato il mini­stro degli Interni Milan Cho­va­nec, respon­sa­bile della gestione dei campi. Secondo il mini­stro alcune man­canze sono dovute al forte flusso dei migranti negli ultimi mesi. Tut­ta­via l’ufficio del Difen­sore civico segnala le man­canze fin da feb­braio di quest’anno, quando i campi con­ta­vano una popo­la­zione ancora con­te­nuta.
Il flusso ecce­zio­nale si è tut­ta­via veri­fi­cato solo in alcune set­ti­mane di set­tem­bre, quando una parte dei migranti entrati nello spa­zio Schen­gen dall’Ungheria per arri­vare a Ber­lino scelse il col­le­ga­mento fer­ro­via­rio che passa anche per il ter­ri­to­rio ceco. Rispe­dite com­ple­ta­mente al mit­tente invece le cri­ti­che sulla situa­zione dei minori: secondo il mini­stro Cho­va­nec i prin­ci­pali respon­sa­bili della loro con­di­zioni sono i geni­tori, che hanno deciso di por­tarsi die­tro i pro­pri figli in una fuga dalla guerra e dalla mise­ria.
Intanto anche la poli­zia ceca si è fatta sen­tire sulle con­di­zioni dei campi con una let­tera ano­nima inviata a uno dei più rea­zio­nari sin­da­cati di poli­zia, l’Unione delle forze di sicu­rezza. Nella let­tera si lamen­tano alcune dif­fi­coltà logi­sti­che per i poli­ziotti impie­gati in com­piti di sor­ve­glianza del peri­me­tro di un campo della Boe­mia cen­trale.
Per l’anonimo scri­vente ai sor­ve­glianti non erano stati distri­buiti pasti caldi, le brande per ripo­sare erano insuf­fi­cienti e le stanze poco riscal­date, men­tre i migranti pote­vano godersi un ambiente da albergo a tre stelle.
Le lamen­tele dell’anonimo poli­ziotto non sono state accolte bene­vol­mente da tutti i suoi col­le­ghi. «Ci fa pas­sare per dei pia­gnu­co­loni», ha rea­gito un altro poli­ziotto di stanza a Praga. D’altronde un certo grado di viri­lità del corpo di poli­zia va con­ser­vato anche nella difesa dei con­fini dalle inva­sioni imma­gi­na­rie di migranti africani.

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