Marino, svolta in piazza “Da voi forza di resistere voglio tutto come il Che”

Duemila al sit in per chiedergli di ritirare le dimissioni “Non vi deluderò”. Tra i sostenitori anche pezzi di Pd

GIOVANNA VITALE, la Repubblica redazione • 26/10/2015 • Copertina, Politica & Istituzioni • 588 Viste

ROMA . C’è pure un marziano in tuta d’argento e antenne luminose sulla piazza del Campidoglio che a mezzogiorno comincia a riempirsi. La controfigura dell’ “extraterrestre” che, dentro Palazzo Senatorio, si gode la scena e medita la riscossa. «Vengo da Ostium, un altro pianeta, mi hanno detto che qui c’è un altro alieno e sono venuto ad aiutarlo», sorride Pietro da Ostia, incarnando lo spirito degli autoconvocati che restituisce forza a Ignazio Marino e fa tremare il Pd. «Lui è l’unico che ha avuto il coraggio di fare pulizia, se va via tornano quelli di prima, il malaffare, la mafia», gli fa eco Anna Sergio, fan dagli esordi. «Non deve mollare, i cittadini sono con lui». Lo slogan preferito dai duemila (tremila per gli organizzatori) che all’unisono urlano: «Ignazio resisti». Fra loro, anche la sorella Marina: «Non si dimetterà, vedrete». E Guido Maria Filippi, l’amico della Cattolica: «È un chirurgo abituato a ore di sala operatoria, quando è sotto stress diventa più lucido, ma questo il Pd non l’ha capito».
Duemila persone che esplodono in un «noooooo» liberatorio quando al megafono qualcuno chiede: «Ma si può cacciare un sindaco solo perché sta antipatico al premier?». Gente che si è portata i cartelli da casa, «fatti a spese nostre». Che indossa le fasce tricolori perché «oggi siamo tutti Marino». Che canta
Bella ciao ,
l’inno della Resistenza, intona cori contro Renzi («Mostraci gli scontrini») attacca il Vaticano («Bergoglio, come sindaco di Roma non ti voglio»). Gente decisa a stoppare «i ladri di democrazia che vogliono sovvertire il voto popolare». A scavare una trincea: «Noi con Marino, voi col padrino».
Ad avvertire il Pd: «E adesso dimetteteci tutti». Mescolati a tanti militanti e segretari di circolo accorsi con le bandiere, contro il volere del partito. Come l’assessore Estella Marino e la renzianissima Cristiana Alicata, membro della direzione nazionale.
Un’ora di furore organizzato prima dell’apparizione. «È lui, è lui» lo acclama la folla, mentre all’una in punto ”Ignazio” scende e impugna il microfono. «Questa piazza straordinaria mi dà il coraggio e la determinazione per andare avanti», scandisce accolto da un boato. «State scrivendo una pagina importante della democrazia, che più di tante parole sigla l’unione tra i romani e il suo sindaco». È carico, Marino, quando rivendica di aver sradicato «il cancro di parentopoli», di aver «portato le decisioni dai salotti buoni all’aria aperta, scelto sulla base del merito e non degli amici degli amici o delle tessere di partito». Per poi ammettere, evangelico: «Abbiamo anche fatto degli errori e io me ne assumo la responsabilità. Ma non abbiamo il dono dell’infallibilità, chi ce l’ha?». Ribadisce: «Ci siamo fatti dei nemici», ecco perché «qualcuno vorrebbe fermare questo percorso». Ma siccome «voi mi chiedete di ripensarci, io ci penso e non vi deluderò».
Perciò «dobbiamo chiedere agli eletti un confronto in aula». Perché, diceva Che Guevara, «noi siamo realisti e vogliamo l’impossibile».
Osanna. Il bagno di folla è finito. Ma lui no. Lui c’è. Il Pd, chissà.

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