Muro a Gerusalemme per fermare gli attacchi “Ma sarà temporaneo”

Isolata a est la zona da dove partono i lupi solitari Ucciso un altro israeliano. L’Is: “Colpite gli ebrei”

FABIO SCUTO, la Repubblica redazione • 19/10/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Guerre, Armi & Terrorismi • 798 Viste

GERUSALEMME . “Blocco di polizia temporaneo” recita la scritta con la vernice sugli alti blocchi di cemento che da ieri mattina separano il quartiere arabo di Jabal Mukaber da quello ebraico di Armon Hanatziv. Le lastre di cemento servono ad evitare il lancio di pietre e molotov verso la zona ebraica, dice la portavoce della polizia, «sono temporanee e rimovibili quando la situazione sarà più calma». Queste strade sono state teatro di 3 attentati in 4 giorni. E’ da Jabal Mukaber che sono venuti almeno 6 dei “lupi solitari” palestinesi che hanno colpito in queste settimane. Ingresso e uscita da questo termitaio – dove non c’è luce per le strade e i rifiuti non vengono raccolti – sono già strettamente sorvegliati da check-point da diversi giorni così come gli altri quartieri arabi della Città Santa. Isolare la parte Est è un’immagine che fa svanire l’idea di una Gerusalemme unificata. La “linea di demarcazione” virtuale si estende per circa 12 chilometri, dal quartiere di Beit Hanina nel nord, costeggia i bordi della Città Vecchia e arriva a Jabal Mukaber nel sud. Ieri nella Città Santa è stata una giornata relativamente tranquilla, ma nel sud, a Beersheva, 2 terroristi palestinesi hanno colpito. I due hanno agito in punti diversi della zona, prima con i coltelli e poi con una pistola. C’è stato un morto israeliano e 6 feriti, 4 sono agenti intervenuti per bloccare i 2 assalitori. Uno di loro è morto, l’altro è ferito. Mentre sul web l’Is ha lanciato un video rivolto ai “Mujaheddin di Gerusalemme”, che «eolgia gli attacchi» e invita a «decapitare ebrei». Ieri c’è stata anche guerriglia a Hebron fra coloni e palestinesi, scontri con l’esercito israeliano a Betlemme, Qalandia e Tulkarem. Le violenze non sembrano scemare: la diplomazia stenta a trovare il bandolo da cui far ripartire il dialogo. Ieri mattina il premier Netanyahu ha respinto la proposta francese all’Onu di istituire un gruppo di osservatori internazionali nei luoghi sacri di Gerusalemme, al centro di quest’ondata di violenze. Occhi puntati allora all’incontro che mercoledì Netanyahu avrà con il capo della diplomazia Usa John Kerry a Berlino. Nei giorni successivi Kerry vedrà anche il presidente Abu Mazen ad Amman.

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