Netanyahu all’attacco: «Abu Mazen e i palestinesi sono bugiardi»

by redazione | 16 Ottobre 2015 9:39

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Intifada di Gerusalemme. Il premier ha subito sfruttato a suo vantaggio l’errore fatto due giorni fa da Abu Mazen che aveva accusato Israele di avere giustiziato un ragazzino palestinese che invece è vivo. Sullo sfondo la chiusura e le pesanti misure punitive per tutti gli abitanti di Gerusalemme Est. Oggi “Giornata di collera” proclamata da Hamas

GERUSALEMME. Abu Mazen man­derà a casa quelle brac­cia rubate all’agricoltura che due sere fa gli hanno pas­sato un nome per un altro e l’hanno espo­sto alle accuse duris­sime di Israele? Il licen­zia­mento imme­diato, pro­po­ne­vano ieri tanti pale­sti­nesi, deve essere la puni­zione minima per que­sto sve­glio fun­zio­na­rio dell’Olp, o forse dell’Autorità nazio­nale pale­sti­nese, che mer­co­ledì sera ha spinto Abu Mazen, in diretta tele­vi­siva, ad accu­sare Israele e le sue forze di sicu­rezza di aver giu­sti­ziato il 13enne pale­sti­nese Ahmad Man­sara, respon­sa­bile assieme al cugino dell’accoltellamento di un coe­ta­neo israe­liano nella colo­nia di Pisgat Zeev. Ahmad Man­sara invece è stato ferito e non ucciso ed è ora rico­ve­rato in un ospe­dale israe­liano. Il governo e i media di Israele ieri hanno dif­fuso per tutto il giorno foto e fil­mati di que­sto ragaz­zino pale­sti­nese nutrito e curato da medici e infer­mieri israe­liani. Il danno di imma­gine per que­sto “errore” è enorme. Non solo per Abu Mazen, pas­sato ieri come un “bugiardo”. Ma per tutti i pale­sti­nesi che nei giorni scorsi ave­vano denun­ciato con forza le “ese­cu­zioni som­ma­rie” di alcuni dei respon­sa­bili degli accol­tel­la­menti avve­nuti a Geru­sa­lemme e in altre città da parte delle forze di poli­zia e di cit­ta­dini israe­liani armati. A comin­ciare dal caso di Fadi Alloun a Gerusalemme.

È stato un invito a nozze per Benya­min Neta­nyahu che da set­ti­mane ripete che i pale­sti­nesi rac­con­tano «bugie» su Geru­sa­lemme, la Spia­nata delle Moschee, le cause dell’Intifada. Il pre­mier israe­liano ieri ha con­vo­cato una con­fe­renza con la stampa estera. «Abu Mazen mente e con­ti­nua ad inci­tare: il ragaz­zino non è morto, è vivo e non è inno­cente, ha cer­cato di ucci­dere. I pale­sti­nesi si rifiu­tano di dire la verità». Ha affer­mato che Israele si trova costretto «a difen­dersi da due grandi men­zo­gne… addi­rit­tura fan­ta­sti­che» ossia che inten­de­rebbe «distrug­gere le moschee nella Spia­nata di Geru­sa­lemme» e che com­pia «eli­mi­na­zioni di pale­sti­nesi inno­centi». «Ma come si com­por­te­rebbe la poli­zia di New York — ha chie­sto reto­ri­ca­mente — se là la gente fosse uccisa per strada con pugnali e asce?». In rife­ri­mento indi­retto alle (blande) cri­ti­che giunte dagli Usa, in par­ti­co­lare dal Segre­ta­rio di stato John Kerry che sta per tor­nare in Medio Oriente per ten­tare di avviare nuovi col­lo­qui israelo-palestinesi, Neta­nyahu ha detto di aspet­tarsi che «i nostri amici non costrui­scano false sim­me­trie tra i cit­ta­dini israe­liani e quelli che li accol­tel­lano a morte». Infine il colpo da mae­stro davanti ai cor­ri­spon­denti di mezzo mondo: «Sono aperto a un incon­tro con Abu Mazen e con i lea­der arabi – ha pro­cla­mato il primo mini­stro israe­liano — Penso che poten­zial­mente sia utile per­chè può fer­mare l’ondata di isti­ga­zione», ma, ha aggiunto, «è lui (Abu Mazen) che non vuole incontrarmi».

Gra­zie alla “accu­ra­tezza” del lavoro dei diri­genti dell’Olp e dell’Anp che assi­stono Abu Mazen, la gior­nata di ieri è ruo­tata intorno al “bugiardo” pre­si­dente pale­sti­nese e ad Ahmad Man­sara «nutrito e assi­stito in un ospe­dale israe­liano». Ore in cui 300 mila pale­sti­nesi di Geru­sa­lemme Est face­vano i conti con i bloc­chi stra­dali e le altre misure puni­tive annun­ciate due giorni fa dal governo Neta­nyahu. Ieri è stato un deli­rio nei quar­tieri arabi “blin­dati” da doz­zine di posti di blocco della poli­zia men­tre le guar­die di fron­tiera, schie­rate ovun­que, effet­tua­vano con­trolli e per­qui­si­zioni di gio­vani. E meno ancora si è par­lato dei coloni israe­liani che non hanno certo inter­rotto le loro inti­mi­da­zioni nei con­fronti degli abi­tanti dei vil­laggi pale­sti­nesi in Cisgior­da­nia. E per niente di quanto accade nella città vec­chia dove i coloni di Ata­ret Coha­nim hanno occu­pato ormai in modo per­ma­mente un pezzo della strada che dalla Porta di Dama­sco arriva al Muro del Pianto, nel punto dove furono accol­tel­lati e uccisi a col­tel­late due israe­liani a ini­zio mese. Si è par­lato molto invece della cac­cia nelle strade di Tel Aviv, a due pale­sti­nesi di Geru­sa­lemme est “sospetti ter­ro­ri­sti”. Strade chiuse, inse­gui­menti, eli­cot­teri, decine di mezzi impe­gnati nelle ricer­che. Poi, una volta presi, i due pale­sti­nesi sono risul­tati estra­nei all’organizzazione di qual­siasi attentato.

Il movi­mento isla­mico Hamas ha pro­cla­mato per oggi una “Gior­nata della col­lera”. Israele ha schie­rato migliaia di uomini a Geru­sa­lemme Est e nella città vecchia.

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